Era il 16 agosto 2019

Quattro anni fa moriva Felice Gimondi. Ma la sua eredità non si è persa

Sebbene Bergamo sia orfana della Granfondo a lui dedicata e ancora attenda un monumento per lui, tutti continuiamo ad amarlo

Quattro anni fa moriva Felice Gimondi. Ma la sua eredità non si è persa
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di Paolo Aresi

Era un bel pomeriggio quel 16 agosto di quattro anni fa a Giardini Naxos, in Sicilia. Felice Gimondi era in spiaggia con sua moglie Tiziana, era in acqua, quando il suo cuore ha smesso di battere e con il suo cuore, per qualche momento, ha smesso di battere il cuore di tanti sportivi, in Italia e nel mondo.

L’emozione di quella sera di agosto di quattro anni fa, il senso di lutto, di dolore, non verrà dimenticato. La salma di Felice venne riportata a Paladina, il paese dove abitava con la famiglia, il suo funerale venne celebrato nella chiesa parrocchiale.

Forse nessuno sportivo è stato amato quanto Gimondi, a ogni latitudine: per questa ragione, la Rai decise di trasmettere in diretta nazionale le esequie del campione, spentosi a 76 anni di età. Felice aveva il cuore provato dalla sua stessa generosità, quel cuore che per stare attaccato alla ruota del cannibale, di Eddy Merckx, aveva dovuto pompare sangue ancora più di quanto poteva fare. È per questa ragione che la gente ha amato tanto Felice Gimondi, per la sua generosità, quel suo proverbiale non mollare che è tipico della gente bergamasca. Per quel suo apparire sempre tranquillo, ben sapendo che sotto la cenere del suo carattere brillava una brace vivissima.

Felice non soltanto ha resistito al predominio del grande Eddy, ma è riuscito a vincere tre Giri d’Italia, un Tour de France, una Vuelta di Spagna, il campionato del mondo, la Milano-Sanremo e tante altre classiche, tra il 1965 e il 1976. Amando Gimondi, l’Italia e il mondo hanno amato il meglio dell’essere bergamaschi. L’eredità di Felice non si è persa, sebbene Bergamo sia rimasta orfana della gran fondo a lui dedicata e ancora attenda il monumento dedicato al campione.

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