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Sesta edizione

Torna Pasturs, il progetto per scoprire gli alpeggi e tutelare la biodiversità alpina

Da giugno ad agosto si cercano 60 volontari che si trasferiscano in dieci alpeggi per affiancare gli allevatori nella protezione del bestiame sulle Orobie e assicurando la convivenza con i grandi predatori

Torna Pasturs, il progetto per scoprire gli alpeggi e tutelare la biodiversità alpina
Pensare positivo 22 Aprile 2021 ore 15:33

Desiderate entrare nuovamente in contatto con la natura dopo un anno trascorso dietro lo schermo di un computer in smartworking? Coltivate il sogno di affiancare nel loro lavoro gli allevatori negli alpeggi di montagna, dando il proprio contributo a tutela della biodiversità alpina? Il progetto Pasturs, arrivato alla sua sesta edizione, è quello che fa per voi.

Da giugno ad agosto potreste far parte di un gruppo di 60 volontari che, dopo un periodo di selezione e formazione, si trasferiranno in dieci alpeggi per affiancare gli allevatori nelle loro attività quotidiane di gestione e protezione del bestiame sulle Orobie bergamasche, assicurando la convivenza con i grandi predatori quali orsi e lupi. Le due specie transitano sulle Orobie da una decina di anni e, ormai, sono una presenza costante sul territorio, costituendo una componente preziosa per la nostra storia e cultura e per gli ecosistemi in cui sono presenti.

Su questo lavora da anni Soprattutto, secondo la cooperativa Eliante Onlus, che realizza il progetto Pasturs insieme a Coldiretti Bergamo, Parco delle Orobie Bergamasche e WWF, con la collaborazione di Regione Lombardia nell’ambito dei progetti Life “Natura che Vale” e Life EuroLargeCarnivores, è possibile un’efficace convivenza tra grandi predatori e attività umane.

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«L’obiettivo del progetto è di ridurre le difficoltà per le attività zootecniche locali derivanti dalle possibili incursioni dei grandi predatori promuovendo la coesistenza con l’uomo – spiega Mauro Belardi, presidente della cooperativa Eliante Onlus -. Un’attività che parte dall’ascolto dei soggetti interessati, i pastori principalmente, e propone soluzioni condivise e non calate dall’alto. Grazie a un approccio antropologico e legato alle scienze sociali lavoriamo tenendo conto delle culture locali e di come queste si pongono rispetto alla presenza dei predatori».

Il ruolo dei volontari

Protagonisti di Pasturs, oltre ai pastori delle Orobie, sono i giovani volontari maggiorenni che, adeguatamente formati, vivranno negli alpeggi, imparando a sorvegliare le greggi, a stare al fianco di cani da guardiania educati, oppure a realizzare di recinzioni elettrificate mobili.

«Ho un ricordo bellissimo di questa esperienza – racconta un volontario – Le giornate iniziavano al mattino presto, il recinto si trovava a un’ora di cammino dalla baita e vi andavamo due volte al giorno per far pascolare le pecore e controllarle. Ho anche assistito al parto gemellare di una pecora: non lo dimenticherà mai. È stato un modo coinvolgente e stimolante per conoscere il mondo della pastorizia da vicino, per andare oltre ciò che avevo appreso grazie ai libri di scuola e per confrontarmi con le difficoltà quotidiane di chi svolge questa professione».

Come candidarsi

I volontari saranno di supporto anche ai turisti, sensibilizzandoli a mantenere un comportamento corretto nei confronti delle attività dell’alpeggio e dell’ambiente. Il progetto Pasturs contribuisce, quindi, a uno sviluppo più sostenibile del sistema montagna, incentivando forme di marketing territoriale, con attività di eco-turismo o con lo sviluppo di prodotti quali formaggi e insaccati prodotti dai pastori stessi.

Fra i tanti alpeggi coinvolti nell’edizione 2021 ci sono Alpe Vodala, Alpe Fontana Mora, Alpe Neel, Alpe Manina, Alpe Fles, Alpe Zo, Alpe Grabiasca, Alpe Venano, Alpe Bellavalle. Per partecipare al progetto è necessario accedere al sito di progetto www.pasturs.org compilando il modulo di candidatura entro e non oltre domenica 9 maggio 2021.

«Pasturs mostra concretamente come sia possibile creare un circolo virtuoso che da una parte riduce il rischio di estinzione di specie protette – osserva Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat di Wwf Italia – dall’altra migliora la qualità del lavoro di chi, sulle Orobie, da decenni porta avanti la propria attività zootecnica, spesso con effetti benefici sulla stessa biodiversità».