Il dibattito

Mototurismo, l'occasione per sostenere i piccoli paesi che Bergamo non vuol lasciarsi sfuggire

In occasione del Valli Bergamasche Revival, convegno sul tema di Motoclub Norelli, Motoclub Careter e Confcommercio con Oscar Fusini, Giancarlo Strani e Jonathan Lobati

Mototurismo, l'occasione per sostenere i piccoli paesi che Bergamo non vuol lasciarsi sfuggire
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Quella del mototurismo è un’opportunità per sostenere e far crescere l’economia e allo stesso tempo la sostenibilità del territorio che Bergamo non può permettersi di farsi sfuggire. È questo il messaggio emerso prepotentemente dal convegno “Bergamo Città dei Mille… mototuristi, due ruote per far viaggiare economia e sostenibilità”, organizzato a Selvino in occasione della Valli Bergamasche Revival Internazionale, rievocazione di una delle più leggendarie gare di enduro della storia che ha visto presentarsi al via 231 piloti provenienti da tutta Italia e da mezza Europa.

Un messaggio “sottoscritto” dai tre protagonisti del convegno, organizzato dai responsabili del Motoclub Norelli, del Motoclub Careter e di Confcommercio Bergamo e ospitato nella sala convegni dell’Hotel Marcellino: Giancarlo Strani, presidente della commissione Ambiente della Federazione motociclistica italiana; Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo; Jonathan Lobati, consigliere regionale e presidente della commissione Territorio, infrastrutture e mobilità della Regione Lombardia.

Tutti assolutamente d’accordo e soprattutto pronti a fare squadra da subito per far partire un progetto che, hanno affermato convinti «può davvero rappresentare la miglior “strada” per sostenere le attività commerciali del territorio, in particolar modo dei borghi minori». «Perché puntare sul turismo su due ruote favorisce sia l’economia, in particolar modo delle montagne, dei piccoli borghi, sia la mobilità sostenibile, considerato che due ruote invece che quattro possono fornire un contributo importantissimo per contrastare traffico e inquinamento», ha sottolineato Fusini, protagonista di un intervento che ha messo in risalto le due doti di comunicatore, aperto evidenziando come «la moto non rappresenti solo la salvezza dei centri urbani delle città metropolitane, dove basterebbe fermare le moto per paralizzare il traffico», ma come rappresenti anche «una scommessa vincente per lo sviluppo futuro dei territori e delle comunità locali del nord Italia. Cosa nuova ma con ottime potenziali prospettive».

Fusini ha poi messo in risalto i “valori aggiunti” dello spostarsi in moto: «Il drastico taglio all’inquinamento, grazie alle emissioni di Co2 delle due ruote pari a meno della metà di quelle emesse dalle auto a benzina e gasolio; il sostegno economico alle piccole realtà commerciali considerato che il moltiplicatore di spesa del mototurista è tra i più alti di tutti i segmenti turistici». Ossigeno puro per un’economia di montagna spesso in gravi difficoltà, come ha illustrato sempre il direttore di Confcommercio Bergamo, illustrando una breve analisi dell'andamento dei flussi turistici dell’area montana di Bergamo, che ha evidenziato «con i dati di arrivi e presenze dal 2017 al 2022 le difficoltà strutturali del turismo montano di Bergamo, con le presenze che in cinque anni, dal 2017 al 2022, sono cresciute solo del 6,33 per cento con molte zone che hanno addirittura perso rispetto al forte recupero registrato dal turismo del dopo Covid».

Una situazione di fronte alla quale occorre agire subito, ha concluso Fusini, invitando le associazioni «a stimolare le imprese a investire sul prodotto mototurismo; le imprese a credere nel ritorno economico di questo segmento turistico e investire; e i comuni, le comunità montane e gli enti di promozione a contribuire alla creazione di percorsi, attrattive e servizi a disposizione dei motociclisti». Seguendo l’esempio di un’iniziativa concreta già fatta partire dalla stessa Confcommercio proprio alla vigilia del convegno: una “mappatura” delle strutture alberghiere del territorio disponibili a «spalancare le porte» ai mototuristi, con convenzioni e servizi particolari offerti che ha visto ben 15 albergatori aderire entusiasti nello spazio di appena pochi giorni.

