Menu
Cerca
tradizione e innovazione

Il podcast "Brasca", su Spotify, ovvero le leggende bergamasche sussurrate all'orecchio

David Carminati ha 31 anni e nella vita fa il videomaker. Sta conquistando i bergamaschi con la sua idea di raccontare le storie della nostra terra, ma... in Asmr

Il podcast "Brasca", su Spotify, ovvero le leggende bergamasche sussurrate all'orecchio
Viva Bèrghem Bergamo, 23 Gennaio 2021 ore 16:14

di Matteo Rizzi

Le leggende di Bergamo sussurrate all’orecchio mentre i bambini dormono: in poche parole Brasca, il podcast di David Carminati che sta conquistando i bergamaschi prendendoli dritti al cuore, facendo venire a galla vecchie storie un tempo raccontate nelle stalle dai nostri antenati, oggi ascoltate nella loro versione Asmr (una particolare tecnica di speaking al microfono che sfrutta i rumori bianchi per rilassare chi ascolta) su Spotify.

David ha 31 anni, è laureato in Lettere e nella vita fuori dal podcast è un videomaker. La passione per le leggende e per il folklore delle nostre valli lo ha spinto, lo scorso dicembre, a caricare il primo episodio del suo podcast.

David Carminati

Come le è venuta questa passione per leggende e folklore?

«È una passione che ho fin da quando sono bambino. Ricordo di aver trovato un libro sugli scaffali di mio padre. Si tratta di una raccolta di leggende bergamasche curata da Carlo Traini nel 1938, che era appartenuta già a mio nonno. La prima cosa che mi colpì è che quelle storie, a differenza delle fiabe che ero abituato a leggere e ascoltare fin da piccolo, erano ambientate in luoghi in cui spesso mi capitava di andare. Ai miei occhi di bambino era interessante il fatto che quei luoghi conservassero i segni del passaggio di queste leggende».

E come si arriva al podcast?

«Ho riflettuto sul fatto che da utente mi sarebbe piaciuto che qualcuno raccontasse queste storie, e visto che non lo faceva nessuno ho deciso di farlo io. Il podcast è stato concepito a dicembre ed è nato dopo pochissimo tempo».

Avrebbe potuto raccontarle in modi molto più consueti: come mai ha scelto proprio la particolare strada dell’Asmr?

«Ci sono almeno tre motivazioni, una più poetica, le altre due invece un po' meno. Quale vuole?».

Prima quella poetica.

«Quella poetica è che mi piaceva l’idea di aggiungere un qualcosa che rendesse il prodotto ancora più di nicchia, per cui ho scelto questo modo di interpretare le storie che crea una sorta di ossimoro: solitamente l’Asmr è pensato per rilassare e conciliare il riposo di chi ascolta, mentre in queste leggende, sia per il tipo di storie che sono, sia comunque per la tensione che si crea nel raccontarle, diciamo che l’inquietudine è sempre dietro l’angolo».

E quelle non poetiche?

«La prima è che non sono uno speaker né un attore, quindi non ho una voce impostata per narrare in maniera efficace. Diciamo che in un certo senso fare Asmr, sfruttando il sussurrato e i piccoli rumori del parlato salva un pochino capra e cavoli. L’altra è che queste cose per forza di cose le registro in casa di sera tardi, quando il mio bambino di nemmeno un anno va a letto. Sussurrando in questo modo diciamo che scongiuro il rischio che si svegli...».

Continuate a leggere sul PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 28 gennaio, o in edizione digitale QUI