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Il nuovo Arcadia di Stezzano: doppia Sala Energia e sedili reclinabili (con poggiapiedi)

In totale il cinema ha sette sale. Ieri, mercoledì 27 ottobre, l’inaugurazione con la prima di “Freaks Out” alla presenza di Claudio Santamaria

Il nuovo Arcadia di Stezzano: doppia Sala Energia e sedili reclinabili (con poggiapiedi)
Spettacoli Stezzano e Azzano, 28 Ottobre 2021 ore 02:16

Di Fabio Cuminetti

La Sala Energia di Melzo affascina da più di 20 anni chi esige che il cinema vada a braccetto con la miglior tecnologia di suono e immagine. Da ieri (mercoledì 27 ottobre), con l’ampliamento del centro Le Due Torri di Stezzano e l’apertura di un nuovo multisala Arcadia, Bergamo ha due “sale energia” a portata di mano. Più piccole dell’originale, va detto, ma comunque d’avanguardia: schermo Premium Large Format e impianto audio immersivo Dolby Atmos - Meyer Sound.

Il comfort, poi, è da prima classe: parapetti divisori tra le file come se fossero dei palchetti teatrali, tanto spazio per le gambe, sedili reclinabili con tanto di poggiapiedi, usb per ricaricare i telefonini. Oggi, giovedì 28 ottobre, aprono le prevendite al seguente link: arcadiacinema.com/stezzano/prog.php.

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L’inaugurazione del cinema, ieri sera, è stata salutata da una proiezione a inviti del nuovo film di Gabriele Mainetti “Freaks Out”. Il regista ha mandato un videomessaggio, così come il ministro della Cultura Dario Franceschini, mentre uno dei protagonisti, Claudio Santamaria (che nel film veste i panni di una sorta di Chewbecca, quindi è completamente ricoperto da lungo pelo marrone) era presente in sala. «Guardare questo film è come salire su un ottovolante – ha detto Santamaria -. Presentato a Venezia, ha vinto il premio del pubblico, che è il più importante, perché è il pubblico che decide se un film ha successo o no».

Arcadia Stezzano rappresenta un nuovo investimento da parte di Piero Fumagalli, l’imprenditore considerato il pioniere delle multisale italiane. Questa inaugurazione arriva in un momento in cui il mercato cinematografico italiano sta iniziando a riprendersi dopo l’inizio della pandemia ed è «un grande atto d’amore per il mondo del cinema, oltre che un’iniezione di fiducia per il comparto», ha aggiunto Santamaria.

E il film? Molto bello, anche se non privo di difetti. Ha conquistato il Leoncino d’oro perché offre 2 ore e 20 minuti di puro spettacolo visionario. Mainetti ripropone il tema supereroistico già al centro di “Lo chiamavano Jeeg Robot” ma lo contamina di circo, freak, nazisti da fumetto (inevitabile il paragone con il Tarantino di “Bastardi senza gloria”) e brigate partigiane. A tenere insieme il tutto c’è il romanesco. Una storia di genere ma profondamente italiana, sulla linea virtuosa tracciata dal nostro cinema con polizziotteschi e spaghetti western.