In via Pasubio a Dalmine

Romeo, l'operaio che ogni inverno metteva la sciarpa al crocifisso

Romeo, l'operaio che ogni inverno metteva la sciarpa al crocifisso
Personaggi 16 Settembre 2017 ore 05:30

La sua stanza, al secondo piano della casa di riposo San Giuseppe di Dalmine, è diventata il suo piccolo santuario. Sulle pareti il collage della sua vita: immagini sacre di santi, madonne e di papa Giovanni comprate per lo più nei mercatini, il suo diploma della prima comunione, datato 30 maggio 1948, una foto d’epoca della sua grande famiglia, i santini incorniciati dei pastorelli di Fatima, mandatigli direttamente da suor Lucia dal monastero di Coimbra. Davanti al suo letto c’è però il quadretto più importante: quello che racchiude le fotografie della sua chiesina, la cappella della Madonnina della Centrale, in via Pasubio a Dalmine, alla quale si è dedicato per 37 anni.

«Non far mai mancare nulla alla Madonna». Romeo Taiocchi da tre anni vive alla residenza per anziani di viale Locatelli, da qualche tempo è costretto a letto e ogni giorno, più volte al giorno, disegna su un quaderno la sua Madonnina e scrive preghiere e poesie in bergamasco. A consegnare le chiavi della chiesetta a Romeo, attraverso quello che lui definisce un miracolo, fu direttamente la Madonna. «Una volta la cappella era curata da Zenone, che aveva più di 80 anni e, con il suo bastone, andava ad accendere i lumini tutte le sere. Quando è morto ho chiesto al parroco se me ne potevo occupare io, ma lui mi ha detto di mettermi in coda perché c’era tanta gente che voleva diventare custode della chiesina». Così Romeo si mise l’anima in pace e se ne tornò a casa. Era l’ultimo di 9 figli, viveva con la sua amata mamma.

 

 

La sera andò a dormire e fece un sogno: «Ho sognato che ero davanti alla chiesina dove stavano dicendo messa e, sul sagrato, ho visto la Madonna di Fatima. Io mi sono messo a piangere per l’emozione e lei mi ha fatto segno con la mano e mi ha detto “Vieni”. Mi sono svegliato di soprassalto e non sono più riuscito a dormire». La mattina Romeo fece colazione e andò come tutti i giorni a lavorare alla Dalmine. Quando tornò a casa la mamma gli disse che aveva chiamato il parroco e lo voleva incontrare. «Così sono andato a casa del prete con un po’ di timore. Mi ha invitato a sedermi, mi ha offerto del vino e, al secondo bicchiere, ho preso coraggio e gli ho detto: “Sa Don, stanotte ho fatto uno strano sogno”. Lui mi ha risposto che ne aveva fatto uno anche lui e mi ha invitato a raccontare il mio. Quando gli ho spiegato mi ha detto: “A dire la messa ero io! Tieni le chiavi della chiesina”».

Da allora Romeo è andato ogni giorno, con qualsiasi condizione atmosferica, ad accudire la madonnina. «Mia mamma mi diceva sempre: “Accontentati di un piatto di minestra, ma non far mancare mai nulla alla tua Madonna”». Ogni volta che nomina la madre, gli occhi di questo omone di 78 anni si fanno lucidi, la voce perde la sua fermezza. «Ogni settimana compravo un mazzo di rose fresche da mettere sull’altare: spendevo circa un milione di lire di lumini all’anno e qualcosa di più per i fiori».

 

 

Una sciarpa per il crocifisso. All’esterno della chiesetta della Madonna della Centrale, affisso sopra il tronco di un albero, c’era anche un crocifisso. Romeo non riusciva a vederlo lì così, nudo, esposto ai rigori dell’inverno. Così lo copriva con delle grosse sciarpe di lana, lasciandogli fuori solamente il volto. «Ne avevo sette di sciarpe per il Cristo. Le lavavo e gliele cambiavo, erano tutte di una bella lana calda, così non sentiva freddo».

Una persona amata. Romeo Taiocchi è molto conosciuto a Dalmine, era un grande amico di altri due personaggi scomparsi di recente, il fotografo Edi Spreafico e il sagrestano Palmiro Viscardi. In sella alla sua bicicletta, consegnava “pizzini” ai conoscenti che incontrava per strada. Erano disegni, riflessioni, pensieri in libertà, poesie in dialetto, commenti, cronache del paese, tutti contraddistinti da una grande ironia. I suoi scritti per vent’anni sono stati pubblicati anche sul notiziario parrocchiale di Mariano ed erano in grado di strappare un sorriso a chi li leggeva, di dare uno spunto di riflessione.

Il devoto Romeo si è conquistato la simpatia di tutti, degenti e personale, anche alla casa di riposo San Giuseppe (ci tiene a ringraziare «le ragazze e la direzione»). Sulla bacheca vicino all’ascensore sono appesi i suoi disegni e le sue poesie. Fino a poco tempo fa, ogni mattina, faceva da “strillone” per gli altri residenti della struttura: andava nel salone comune con il giornale, leggeva i titoli ad alta voce e li commentava insieme agli altri ospiti. Non si è mai sposato Romeo, il suo cuore lo ha donato alla Madonna anche se, confessa, «qualche ragazza l’ho avuta anche io». E non è difficile crederlo. Le avrà conquistate a suon di poesie.