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Dopo la batosta subita da Gori

A che punto è la notte nel centrodestra cittadino? I partiti brancolano ancora nel buio

Il pallino resta nelle mani della Lega, senza leader, che ora deve guardarsi dalla crescita di Fratelli d'Italia, mentre Forza Italia annaspa

A che punto è la notte nel centrodestra cittadino? I partiti brancolano ancora nel buio
Politica Bergamo, 27 Marzo 2021 ore 09:10

di Franco Longhi

La porta sbarrata, le serrande abbassate, le vetrine vuote. Ai militanti fanno quasi nostalgia. Fino a due anni fa qui c’erano insegne e bandiere esibite con orgoglio. Sopra c’era scritto: “Forza Italia, Berlusconi presidente”. Oggi invece questo bilocale deserto, sotto i portici di via Pitentino, racconta di un partito che si è mangiato segretari, seguaci e quattro quinti del consenso. “A che punto è la notte?”, recita una famosa citazione biblica. Se lo chiedono anche gli elettori del centrodestra in città. Soprattutto i moderati. Quelli che nel partito di Berlusconi avevano riposto grandi speranze. E che invece hanno dovuto ingoiare il sorpasso a destra di Lega e Fratelli d’Italia.

C’era una volta Berlusconi

Sono lontani i tempi in cui gli azzurri dominavano la scena politica bergamasca. Era il 2000, Marco Pagnoncelli segretario provinciale. Forza Italia sfiorava il 24 per cento in città. A Palazzo Frizzoni sedeva Cesare Veneziani. E le bandiere berlusconiane sventolavano in via Duzioni, allora sfavillante sede azzurra, in centro che più centro non si può. Quando entravi in quegli uffici, che occupavano tutta l’ala sinistra del palazzo, dovevi fare la fila. Ti accoglievano tre segretarie, mentre sulle pareti facevano bella mostra le mappe del comune e della provincia, con le bandierine sui territori conquistati. Ed erano tanti.

Per una decina di anni il partito ha retto. Poi – complici scelte sbagliate, beghe infinite, ambizioni personali e di corrente e l’arrivo del Pdl -, tutto è andato in pezzi. “Cittadini” contro “provinciali”, laici contro conservatori contro formigoniani, giovani contro vecchia guardia: la variegata galassia forzista ha cominciato a implodere. E non poteva essere altrimenti, perché il conflitto autodistruttivo Forza Italia ce l’ha nel dna. Fin dalle origini ha riunito esponenti dalle esperienze politiche più disparate: ex socialisti, liberali, liberisti, popolari, democristiani, conservatori, centristi, cattolici, berluscones, eserciti di Silvio, ex leghisti, missini ed ex An. Gli hanno passato una mano di azzurro, ma non è bastata a instradare un crogiolo di popoli, tenuti insieme da alleanze sghembe, spesso basate su obiettivi incrociati più che su un’idea politica condivisa.

Per qualche anno Berlusconi è riuscito a dar loro una casa e una causa comune. Ma quando il “padrone del vapore” ha cominciato a vacillare sono arrivati i guai. Il “tutti contro tutti” – suicida – ha progressivamente allontanato la base, incredula dinanzi a scontri talvolta orchestrati a tavolino, nelle segrete stanze.

La sede di Forza Italia in via Pitentino

La balcanizzazione azzurra

All’implosione è seguita la diaspora, o se preferite la “balcanizzazione”. Anche a Bergamo. Il Pdl, poi Forza Italia prima hanno perso il centro cattolico di Angelo Capelli, per due anni segretario provinciale. Poi l’ala di Pagnoncelli. E infine i laici di Alessandro Sorte e Stefano Benigni che, dopo l’elezione in parlamento, hanno detto addio al partito per dar vita all’avventura di “Cambiamo!”. Il resto l’hanno fatto le vicende giudiziarie.

Il problema è che nel frattempo gli azzurri non sono riusciti a costruire una nuova classe dirigente. A forza di inseguire il partito liquido, il partito si è liquefatto. Tanto che nell’agone sono state catapultate persone prive d’esperienza, che sapevano di politica quanto il sottoscritto di uncinetto. Ora il futuro appare molto incerto. Il collante di Silvio, nonostante gli sforzi, è sfilacciato. Così come l’effetto fascinazione di una rivoluzione liberale di cui si vagheggia dal ’94. Molti, alla prova dei fatti, non ci credono più.

Il risultato è che, per errori talvolta marchiani, Forza Italia alle ultime elezioni comunali a Bergamo è precipitata al 5 per cento. La senatrice Alessandra Gallone ha dato il via a una drastica riorganizzazione in provincia, facendo tabula rasa. Ma è fuor di dubbio che, almeno in termini di visibilità, in città siamo ancora in alto mare (eufemismo). Tanto che il pallino del centrodestra è finito saldamente nelle mani della Lega.

Fratelli d’Italia vs Lega

Il Carroccio trascinato da Salvini ha guadagnato posizioni. L’onnipresenza leghista nei quartieri, specie in quelli dove la convivenza con gli immigrati è difficile, ha più che raddoppiato i consensi. Eppure alle scorse elezioni, complici dissapori interni sempre smentiti, il candidato sindaco leghista non è riuscito a sfondare. (…)

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