la replica alle accuse

Commissione parlamentare d'inchiesta Covid una farsa? Ribolla, attaccato, fa chiarezza

Il leshista spiega perché le Commissioni Esteri e Affari Sociali alla Camera hanno votato gli emendamenti che fissano il limite delle indagini al 30 gennaio 2020

Commissione parlamentare d'inchiesta Covid una farsa? Ribolla, attaccato, fa chiarezza
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Nessun tentativo d’insabbiare la verità, bensì la volontà sia di far emergere le responsabilità dell’operato interno del Governo, sia di dimostrare l’efficacia (o l’inefficacia) delle misure adottate dall’Organizzazione mondiale della sanità per contenere la diffusione del Covid.

Così, in sintesi, prova a fare chiarezza il parlamentare bergamasco della Lega Alberto Ribolla, finito al centro delle polemiche insieme alla collega del Pd Elena Carnevali dopo l’approvazione in Commissione Esteri e in quella Affari sociali di due emendamenti che limitano le indagini parlamentari a quanto avvenuto prima del 30 luglio 2020.

«La Lega ha presentato nel 2020 due distinte proposte – spiega il deputato -. L’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’operato del Governo e sulle misure da esso adottate per prevenire ed affrontare l’emergenza epidemiologica, depositata il 18 maggio 2020. Poi, in Commissione Esteri, l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause dello scoppio della pandemia e sulla congruità delle misure adottate dagli Stati e dall’Organizzazione mondiale della sanità per evitarne la propagazione. Questo documento è stato depositato il 28 maggio del 2020 e approvato dalle Commissioni Esteri ed Affari sociali senza alcun voto contrario lo scorso 15 luglio».

In buona sostanza, non sarebbe stato il Carroccio ad escludere in corsa l’Italia dal campo d’indagine. Semplicemente, la commissione d'inchiesta su cui si stanno concentrando le polemiche ha un obiettivo diverso da quello di appurare le responsabilità "interne" all'Italia sul Covid: «Abbiamo sostenuto la necessità di indagare su quanto ha fatto la Cina – aggiunge Ribolla -, anche per riaffermare la nostra identità occidentale e provare a comprendere se davvero il virus sia o meno un prodotto di laboratorio e davvero i cinesi e l’Oms abbiano fatto tutto ciò che fosse in loro potere per evitare che il morbo si diffondesse».

Le informazioni sul virus sono state trasmesse dalla Cina tempestivamente all’Oms e in modo esaustivo? I vertici dell’Oms hanno potuto svolgere il proprio ruolo al riparo da condizionamenti? Sono alcuni dei quesiti che emergono nella relazione illustrativa allegata al documento depositato dalla Lega il 28 maggio in Commissione Esteri.

«Dalla necessità di comprendere l'accaduto e di rilevare se nella genesi e propagazione del morbo vi siano stati elementi di dolo o colpa – si legge nel documento -, anche ai fini dell'eventuale promozione di un'azione risarcitoria, nasce la presente proposta di inchiesta parlamentare, che sottoponiamo all'esame della Camera, chiedendone la rapida approvazione».

La ricostruzione della Lega

Gli emendamenti votati per chiarire il perimetro dell’inchiesta di questa specifica commissione sarebbero nati nel corso della fase istruttoria del provvedimento, dopo l’audizione del giornalista de L'Espresso Fabrizio Gatti, il quale prima di essere zittito dal presidente Piero Fassino mostrato sms e messaggi WhatsApp «concernenti alcuni scambi tra autorità italiane coinvolte nella gestione della pandemia – osserva Alberto Ribolla – invece che soffermarsi sul tema, ovvero il ruolo svolto dalla Cina nell’innesco della pandemia».

«Dall’episodio – prosegue - si è radicato il convincimento che fosse necessario salvaguardare le finalità del provvedimento da qualsiasi tentativo ulteriore di dirottamento dell’indagine verso il tema tutto interno della gestione del Covid in Italia. Sono stati concordati degli emendamenti, proposti dai relatori Formentini (per la III Commissione) e Stumpo (per la XII) per chiarire in modo inequivocabile il perimetro dell’inchiesta di questa specifica commissione e difenderne la natura e gli obiettivi».

In sede di Commissioni, l’8 luglio, nessun esponente di alcun partito ha votato contro gli emendamenti. Stessa cosa il 15 luglio, quando il provvedimento è stato licenziato con voto pressoché unanime, vista la sola astensione di Italia Viva.

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