Viva Bèrghem
Un simbolo della città

La vedovella tornerà presto e sul Sentierone rimesso a nuovo avrà pure un posto d'onore

La fontanella ha rinfrescato tutte le generazioni di bergamaschi. Nel disegno dei giardinetti ricavato un semicerchio che le consentirà di stendere il suo tappeto d'acqua

La vedovella tornerà presto e sul Sentierone rimesso a nuovo avrà pure un posto d'onore
Viva Bèrghem Bergamo, 02 Aprile 2022 ore 09:21

di Marinella Carione

La vedovella del Sentierone, insieme a quella di Colle Aperto, sono le due fontanelle più care ai bergamaschi. La prima è attualmente a riposo, traslocata presso i magazzini comunali, a causa dei lavori in corso per la nuova pavimentazione del tratto propriamente pedonale tra piazza Matteotti e piazza Vittorio Veneto, comprendente gli spazi verdi e i suoi arredi urbani. Lei, la “cittadina” più illustre, ha privato momentaneamente i passanti della sua presenza discreta.

Insieme alle compagne panchine, grazie al suo getto limpido e continuo, soprattutto nelle giornate più calde, è sempre stata un oggetto prezioso per tutti i bergamaschi, compresi quelli di adozione, che ancora oggi passeggiano su e giù per le vasche. Ne abbiamo incontrati diversi, tra cui 'Tore che con i suoi 83 anni, ci scherza sopra: «La vedovella quando era giovane era bella e si faceva guardare. Ora si è nascosta!».

Amarcord

Tante sono le persone, più o meno avanti con l’età, che si sono lasciate andare ai ricordi di gioventù. Sara ha raccontato di come tanti anni fa la vedovella era il luogo in cui ci si dava appuntamento il sabato e la domenica. Ma non solo, perché diversi erano i gruppi che animavano le sue vicinie: quelli della catena di via Statuto, dei cigni del Donizetti e del Balzer. Altri hanno aggiunto alla lista il gruppo di piazza Dante, il quale non godeva della miglior fama...

I più anziani, che in centro ci giocavano in quanto abitanti del borgo, rammentano con nostalgia che oltre a lei c’erano le sculture dei leoni nei giardini, ora chiamati “Giardini 25 Aprile”, e lì si divertivano a nascondersi dietro ai monumenti. Il ritrovo era sempre presso di lei, l’illustre vedovella. Giovanni si ricorda di una presenza insolita, la tenda rossa che vedeva quando era bambino, durante gli anni delle contestazioni studentesche, quando mamma non lo lasciava andare a scuola da solo perché lì era una zona calda e tiravano sassi. È sempre stata considerata la zona sinistroide della città, in contrasto con la parte comprendente il Balzer, il Nazionale e la piazza Dante, fino all’allora sede del Movimento Sociale presso la più staccata via Locatelli. Il Sentierone era quindi diviso in due: da una parte i compagni comunisti e dall’altra i fascisti.

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L’acqua più buona di Bergamo

La signora Gabriella di Clusone, accompagnata dal marito, si trova davanti al Balzer. Ha fatto acquisti e rivede quello zampillo fresco che sgorgava, quando allora studentessa della Capitanio, “rubava” con i compagni la mezz’ora di libertà intorno alla mitica vedovella.

«Di lì scende l’acqua più buona di Bergamo», dice una signora che preferisce rimanere anonima. Ride rincorrendo gli anni spensierati, a quando ragazzina delle medie si arrampicava sul Donizetti per sedersi sul manoscritto: «Eravamo quelli della banda dei cigni! Ma dove sono andati a finire i cigni, dicevano che li avrebbero rimessi... Speriamo che la stessa sorte non tocchi anche alla fontana». Insomma, onore alla vedovella, che oltre a soddisfare il bisogno primario di dissetarsi, conserva nelle sue bocche il vanto di innescare i ricordi più lontani.

L’ottico Sergio si concede una pausa fuori dal suo negozio storico di via Tasso: «Era un bel punto di aggregazione. Poi si andava da De Zordo in via Sant’Orsola per la cioccolata con panna. Era buonissima!». Sulle panchine dei “Giardini 25 Aprile” siede Pier Antonio, 93 anni, accompagnato da Anna, donna ucraina che si prende cura di lui. Una vita trascorsa all’estero per il suo lavoro da ingegnere. La parlata greca se la ricorda ancora, così pure la fontanella, sempre pronta a offrire la sua buona acqua ai cani, oltre che ai loro padroni.

Giulia ha solo 14 anni, ma ne dimostra di più: «Certo che me la ricordo, ma non l’ho mai chiamata vedovella. Ci trovavamo lì, o davanti al Colleoni, o ai cubi antiterrorismo. Speriamo la rimettano al suo posto!». Miranda, che compirà 84 anni il 10 aprile, la incontriamo ai Propilei: «Una volta erano due le fontane e ora non ne abbiamo più neanche una. Mi faccio le vasche e le vaschette, non sto mai a casa!». A Lorenzo, papà di Zoe, la vedovella manca soprattutto quando passa in bici: «Avrò avuto quindici anni, quando un amico che sento ancora oggi mi disse: "Ti porto al Drago Verde e offro io, tutto quello che vuoi!". Ci sono rimasto malissimo quando ho scoperto che si trattava della fontana!».

Una signora appena uscita dal Donizetti (in scena davano Al cavallino Bianco) va di fretta con l’amica ed è delusa dalla nuova pavimentazione, non le piace proprio: «Speriamo che almeno la fontana torni dov’era e che le diano il valore che merita». E infine non poteva mancare all’appello dei nostalgici il sindaco Giorgio Gori: «Ci si incontrava alla vedovella quando eravamo ragazzi e per tante generazioni di adolescenti bergamaschi è stato il luogo del ritrovo e mi fa piacere che stia ancora lì. Un po’ un ricordo di gioventù». Sarà sempre lei quindi, non una nuova... «Sempre quella», conclude il primo cittadino.

Vedova di chi?

Perché si chiama vedovella la mitica fontanella del Sentierone? La narrazione popolare vuole che in origine le fontanelle fossero due. Ma qui i pareri sono piuttosto discordanti (...).

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