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Giorgio Gori difende Repubblica e Berizzi: «Accostare Bergamo e Wuhan non è diffamazione»

La Lega chiedeva che il Comune agisse contro il quotidiano. Il sindaco però è del parere opposto

Giorgio Gori difende Repubblica e Berizzi: «Accostare Bergamo e Wuhan non è diffamazione»
Politica Bergamo, 07 Gennaio 2021 ore 12:40

«Non ritengo di dover intervenire nei confronti del quotidiano la Repubblica e del giornalista Paolo Berizzi, che in molte occasioni ha dimostrato il suo attaccamento alla sua e nostra città». Il sindaco Giorgio Gori risponde così, in modo breve e chiaro, all’interpellanza presentata dalla Lega che chiedeva che il Comune agisse contro Repubblica per un articolo che aveva mandato su tutte le furie i leghisti. Il pomo della discordia? Il titolo “Dopo il V-day niente. La campagna vaccinale fantasma della Wuhan d’Italia”. Secondo i consiglieri comunali del Carroccio nel pezzo si sarebbe etichettata Bergamo come una città infetta, dipingendola in modo negativo, «a discapito e svantaggio delle numerose iniziative messe in campo da tutti i cittadini per superare il periodo di difficoltà». Il sindaco però, sottolineando come il documento riprenda esattamente una posizione espressa dall’onorevole Daniele Belotti attraverso la propria pagina Facebook, ha evidenziato che è stato lo stesso Belotti ad accostare Bergamo a Wuhan in un’intervista rilasciata il 22 marzo al quotidiano La Nazione. Tuttavia, specifica Gori, «non risulta esserci stata alcuna richiesta di rettifica da parte di coloro che oggi definiscono tale accostamento diffamatorio».

«Personalmente – aggiunge il sindaco – non credo che accostare Bergamo a Wuhan rappresenti una diffamazione, quanto un’osservazione sostenuta da elementi di oggettività. Entrambe le città hanno eccezionalmente sofferto a causa della pandemia di Coronavirus: Wuhan più di ogni altra città della Cina in occasione della prima manifestazione del virus, nello scorso mese di gennaio; Bergamo durante i mesi di marzo e aprile, allorché proprio la nostra città si è trovata ad essere la più colpita del continente europeo. Il parallelo Wuhan-Bergamo si è così frequentemente ritrovato nelle cronache giornalistiche e nei commenti degli osservatori. Da qui anzi è nata una corrispondenza con il sindaco di Wuhan, favorita dal Ministero degli Esteri, con la reciproca promessa di costruire, superando la tragedia della pandemia, una relazione di amicizia e di collaborazione. Ritengo possano nascere opportunità anche di carattere economico, sia per le nostre imprese, sia in vista di possibili flussi turistici: con ciò favorendo, e non già ostacolando, la necessaria ripresa economica del nostro territorio».

Inoltre è un dato di fatto che la Lombardia, al centro delle critiche per la gestione dell’emergenza sanitaria da parte del presidente Attilio Fontana e dell’assessore Giulio Gallera, sia la quart’ultima in Italia per somministrazioni di vaccino anti-Covid a fronte delle dosi consegnate. Secondo i numeri aggiornati sul sito dell’Aifa, sono state effettuate 23.749 vaccinazioni a fronte delle 109.845 dosi arrivate, pari al 21,6 per cento. Peggio di noi hanno fatto soltanto la Valle d’Aosta, la Sardegna e la Calabria. E sì che dal 4 gennaio, secondo le dichiarazioni di Gallera, si sarebbe dovuti viaggiare con una media di 10 mila vaccinazioni al giorno.

Da ultimo, nella sua risposta, il sindaco Giorgio Gori non ha risparmiato qualche frecciata polemica nei confronti della Lega, ricordando il caso sollevato dalle dichiarazioni di Eleonora Leoncini, capogruppo della Lega nel consiglio comunale di San Casciano, che in diretta streaming aveva bollato come «fake news» le immagini dei camion dei militari che scortavano fuori provincia le salme in attesa della cremazione. «Il Comune di Bergamo è intervenuto con durezza nelle occasioni in cui si è ritenuto che fosse lesa la dignità dei nostri concittadini – ha concluso il primo cittadino -, a partire dalle vittime della pandemia, adendo per esempio alle vie legali nei confronti di coloro che hanno rubricato come “falsa” la sofferenza e l’altissima mortalità provocata dal Covid-19 nella nostra terra bergamasca. L’Amministrazione continuerà ad agire in questo modo ogni volta che posizioni di questo genere dovessero trovare diffusione, giudicandole diffamatorie nei confronti della nostra città, del dolore dei nostri concittadini e di quanti hanno combattuto in prima fila contro il Covid nella scorsa primavera».