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A Seriate l’addio a padre Roberto Fornoni, rimasto nel cuore di tutti al Cassinone

Si è spento all’improvviso venerdì 21 febbraio all’età di 63 anni, in Brasile. Era partito nel 1993, dopo nove anni nella parrocchia seriatese. Amaglio: «Era impossibile non volergli bene». Napoleoni: «Ha saputo farci stare insieme in un modo nuovo». Don Arduino: «Fedeli addolorati»

A Seriate l’addio a padre Roberto Fornoni, rimasto nel cuore di tutti al Cassinone
Seriate, 04 Marzo 2020 ore 10:30

di Federico Rota

«Era una persona brillante, sorridente, solare e umana». «Aveva un’innata capacità nell’ascoltare i bisogni della gente e aiutarla nella quotidianità. Ha saputo costruire ottimi rapporti con persone di ogni età». Sono solo alcuni aspetti del carattere di padre Roberto Fornoni, capaci di lasciare un segno nel cuore dei residenti della frazione del Cassinone. Padre Roberto, nativo di Ardesio, si è spento all’improvviso venerdì 21 febbraio all’età di 63 anni nella parrocchia di San Josè ad Assaì, nello stato di Paranà, in Brasile, che reggeva dal dicembre del 2016. Appartenente alla congregazione della Sacra Famiglia di Martinengo, nel 1993 era partito per il Brasile come missionario. Prima di volare alla volta dell’America Latina, però, aveva trascorso nove anni al Cassinone (a partire dall’ottobre del 1983), luogo in cui nonostante la distanza e lo scorrere del tempo il suo ricordo è rimasto vivo.

«È impossibile non volergli bene. L’ho conosciuto all’età di 7 anni ed è partito che ne avevo 16. Mi ha accompagnato durante tutto il percorso che ho vissuto in oratorio dalla prima comunione alla cresima – sottolinea Damiano Amaglio -. Al di là del rapporto di amicizia che mi lega a lui, padre Roberto ha saputo svolgere un ruolo di raccordo fondamentale tra i residenti e la parrocchia, pur essendo stato catapultato assai giovane in una comunità particolare. Poco dopo il suo arrivo, infatti, vivemmo una rottura abbastanza traumatica con l’allora parroco don Giovanni Bellini».

Padre Roberto Fornoni. In apertura, la messa nel 2017 per il centenario della parrocchia del Cassinone, con il missionario presente

Ordinato sacerdote, a padre Roberto venne affidato l’incarico di affiancare don Bellini nei fine settimana, il quale aveva bisogno di aiuto per ragioni di salute. Tuttavia il parroco, a causa di incomprensioni con alcune persone del Consiglio pastorale e di economia, lasciò il Cassinone. Padre Roberto Fornoni si trovò a reggere la parrocchia da solo. «Fu allora che arrivò al Cassinone come parroco don Gregorio Locatelli – prosegue Amaglio -. Insieme hanno saputo creare un’accoppiata vincente, legati da un’amicizia sincera. Quando don Gregorio è morto, la comunità ha subito un ulteriore contraccolpo e padre Roberto, dal 1991 al 1992, ha dovuto gestire anche questa delicata fase come amministratore parrocchiale, con pochi mezzi a disposizione. Per questa ragione, tutti noi gli siamo estremamente grati».

Entrambi si impegnarono per attuare il progetto di abbellimento della chiesa e, più in generale, delle strutture parrocchiali. «Padre Roberto Fornoni è arrivato nella nostra comunità in un momento che, per quelli della mia generazione, ha rappresentato una sorta di spartiacque ed è riuscito in breve tempo, in punta di piedi, a creare un legame molto forte con tutti i bambini e gli adolescenti che frequentavano la parrocchia – ricorda Sandro Napoleoni, classe 1970, residente nella frazione seriatese -. L’ho conosciuto che avevo più o meno 12 anni, mentre Roberto ne aveva una quindicina più di me. A quei tempi un vero e proprio oratorio non esisteva, di solito ci si ritrovava al campo sportivo nelle vicinanze della chiesa. Ha saputo farci stare insieme in un modo tutto nuovo, mai sperimentato. Lui e don Gregorio inventarono il primo Cre estivo, a cui io e altri miei amici abbiamo partecipato come animatori: ci siamo rimboccati tutti insieme le maniche e abbiamo pulito e risistemato un capannone, di solito usato come area feste, per poter accogliere i bambini del quartiere».

L’articolo completo a pagina 46 del numero di PrimaBergamo in edicola fino al 5 marzo, oppure sull’edizione digitale QUI.

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