La scelta

«Odio la prigione del sistema e degli algoritmi», il Bepi chiude la pagina Facebook

Il celebre cantautore di Rovetta, al secolo TIziano Incani, dichiara guerra all'effimero mondo social: «Online i contenuti faticano a emergere, o addirittura vengono distorti»

«Odio la prigione del sistema e degli algoritmi», il Bepi chiude la pagina Facebook
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di Giambattista Gherardi

Un cantautore “autentico”, per sua stessa definizione e orgoglio, deciso ad andare al di là della consuetudine social sempre più imperante. Tiziano Incani, 50 anni compiuti il 2 giugno, è un noto cantautore di Rovetta, per tutti il Bepi, celeberrimo personaggio da lui creato in una trasmissione radiofonica locale e divenuto icona della bergmaschità.

Incani vanta una carriera importante nel mondo della musica d’autore (con il brano Il Gregge nel 2000 è arrivato alle selezioni finali fra 120 artisti per l’Accademia di Sanremo). Come comico ha partecipato a La sai l’ultima? su Canale 5, nel 2002. Nel 2004 è stato il primo cd de il Bepi a dargli definitiva notorietà, spopolando in tutta la Val Seriana e non solo e procurando al cantautore migliaia di fans e followers anche e soprattutto su Facebook.

Nelle ultime settimane ecco la decisione spiazzante: la pagina de il Bepi sul famoso social di Mark Zuckemberg è stata chiusa o, quantomeno, congelata. Una decisione che Incani ha spiegato negli ultimi giorni con un articolato intervento inviato ai fans attraverso la consueta «gniusletter» settimanale.

«Fino ad ora - scrive Incani - poche lamentele e tanti complimenti per la mia scelta di uscire da quel social. Io, che cerco di mantenermi sempre obiettivo, capisco anche che, da fuori, sia più facile. Da professionista (che significa che, con quel che faccio, ci mangio) è innegabile che io abbia bisogno di arrivare a un gran numero di persone perché, tra quelli a cui non piaci, quelli a cui piaci ma non troppo, quelli a cui piaci ma non hanno tempo e quelli a cui piaci ma non possono mai… ala fì l’è mia ca l’rèste tecàt sö pò tat! I miei prodotti, che siano dischi, magliette, spettacoli… pòta, li devo vendere! Però, sull’altro fronte, odio essere prigioniero di un sistema, del pensiero unico, di un’idea calata dall’alto, di qualcuno che mi dice quando vado bene e quando no (pericolosissimo oggigiorno, sempre di più) e molto poco mi piace pure diventare dipendente, gradualmente, del suo gioco fatto di numeretti, incastri, specchi per allodole. Aggiungiamo il non secondario aspetto della frustrazione derivante dalla non comprensione perenne…e il gioco è fatto.

Già, perché non sono mica gli haters a infastidire di più: quelli sono dei poveri coglioni anche solo per il fatto di stare sulla pagina di uno che detestano. Li ho sempre ignorati senza alcun fastidio. No, le ferite più profonde arrivano, paradossalmente, da quelli che invece ci vogliono anche bene, ma non capiscono una beata fava di ciò che diciamo. Colpa nostra? Può darsi. Non è detto che si sia sempre bravi nel farsi capire. Dai like e, ancor più dai commenti, io capivo quanto poco arrivasse il vero senso di certi miei post: discussioni che vertevano su tutt’altro rispetto al vero tema trattato, cose sgrammaticate impossibili da leggere, polemiche di un’inutilità inenarrabile e pochissima gente (ma pochissimissimissima) che pareva aver capito PERCHÉ il Bepi aveva sentito l’esigenza di scrivere quelle righe. Appurato il fatto che non ci si può far niente, bisogna intervenire non tanto sulle cause, a questo punto, ma sugli effetti.

Se io sto sempre peggio, semplicemente non devo più fare ciò che sto facendo o, quantomeno, non in quel modo. Scrivere fino a ora m’è sempre piaciuto e credo lo si sia capito. Devo trovare il modo di farlo diversamente e, magari, di non sapere che effetto fa sugli altri. Avevo tentato di disattivare i commenti su Facebook: pare non sia possibile, anche se taluni dicono di sì. Conta, infatti, se quella è una pagina, un profilo personale, se viene gestita con Business Suite o con altri software... Ü casòt incredibile insóma. Diciamo che io a Zuckerberg non affiderei nemmeno la gestione della Conca Verde di Rovetta come sindaco… E il problema dell’essere “suo ospite”, in ogni caso, non viene risolto.

La copertina dell'album T11 (Töndes) pubblicato dal Bepi nel 2018

Quindi che faccio ora? Pòta, per adesso scrivo sulla mia newsletter via mail (se devo aggiungere la vostra mail scrivetemi a info@ilbepi.com) e poi mi attiverò per trasformare il mio vecchio sito www.ilbepi.com, con l’aiuto magari di qualche bravo webmaster. Abbisogna di una rimodernata (è ancora in linguaggio html), ma soprattutto abbisogna di una nuova front-page in stile Facebook, dove io, quotidianamente o quasi, possa scrivere le mie cosette, dalle più stupidine alle più serie. Sulla carta niente di trascendentale. Certo merà trà fò amò di sghèi! E poi mancheranno i grandi pro della condivisione, ma il detto dice: “S’pöl mia bif e siglà ‘nsèma”.

La paura più grande è un’altra: che in me venga sempre più a mancare la voglia, come negli ultimi anni ahimè è accaduto (ormai non si contano le cose che facevo e non faccio più)».

Il contrastato rapporto con i social e, aggiungiamo noi, con un futuro sempre più dominato dall’intelligenza artificiale, potrebbe essere il nuovo cavallo di battaglia del Bepi 4.0, pronto a riaffermare il primato dell’ispirazione artistica e dei dialoghi dal vero, possibilmente in stretto dialetto bergamasco. Del resto, un primo successo, qualche anno fa, il Bepi lo aveva pure conquistato: su Google Maps l’isolata spiaggetta sul Serio nei pressi del Ponte Del Costone è ufficialmente mappata come “Coston Beach”, in omaggio a uno dei più celebri successi del Bepi. Perché la realtà supera sempre la fantasia e, soprattutto, gli algoritmi.

Commenti
gianluigi

Facebook = agglomerato di idiozia, allo stato puro. Condivido pienamente, il pensiero, di chi finalmente, ha deciso di chiudere.

Massimiliano B. Dj

Come ti capisco! Anche io laa penso come te. Ho chiuso definitivamente con Facebook 3 anni fa nonostante fosse una pagina molto seguita! Continua così 👍🖐️

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