I temi, dallo sport alle Ghiaie

Moris, che canta in dialetto i bei tempi andati dei Calesì

Moris, che canta in dialetto i bei tempi andati dei Calesì
Personaggi 16 Ottobre 2017 ore 10:00

La gente di Curno balla e canta Dét e fo del Bar. Nessun attacco collettivo di follia, semplicemente Dét e fo del Bar è l'album di un artista del paese, Moris Clarentz: «La passione per la musica nasce da piccolo, quando ascoltavo i quarantacinque giri di mia mamma e mi incuriosivano le feste di paese, durante le quali mi piazzavo vicino al palco per vedere come i musicisti suonavano e maneggiavano gli strumenti musicali». Una passione per la musica avviata nell’infanzia e approfondita con il tempo: «Il primo concerto che mi ha colpito è stato quello dei Pooh con l’album Buona Fortuna, al quale ho partecipato a otto anni a Zingonia. Poi con Sanremo ‘83, mi sono innamorato ufficialmente di Vasco Rossi e della sua Vita Spericolata, perché proponeva temi diversi rispetto a quelli affrontati sino a quel momento a Sanremo».

 

 

Una vita nella musica. Dopo aver tastato le prime note con la pianola, per Moris arriva l’avvicinamento alla chitarra: «Alle superiori ho iniziato a partecipare a un corso di chitarra facendo di questa la mia passione ma, sicuramente, l’evento che ha dato la svolta al connubio tra chitarra e testi anche in bergamasco è stato il concerto delle Voci Brembane. Io non lo sapevo, ma già in circolo c'era Luciano Ravasio che ho avuto modo di conoscere e che, in amicizia, ha accettato di essere inserito nel cd che sono riuscito a realizzare». E la sua voce è già arrivata ad alcune emittenti radio del territorio: «Sono stato ospite a Radio Pianeta e a Radio Padana, perché quest’ultima propone un programma Musica Indipendente, all'interno del quale ciascuno può far sentire le proprie canzoni, il proprio cd e parlare della propria musica. Fa sempre piacere che qualcuno apprezzi quello che tu cerchi di trasmettere con il tuo pensiero musicale».

L'album. Nel disco ci sono undici canzoni, otto in bergamasco e tre in italiano: «La scelta del bergamasco è stata naturale, perché sono cresciuto coi nonni e con la mia famiglia che non avevano alcun problema a dialogare in dialetto, dal momento che il bergamasco ci appartiene. Molte persone sono di lingua madre bergamasca e l'italiano, lingua bellissima, l'hanno imparato a scuola». Maneggiando l’album, sul retro, si possono leggere i titoli delle canzoni e una frase speciale: «Sul retro copertina c’è Maurizio Agazzi, mio amico, nominato “Ambasciatore delle Orobie” e premiato per l'impegno e la dedizione che ha profuso per loro. Ho voluto mettere una sua immagine e una frase maturata guardando le sue fotografie: guardandolo in vetta "trova un senso davanti all'immenso”».

 

 

I temi e le canzoni. Approfondendo i contenuti dei componimenti proposti, si incontrano narrazioni di storie, momenti di vita veri, altri inventati, altri ancora osservati e rielaborati: «Tra i temi e i personaggi che propongo, ci sono Mario Man Huber, ciclista immaginario, con allusione alla parabola della vita e la salita, vista come un momento di crescita, al quale mi sono ispirato per riprendermi dopo le delusioni del doping. C’è poi l'amore per la propria terra e le sue radici; c’è l’affetto particolare per Papa Giovanni XXXIII. In Mama del Cél affronto il tema delle apparizioni della Madonna delle Ghiaie; in Calesì si fa riferimento a un compaesano che, quando ero piccolo, di mattina presto, amava passare di bar in bar per sorseggiare vino ed è qui che si nota la presenza di Luciano Ravasio. Per arrivare alla canzone Dét e fo del bar, dove associo la primavera agli anziani che, quando c'è bel tempo stanno fuori dal bar, quando arriva il freddo stanno dentro, così come quando c’è vita si sta fuori, quando c’è la morte il tempo si ferma e la saracinesca del bar è chiusa, a funerale in corso. Dato che le canzoni sono undici, come una squadra di calcio, al decimo posto c’è il fantasista Cagliù, artista bergamasco che ho avuto la fortuna di conoscere e osservare al Circolino di Città Alta». Questi sono solo alcuni dei temi che Moris affronta nel suo album, che è possibile trovare a Curno, in via Colombi 3, nel negozio dei suoi genitori: «Qualcuno fuori Lombardia ha già comprato il disco. Nel mio piccolo, mi sto togliendo grandi soddisfazioni».