Dopo il premio nazionale

Le altre Astino da salvare, tra i Colli e la pianura (a partire dal castello dell'Allegrezza)

Gli altri luoghi della città che potrebbero venire riqualificati sono molti. C’è un posto sopra tutti, che dal punto di vista storico e paesaggistico regge il confronto con Astino: è Valmarina...

Le altre Astino da salvare, tra i Colli e la pianura (a partire dal castello dell'Allegrezza)
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di Angela Clerici

Quante sono le Astino della nostra città? Quante sono le zone dove il paesaggio resiste, dove la storia ha lasciato i suoi segni, forti o delicati che siano? E, una volta individuati questi luoghi, è possibile realizzare un grande piano per salvarli, per dare loro valore, per farne una ricchezza per la città come è avvenuto per l’area dell’ex monastero Vallombrosiano?

Il premio nazionale

Il Premio Nazionale del Paesaggio che il Ministero ha assegnato a Bergamo per il recupero della valle di Astino è un riconoscimento importante. Un segno che ci dice che la nostra città possiede luoghi incantevoli, al di là di Città Alta, che soltanto dobbiamo difendere dall’assalto degli interessi miopi di un certo tipo di economia. Miopi, perché un territorio distrutto è un territorio che non vale più niente. Immaginate se ad Astino fosse stato costruito un bel quartiere... magari con qualche piccolo grattacielo. Il pensiero ci spaventa.

Nonostante i lunghi anni di abbandono, Astino è rinato, i luoghi hanno ripreso un senso profondo, l’ex monastero ospita iniziative di vario genere, soprattutto enogastronomiche, i campi attorno sono diventati terra per colture antiche e tradizionali come il lino, è stata cancellata la monocoltura del mais.

In realtà, Astino non è mai stato un luogo morto, sebbene abbia rischiato di venire assassinato da ville e villette in agguato. Per i bergamaschi è sempre stato un posto di bellezza, di incanto, di mistero. Un posto da visitare, dove andare a camminare, a fare il pic nic, a leggere versi di poeti seduti sui gradini sconnessi che portano alla chiesa del santo sepolcro. Un posto pieno di valore e di fascino anche a causa della sua decadenza. Un punto forse di èlite, certo differente dall’oggi quando, nella bella stagione, migliaia di persone si riversano nell’ex monastero nei fine settimana.

Il compito non è finito

Tuttavia il lavoro non è completo: bisogna salvare dalla rovina il castello dell’Allegrezza, quella rocca che si trova a circa un chilometro dall’ex convento, in direzione della Madonna del Bosco. Il piccolo castello medievale lotta contro il tempo, resistono ancora alcuni muri di pietra massiccia e una torre: anche questo è un punto di grande fascino, di lunga storia.

Ma ci sono tanti altri luoghi di valore nelle zone periferiche di Bergamo, che attendono nuova attenzione, nuovo valore. Dice Renato Ferlinghetti, docente di Geografia all’Università di Bergamo, ricercatore del centro studi Lelio Pagani: «Astino è stato rigenerato, gli è stato cioè conferito un nuovo significato legato alla biodiversità, alla cultura, al tempo libero. Ma Astino non è frutto del caso. Astino si è salvato per una serie di ragioni: la norma contenuta nel piano regolatore del 1951, cosiddetta del cinquantesimo. È la regola che ha salvato i colli di Bergamo. Potevi costruire un metro soltanto se ne avevi altri cinquanta di verde. Astino si è salvato anche grazie all’istituzione del Parco dei Colli, nel 1977. Di fatto, sono stati bloccati (quasi) tutti gli interventi edilizi. E si è salvato perché la città ha sempre avuto a cuore quel posto e alla fine una grande istituzione come la Mia ha deciso di rilevarlo dalla società privata che era proprietaria non solo del monastero, ma di tutta la valletta».

Un investimento economico non da ridere, uno sforzo della fondazione Misericordia Maggiore, antica e nobile istituzione nata alla fine del XIII secolo per fare del bene ai bisognosi, ai malati, alla città. La Mia acquistò la valle di Astino nel 2007.

Gli altri luoghi

Gli altri luoghi della città che hanno una storia importante e che potrebbero venire riqualificati sono molti. C’è un posto sopra tutti, che dal punto di vista storico e paesaggistico regge il confronto con Astino: è Valmarina, altro ex monastero, femminile, questa volta. (...)

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