#adessobasta!

Il video di protesta degli studenti della Val Seriana che chiedono il ritorno a scuola

Nel filmato i ragazzi evidenziano nuovamente i limiti della didattica a distanza e la necessità di garantire il ritorno in sicurezza nelle aule

Scuola Val Seriana, 19 Gennaio 2021 ore 15:06

Di che cosa avrebbe bisogno la scuola? È l’interrogativo attorno al quale ruotano alcune delle considerazioni contenute in un video realizzato dagli studenti delle scuole superiori della Val Seriana. I ragazzi avrebbero dovuto partecipare ieri, lunedì 18 gennaio, a una manifestazione in programma a Nembro per ribadire l’esigenza che dovrebbero sentire le istituzioni di farsi garanti del ritorno nelle aule scolastiche in sicurezza.

La protesta è stata annullata a causa delle restrizioni imposte dalla zona rossa, ma i giovani studenti non si sono persi d’animo e hanno realizzato il filmato «Lezioni per il futuro», pubblicato online su Youtube e condiviso su Facebook dalla pagina del CorCoGe di Bergamo, che si è fatta promotrice della campagna social “#adessoBasta!”.

«Abbiamo deciso di prendere una posizione e provare a mandare un messaggio per quanto riguarda il ruolo e il valore della scuola in questi ultimi anni – spiegano i promotori dell’iniziativa -. Sebbene l’idea originale prevedesse una manifestazione pubblica in piazza, ci siamo adeguati alle norme del momento, modificando le modalità di protesta».

Il video, realizzato a Nembro, mostra una classe virtuale con sedie, banchi e lavagna collocati a distanza di sicurezza sul piazzale vicino all’oratorio. Tra i banchi, a turno, alcuni giovani, che leggono spunti di riflessione per immaginare come sarà la scuola post-Covid.

Il ricorso alla didattica a distanza rappresenta una risorsa, ma «da sola non basta – sottolinea un professore -. Bisogna tornare a scuola: al 75, al 50, al 20 o al 10 per cento, ma bisogna tornarci». Parte fondamentale del processo di apprendimento di ogni ragazzo è infatti il “gruppo”. «Non c’è processo di insegnamento e apprendimento se manca il gruppo – aggiunge un altro professore -. E il gruppo c’è solo se i singoli possono leggere negli occhi e nei corpi degli altri l’entusiasmo, la noia, la passione, la stanchezza, l’intuizione, lo stupore, l’irritazione, la paura di sbagliare, o il coraggio. Nulla di tutto ciò passa a distanza, poco di tutto ciò si scambia attraverso il digitale. Noi siamo, ancora, dei perfetti esseri analogici, anche se spesso ce ne dimentichiamo».

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