Orobie da amare

Al Passo di Lemma, tra bellezza e memorie della grande storia

Al Passo di Lemma, tra bellezza e memorie della grande storia
Viva Bèrghem 04 Ottobre 2017 ore 07:45
Foto di Angelo Corna

 

In alta Val Brembana, poco distante dalla famosa Foppolo, località sciistica per eccezione, troviamo Valleve, piccolo borgo montano posto sotto le pendici del Monte Pegherolo, del Pizzo Cavallo e dei Passi di Lemma e San Simone. Durante la stagione invernale è spesso meta di sciatori e di scialpinisti, che con le giuste condizioni possono cimentarsi in ascese alle vicine montagne, come le cime di Lemma, il Pizzo Rotondo e Cima del Siltri, regalando panorami che spaziano fino alla confinante Valtellina. In assenza di neve questi itinerari possono trasformarsi in facili escursioni, che permettono con poco dislivello un affascinate percorso in cresta e un divertente giro ad anello tra queste vette, affascinanti e sotto certi aspetti storiche.

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Il percorso. Raggiunto San Simone possiamo posteggiare l'auto nell'ampio parcheggio posto poche centinaia di metri prima degli impianti di risalita. Seguendo la strada sterrata transitiamo nei pressi della bella Baita Camoscio, situata in un ampio pianoro a metri 1666 e perfetto punto di ristoro per famiglie ed escursionisti. Dal rifugio seguiamo per alcune centinaia di metri il sentiero CAI 116, fino a un bivio segnalato che indica il Passo di Lemma, nostra prossima tappa. Il sentiero sale tra i prati, compiendo ampi zig zag, fino a portarci dopo poco più di un'ora di cammino al suddetto valico, posto a metri 2141 e punto di confine tra la provincia di Bergamo e Sondrio. Il tracciato prosegue ricalcando la Linea Cadorna, imponente sistema difensivo voluto dal generale Luigi Cadorna durante il primo conflitto mondiale e, fortunatamente, mai utilizzato durante gli scontri bellici della Grande Guerra. Il conflitto non raggiunse le Orobie, fermandosi in Val Camonica, sotto le pendici del Monte Adamello. Restano però visibili i resti delle trincee e delle postazioni di artiglieria, lavoro immane che più di cent'anni fa richiese l'ausilio di migliaia di soldati, valligiani e contadini. Dal passo si prosegue verso est, seguendo il filo della cresta e dell'immaginaria linea di confine tra le due provincie.

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Tra Valtellina e Bergamasca. Continuiamo tra saliscendi lungo queste facili e panoramiche creste, che ci porteranno dopo mezz'ora di cammino alla vetta della nostra giornata: la Cima di Lemma (m.2348). Il panorama spazia ora su tutta la Valtellina, rivelando in lontananza le severe sagome del Pizzo Badile e del Pizzo Cengalo. Nessuna croce attende l'escursionista che ha faticato per raggiungere la cima, solo un piccolo cartello, ormai sbiadito negli anni, ci conferma la vetta conquistata e il punto più alto di questo montagna. Ci attende ora una ripida discesa, su prati e roccette, fino al sottostante Passo di Tartano (m.2102), altro punto strategico della Linea Cadorna. Una pausa, anche solo per riflettere sul lavoro fatto dai nostri soldati, è d'obbligo. I resti delle trincee, le feritoie e le postazioni di artiglieria sono ancora ben conservate e restano a monito di quanto sarebbe potuto accadere. Sotto la grande croce, posta in prossimità del passo e che domina su Sondrio e Bergamo, troviamo un piccolo e spartano bivacco, ottimo punto di sosta in caso di maltempo.

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A noi la scelta. Possiamo concludere qua il nostro giro ad anello. Il sentiero CAI 101 ci riporterà in circa 45 minuti di piacevole cammino alla Baita Camoscio e al punto di partenza della nostra escursione. Chi invece dispone di fiato (e benzina nelle gambe) può continuare lungo il segnavia CAI 201 e raggiungere, con un'altra ora di cammino, i bellissimi laghetti di Porcile, vere perle di origine naturale poste in territorio valtellinese. Questi tre laghetti alpini sono adagiati nella Val Lunga, ovvero una delle 12 vallate che compongono il Parco delle Orobie Valtellinesi. Sono alimentati prevalentemente da acqua piovana e dalle falde provenienti dallo scioglimento delle neve del soprastanti Passo di Porcile, del Monte Valegino e dalla Valle dei Lupi. Hanno una superficie di 0,5 chilometri quadrati e una profondità massima di 4 metri. L'emissario principale è il torrente di Val Sambuzza. Il ritorno è consigliato lungo il percorso appena effettuato, ritornando così al Passo di Tartano e al sentiero CAI 101. Questa escursione, compresa di visita ai Laghi di Porcile, raggiunge le cinque ore di cammino, i 18 chilometri di lunghezza e quasi 1100 metri di dislivello, rendendolo così accessibile a ogni escursionista, previo un minimo di allenamento.

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La frana dell'87. Il 18 luglio 1987 è una data che resterà scolpita nella memoria. A 1600 metri, poco sopra il paesino di Tartano in territorio Valtellinese, una frana si stacca e s'incanala nel greto del torrente. Una massa di fango, acqua e roccia scende sempre più velocemente, travolgendo dapprima un'alpeggio, poi il condominio "La Quiete", spezzandolo in due. Ma la frana non si ferma. Si schianta contro l'hotel Gran Baita, uccidendo sul colpo i 20 ospiti. Un bilancio tragico, che si concluderà con 53 morti, 341 abitazioni distrutte, più di 1500 danneggiate e circa 25mila sfollati. Da allora, ogni 18 luglio, i comuni di Valleve e Tartano si ritrovano al Passo per ricordare quanto accaduto.