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Dalla Pigna alla fallita acquisizione del Brescia

Manenti, il manager bergamasco al quale a Parma credono in pochi

Manenti, il manager bergamasco al quale a Parma credono in pochi
Personaggi 10 Marzo 2015 ore 09:30

Se non ci fossero di mezzo quasi 100 milioni di euro di debiti e la passione di un’intera città, la situazione che sta vivendo il Parma Fc in questa stagione avrebbe del ridicolo. E invece altro che commedia, è un vero e proprio dramma. Sì, perché appena 15 anni dopo il tristemente famoso crack Parmalat della famiglia Tanzi, che lasciò in braghe di tela tanti investitori e la stessa squadra che aveva reso grande, i gialloblu crociati si trovano nuovamente sull’orlo del fallimento. Anzi, l’orlo sembra essere oramai superato: il Parma è in caduta libera. Martedì 17 febbraio, 24 ore dopo la scadenza dei terimini previsti, la Procura ha chiesto il fallimento del Parma Fc per inadempienze fiscali. Udienza fissata per il 19 marzo, dicono i bene informati. L’ultimo bilancio della società calcistica, presentato settimana scorsa, parla di un debito tributario di 16 milioni e 746mila euro, di cui 8 milioni e 443mila per redditi di lavoro dipendente e 7 milioni e 218mila di Irap. Intanto, come se non bastasse, al campo d’allenamento di Collecchio, la mattina del 17 febbraio, sono arrivati anche i carroattrezzi per pignorare alcuni mezzi della società a seguito di un debito con Equitalia non pagato.

 

 

I soldi non ci sono ancora. E davanti a tutto questo, il nuovo presidente Giampietro Manenti che fa? Tranquillizza, promette, rassicura. Ottiene la fiducia dei calciatori, che hanno deciso di non mettere in mora la società per le cinque mensilità arretrate, sperando più che fidandosi. Chi non aspetta, invece, è la Procura Federale, che probabilmente infliggerà altri 5 punti di squalifica ai parmensi, andando a dimezzare il già magro bottino in campionato (attualmente a 10 punti). Manenti è stato intercettato da StadioTardini.it mentre si recava a Nova Gorica, Slovenia, dove ha sede la sua società: «Ieri sera (lunedì 16, ndr) c'è stato questo importante passaggio del bonifico internazionale, però è meglio se vado a seguire la cosa di persona là. Sì, ribadisco: i bonifici sono arrivati, il pagamento è stato eseguito, ma non dobbiamo perdere nulla e vado là apposta per snellire ulteriormente la cosa». L’ennesima promessa, l’ennesima rassicurazione.

Sperarci ma non crederci. La sensazione però, sentendo le parole dei giocatori del Parma che hanno accettato di parlare (il capitano Alessandro Lucarelli, il vicecapitano Massimo Gobbi e il difensore Fabiano Santacroce) è che ci sperino perché, purtroppo, non c’è più molto altro da fare. Sperarci, però, è diverso dal crederci. Troppe le delusioni arrivate negli ultimi mesi. Prima l’addio di Tommaso Ghirardi, bresciano, che aveva fatto rinascere il calcio a Parma ma, si scoprì poco dopo, abbandonava la barca che stava affondando in una montagna di debiti; poi l’arrivo della misteriosa Dastraso Holding, compagnia russo-cipriota capeggiata dal petroliere albanese Rezart Taci: giusto un mese, tante parole, zero fatti e un altro addio. Ora Manenti, capo della Mapi Group, società slovena con stretti legami col gigante dell’energia russo, la Gazprom. E la nuova promessa: «Pagheremo tutto e porterò capitali dall’estero». Per ora, però, non è stato pagato nulla e di capitali dall’estero neppure l’ombra. Ci sperano in tanti, ma ci credono sempre meno persone a Parma.

 

 

Dubbi sull’affidabilità di Manenti. I motivi per cui in pochi credono in Manenti non sono strettamente legati alla persona di questo imprenditore dalle radici piantate nella Bergamasca, precisamente a Cividate al Piano, bensì alla consapevolezza che colmare un buco di 100 milioni di euro in meno di una settimana è praticamente impossibile. O quasi. Come se non bastasse, c’è anche il fatto che la figura di Manenti non è neppure quella delle più affidabili, almeno agli occhi degli appassionati e dei cronisti. Residente a Limbiate, è titolare della Mapi Group, società di servizi con sede a Nova Gorica, Slovenia. Il capitale sociale di questa attività è pari a 7.500 euro, con gli uffici in una villetta a due piani nella città oltreconfine: non certo un colosso. Eppure il suo titolare ha acquisito una società calcistica di Serie A con 100 milioni di debiti. Tanti storcono il naso, ma Manenti rassicura che dietro di lui ci sarebbero capitali, tanti capitali, dall’Est Europa e dalla Russia.

Promette, ma anche in passato ha promesso. Senza poi concretizzare. È successo due anni fa, nel 2013, quando tentò di acquistare la Pigna: assicurò di aver già fornito le garanzie necessarie ad un notaio, ma tutto andò a finire nel nulla. Nessuno sa bene per quale motivo. Alla Pigna conobbe però Fiorenzo Alborghetti, dirigente della società di Alzano e protagonista centrale nella vicenda Parma: Alborghetti è l’uomo che ha fatto da garante all’arrivo in Emilia di Manenti, convocando il Cda ed espletando diverse pratiche burocratiche, prima di tornare ad Alzano, da dove ha risposto alle tante chiamate dei giornalisti con molti «non so» e poche certezze. Manenti ha poi promesso anche l’anno scorso, quando pareva tutto fatto per l’acquisizione del Brescia Calcio: un mese e mezzo di trattative, di dichiarazioni entusiaste («Costruirò un nuovo stadio») e strette di mano, prima di eclissarsi e prendersi i cori di amaro sfottò da parte del tifo delle Rondinelle. Ora, a Parma, sperano in un finale diverso, ma sono sempre di più ad avere dei dubbi.