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Un anno dopo

Anche l’ex premier Conte, sui social, ha ricordato il dolore di Bergamo con la foto simbolo

L’ex presidente del Consiglio ha voluto lanciare un monito dal proprio profilo Facebook: «Dimostrato di essere una grande comunità nei giorni del dolore. Dimostreremo di esserlo anche nei giorni della speranza e del riscatto»

Anche l’ex premier Conte, sui social, ha ricordato il dolore di Bergamo con la foto simbolo
Politica Bergamo, 18 Marzo 2021 ore 17:00

«Abbiamo dimostrato di essere una grande comunità nei giorni del dolore. Dimostreremo di esserlo anche nei giorni della speranza e del riscatto. Li attendiamo presto». È il monito che l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha voluto lanciare in occasione della prima Giornata nazionale dedicata alle vittime del Covid, affidando un breve messaggio al proprio profilo Facebook.

Nel post l’ex premier parte dalla fotografia della colonna dei camion militari, scattata da un balcone affacciato su via Borgo Palazzo, assurta in tutto il mondo a tragica icona del lutto nazionale italiano, per ricordare le «tante vite spezzate, il dolore per tanti affetti perduti» che ora deve «trasmettere la forza per vincere questa sfida».

«I camion militari che trasportavano fuori città centinaia di bare delle vittime della prima, grande ondata di Covid, ci costrinsero a misurarci con una ferita destinata ad aprire uno squarcio di dolore senza fine nella nostra comunità nazionale – si legge nel messaggio scritto da Giuseppe Conte -. Il grande senso di responsabilità e la necessità di rimanere lucidi e reattivi ci hanno dato la forza per affrontare questa grande sofferenza collettiva. L’adesione dei cittadini allo slancio unitario di protezione dei più fragili ci ha consentito di non rimanere sopraffatti nel momento più duro della nostra storia più recente».

Da ultimo, Conte dedica un pensiero all’importanza della tutela della salute di tutti i cittadini, soprattutto dei più anziani e vulnerabili, definita «valore supremo da difendere, la cifra della nostra civiltà. Fu allora che ci persuademmo che i sacrifici personali, grandi o piccoli che sarebbero stati, la solidarietà collettiva, la responsabilità condivisa sarebbero stati i nostri imperativi categorici».

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