Una prima importante “manovra” compiuta da Confcommercio Bergamo che, per voce del suo direttore, ha lanciato immediatamente altre due proposte: la prima indirizzata ai responsabili di Orobie Lab (neocostituito organismo nato dal Tavolo Bergamo 2030, coordinato dall’Osservatorio della montagna della Provincia di Bergamo e con la direzione scientifica dell’Università di Bergamo), a cui Fusini ha rivolto l’invito ad «approfondire il fenomeno e le ricadute del mototurismo in bergamasca e di elaborare un progetto di sviluppo del mototurismo»; la seconda ai responsabili di VisitBergamo, affinché, «in collaborazione con Promoserio e VisitBrembo, inseriscano subito l’esperienza in motocicletta tra le venti proposte di “Scopri la terra bergamasca” con la visita in moto come comune denominatore».

Ribadendo così l’importanza della comunicazione per la quale Fusini ha voluto rivolgere un applauso in particolare ai responsabili della Scuderia Norelli che, proprio per far viaggiare sempre più su due ruote - e non solo quelle di una noto - ha varato un nuovo sito, Bergamo 2.0. Tutte riflessioni ascoltate con grande attenzione da parte della platea riunita sulla veranda del ristorante Marcellino, così come dagli altri due relatori, con Strani che, proprio per dimostrare con i fatti e non solo con le parole la volontà della Fmi di “spingere” il moto turismo, ha illustrato la collaborazione avviata con il Fai, il Fondo ambiente italiano, per guidare, attraverso Internet, moltissimi motociclisti «a scoprire percorsi ricchi di fascino, storia e cultura, proponendo un mototurismo di qualità ed ecosostenibile nei pressi di rinomati punti di interesse» (fra cui anche Palazzo Moroni, «punto di partenza per scoprire poi le valli bergamasche e il lago di Iseo»); e con Lobati pronto ad assicurare a tutti il proprio impegno per sostenere simili e altre iniziative.

«Perché non è possibile immaginare un futuro per la montagna senza sostenerla con nuovi progetti», ha affermato il consigliere regionale e presidente della commissione Territorio, infrastrutture e mobilità della Regione Lombardia, citando il “modello Foppolo” per il quale, ha detto, è «impossibile immaginare una sostenibilità basata su un’economia che viva di una sola stagione invernale di tre o quattro mesi neve permettendo» e citando un episodio personale che conferma come l’abbandono della montagna prosegua inarrestabile: «Alle elementari a Lenna, il mio paese in Valle Brembana, in classe eravamo 11 alunni: oggi a viverci siamo rimasti in due».

Una fuga dalle valli da interrompere «intervenendo sulle infrastrutture», ha concluso Lobati, precisando come questo non significhi però solo realizzare collegamenti, ma anche «aprire per esempio per periodi di tempo più lunghi i passi». «Cosa sarebbe lo Stelvio senza il passo?», si è domandato l’ultimo dei tre relatori a intervenire prima di lanciare un ultimo possibile progetto: «Diversificare i percorsi sui sentieri di montagna, in modo da consentire a chi ha la passione per camminare e chi invece in quota ama andarci su due ruote di non avere punti di scontro». Un suggerimento, quest’ultimo, che ha visto molti ospiti del convegno in platea annuire convinti. A cominciare da Gianfranco Moretti, notissimo imprenditore bergamasco nel settore assicurativo che questa proposta l’aveva avanzata nei mesi scorsi come “polizza” proprio per evitare scontri sui sentieri fra chi ci va camminando e chi pedalando. O, magari, in sella a una moto, possibilmente il meno inquinate possibile…

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