Scuola
Ennesimo appello

Scuola in balia di tamponi e burocrazia: l'allarme dei Garanti dei diritti dell’infanzia

Leo Venturelli (Bergamo) e Nicoletta Sudati (Treviglio) richiamano le istituzioni sulla situazione di disagio di tanti giovani

Scuola in balia di tamponi e burocrazia: l'allarme dei Garanti dei diritti dell’infanzia
Scuola Bergamo, 27 Gennaio 2022 ore 16:46

Tamponi a raffica, famiglie sempre più frastornate da norme spesso incomprensibili, dirigenti e personale scolastico sommerso dalla burocrazia, impegnati in compiti che sarebbero di competenza dell’Ats, oltre a centinaia di classi in quarantena o in cui una parte degli alunni segue lezioni a distanza mentre gli altri sono seduti al proprio banco.

Anche i Garanti dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza di Bergamo e Treviglio sottolineano il caos in cui versa il mondo scolastico, per attirare l’attenzione delle istituzioni sulla situazione di disagio che un gran numero di famiglie sta vivendo.

«I dirigenti scolastici sono tempestati dalle Circolari ministeriali con disposizioni sulle quarantene e i comportamenti per le classi con casi Covid con regole diverse a seconda del grado scolastico e dello stato vaccinale di bambini e ragazzi – spiegano Leo Venturelli e Nicoletta Sudati -. A cascata, vengono emanate nelle scuole le circolari per le famiglie, che così sono alle prese con interpretazioni, letture di passaggi riportati integralmente da quelli del Ministero della salute e dell’istruzione, ingabbiati in disposizioni da interpretare tra Faq del governo e risposte dell’Ats».

Entrambi i Garanti ritengono che spetterebbe ai pediatri stabilire chi debba fare un tampone, ma si chiedono anche se non sia il caso di distinguere tra sintomatici e asintomatici per garantire un minimo di continuità didattica. Non va meglio ai genitori, soprattutto per quelli costretti a più giorni di quarantena insieme al figlio già vaccinato e asintomatico, il quale però non può uscire di casa non soltanto per andare a scuola ma anche per svolgere altre attività.

«Ci sono poi disagi a non finire per cercare appuntamenti per il tampone e gli attestati di fine isolamento per la riammissione scolastica – aggiungono -. Molte sono le incongruenze che i genitori, ma anche gli operatori non capiscono. Portiamo solo un esempio: un bambino guarito o vaccinato da meno di 120 giorni che frequenta la scuola d’infanzia o quella primaria, in caso di contatto scolastico positivo, deve stare in quarantena come tutti gli altri, ma se il contatto è avvenuto in famiglia, può frequentare la scuola con sorveglianza. Questo significa che un guarito anche da una settimana deve farsi la quarantena per contatto scolastico, ma un vaccinato per esempio col fratello convivente positivo non ha obbligo di quarantena, può stare a scuola con mascherina Ffp2».

Ma le domande poste dai Garanti dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sono diverse. Ad esempio come si possa promuovere la vaccinazione tra i bambini se poi l’essere vaccinati non comporta alcun beneficio. Oppure come spiegare ai piccoli vaccinati con tanto di attestato di “eroi” che le garanzie di una vita più normale per sé e gli altri e di una scuola in presenza, con le attuali regole, non ci sono. «Il Ministro dell’istruzione aveva assicurato che le scuole sarebbero rimaste aperte – osservano -. La scuola è aperta, certo, ma i bambini sono chiusi. Le scuole sono più sicure delle strade, delle piazze, dei mezzi di trasporto; sono più controllate. Eppure i bambini sono più soggetti a provvedimenti diversificati, burocrazia, tamponi, interruzioni di programmi scolastici rispetto alle altre categorie di lavoratori».

A fronte di questo caos burocratico, in questi giorni stanno moltiplicando gli appelli di pediatri, famiglie, Regioni e personale scolastico affinché si rivedano le norme che regolano la gestione dei positivi a scuola. In molti chiedono allentamenti delle restrizioni, specialmente per i bimbi vaccinati. «Come Garanti dell’infanzia e dell’adolescenza – concludono Sudati e Venturelli - siamo dalla parte dei bambini e dei ragazzi, di una vita fatta di esperienze concrete e non virtuali, col diritto ad avere insegnanti come umanità intere e non mezzi-busto in un video, docenti capaci di una carezza, di un sorriso per le bambine e i bambini e non per una classe senza voce, col diritto di incontrare i coetanei per tutti, perché l’incontro con le persone è fondamentale per la crescita».

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