Ha vinto, come previsto, Matteo Salvini. Il segretario uscente è stato riconfermato alla guida della Lega.
Il congresso straordinario che si è tenuto nello scorso fine settimana a Milano lo ha rieletto leader per la quarta volta. Il “Capitano” ha battuto Massimo Garavaglia ottenendo il 75 per cento dei consensi: 456 voti su 619 delegati partecipanti. Allo sfidante, 146 preferenze.
Per numeri, una vittoria netta. Politicamente, altro paio di maniche. Perché per come si era messo il congresso – convocato a sorpresa e in tutta fretta per annichilire l’opposizione interna priva di un vero leader alternativo disposto alla sfida -, per il cosiddetto fronte del Nord aver ottenuto il 25 per cento è un risultato significativo. Vuol dire che Salvini governerà con un quarto del partito non favorevole alla sua linea. E siccome le critiche vengono dalla culla della Lega – Lombardia, Veneto, Friuli e Piemonte – non sarà troppo facile per lui tenere il Carroccio in traiettoria, senza il rischio di perdere una ruota motrice.
Salvini è stato abile, non c’è dubbio. Ha gabbato gli oppositori convocando un congresso nel giro di poche settimane, ben sapendo che gran parte dei delegati sarebbero stati gli stessi che l’avevano eletto con un plebiscito a Firenze un anno e mezzo prima, nell’aprile 2025.

In ballo, d’altronde, non c’era solo la leadership. Ma la ben più cospicua facoltà di decidere chi saranno i candidati alle prossime elezioni politiche. La pattuglia di parlamentari con cui (…)