L'intervista

La grafologa Evi Crotti: «Dalla sua scrittura, sapevo che Pietro Pacciani era innocente»

Maestra insuperabile nel leggere la personalità di ognuno nelle pieghe della scrittura (e degli scarabocchi)

La grafologa Evi Crotti: «Dalla sua scrittura, sapevo che Pietro Pacciani era innocente»
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di Bruno Silini

La definiscono insuperabile per «vedere certe cose» nelle pieghe della scrittura di ognuno di noi. L’esperienza di Evi Crotti, unita a un intuito particolare, la rende unica nel capire la grafia. In oltre 50 anni di scuola, nessuno dei suoi tanti allievi è riuscito, finora, a superarla. Il suo maestro fu il frate francescano Girolamo Moretti, considerato il padre della grafologia italiana.

Quante scritture ha analizzato nella sua carriera?

«Ventimila sicuramente. Senza contare i disegni dei bambini e le perizie del tribunale».

È scientifica la grafologia? In Italia la si considera un po’ una branca legata all’esoterismo.

«Freud non era innamorato della grafologia, però comprendeva dai segni grafici quando un uomo era malato. Ci sono testimonianze di questo genere nelle sue opere. La vera scientificità viene offerta dallo studio delle neuroscienze e dalla possibilità di correlare il modo di scrivere ai centri nervosi deputati, per esempio, al controllo della velocità, della pressione. Dalle ricerche emergono dati interessanti: come Accademia Grafologica abbiamo coordinato uno studio in collaborazione con l’Università di Brescia, insieme al compianto professor Carlo Cristini, sui segni grafici premonitori delle malattie degenerative come l’Alzheimer. La scientificità viene proprio dal non trascurare la ricerca».

Dalla scrittura si arriva, dunque, alla diagnosi?

«Faccio questo mestiere da tanti anni. Dentro la nostra grafia c’è la predisposizione alla malattia. Da qui si può intervenire adottando prassi di prevenzione attraverso una vita più sana, più attenta, meno emotiva. È importante sottolineare come la scrittura possa scrutare tutto il ventaglio delle somatizzazioni che in sé non sono malattie vere e proprie, ma segnalano animi sensibili e percettivi che donano all’intelligenza qualcosa di intuitivo al di là del normale. Ma questo qualcosa in più lo si paga poi con disagi allo stomaco, al fegato e alla pelle».

Mi racconta un episodio diagnostico particolarmente significativo?

«Stavo facendo l’esame di ammissione all’albo dei giornalisti. Ho visto di sfuggita la scrittura del presidente dell’Ordine e ho avuto un sussulto. Il presidente se ne è accorto e mi ha chiesto spiegazioni. Al momento ho svicolato, ma poi ho detto alla sua segretaria che il presidente aveva bisogno di un check-up cardiaco. Ha ascoltato il consiglio ed è emersa una grave sofferenza coronarica».

Se non l’avvertiva?

«Diciamo che l’ho salvato da un probabile infarto».

Ha analizzato le figure di tanti politici. Hanno dei tratti in comune?

«In generale si ravvisa una volontà di dominio, una volontà di potere. E poi un egocentrismo a tratti sfacciato che alcuni sanno “domare”, mentre altri no».

Dove vede questi aspetti nella scrittura?

«Dal calibro eccessivo (lettere scritte grandi) e dalla curva importante (le lettere “o”, per esempio, che tendono al cerchio perfetto). E poi la firma: pomposa, con le iniziali del nome e del cognome gigantesche. Basta vedere le firme dei signori della guerra: da Putin a Netanyahu, ma anche Zelensky».

E di Biden?

«La grafia indica che è malato, con segnali premonitori di disturbo cognitivo. Probabilmente Alzheimer».

Della Meloni cosa dice?

«È un’intelligenza concreta, non speculativa. Ha una buona capacità di vedere il quadro generale di una situazione».

E la Schlein?

«La vena artistica della leader del Pd emerge in modo lampante. La vedrei più a suonare la chitarra in un grande complesso che a guidare un Paese. Non è un giudizio politico, bensì un’evidenza».

Il presidente Mattarella?

«Sicuramente timido sul piano emotivo, ma dotato di un desiderio di unione, di mettere insieme le cose. Odia la divisione fine a se stessa».

Da piccola lei è stata testimone delle apparizioni mariane ad Adelaide e del miracolo del sole che roteava alle Ghiaie di Bonate. Cosa le resta di quella vicenda?

«Il sole che roteava l’ho visto, un fenomeno che è andato avanti per mezz’ora. Mio padre era ateo ma, da persona integra qual era, non ha mai smentito o sminuito (...)

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Commenti
Annalisa

Mi piacerebbe se la dottoressa Crotti potesse interpretare la mia calligrafia, mi ha sempre affascinato questa scienza

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