In Porta Sant'Agostino si potrebbe...

Nove tappe alla scoperta delle Mura (idee per farle conoscere meglio)

Nove tappe alla scoperta delle Mura (idee per farle conoscere meglio)
27 Luglio 2017 ore 05:00
Foto in copertina Artslife/Dimitri Salvi

 

Ora che le Mura sono ufficialmente entrate nell’elenco dei siti Patrimonio Unesco, riconosciamo un po’ il merito anche ai nostri antenati, che hanno contribuito, se non altro, alla loro sofferta edificazione! Oggi possiamo farci una passeggiata, da soli, in compagnia o con Fido, viverle e assaporarle seduti sulle panchine, scrutarle da lontano o da vicino, attraversarle tramite porte e passaggi storici, oppure da via Beltrami o con la funicolare. Grazie ai loro spalti e belvederi ammiriamo il panorama di pianura fino agli Appennini e in collina verso le Prealpi. Insomma, se tutto questo è possibile, è grazie a loro, che le hanno edificate. Ma cos’ha comportato davvero la costruzione della fortezza?

Diamo un po’ i numeri e facciamo un tuffo nel passato, a partire da quell’1 agosto 1561, quando iniziarono i lavori che si sarebbero protratti fino al 1585 (24 anni dopo), ma che concretamente terminarono intorno al 1620 (59 anni dopo quella prima estate). E poi, in omaggio ai nostri avi e come eredità per i nostri posteri, pensiamo a come potremmo riutilizzare i singoli elementi che compongono una delle più belle strutture difensive de tera del principato veneziano.

 

Porta Sant’Agostino

Una veduta di Porta Sant’Agostino degli anni Sessanta.

Rappresenta ancora oggi l’accesso privilegiato a Città Alta: potrebbe quindi divenire il primo vero Infopoint delle Mura, dove recuperare mappe e materiali utili alla fruizione dell’intero perimetro murato oppure sede permanente di una mostra, imperniata sulla presentazione dell’imponente struttura, evidenziando le motivazioni che hanno portato alla sua costruzione, le fasi della sua erezione e la nomenclatura tecnica degli elementi che compongono la fortezza. Si tratterebbe in pratica di realizzare il Museo delle Mura. Un’appropriata segnaletica coordinata completerebbe l’intento della corretta individuazione dei singoli siti della fortezza con un terminologia appropriata.

 

Piattaforma di Sant’Andrea e Spalto delle cento piante

È il più lungo affaccio pubblico sulla pianura che vanti il nostro complesso murato: potrebbe essere rivisitato come una sorta di vedetta, che grazie ad adeguati strumenti indicatori (un plastico, un modello in ferro tridimensionale corredato da linguaggio braille, un’app o altro) consentirebbero la possibilità di riconoscere i principali edifici dispiegati nella città bassa e oltre, riallacciando il colle al piano, in una sorta di realtà virtuale.

 

Porta San Giacomo

La più elegante delle cinque porte veneziane risulta ad oggi di dimensioni ridotte rispetto alla mole originale: questo a causa della realizzazione della via Ferdinandea (attuale viale delle Mura) e dell’edificazione settecentesca del Palazzo Vailetti Salvagno (attuale Medolago Albani), che fonti certe rivelano conservi ancora avanzi dei locali in cui era alloggiata la guarnigione a presidio della porta. Suggestivo sarebbe un’esposizione di copie dei numerosi dipinti, realizzati per lo più da artisti locali, che ritraggono la porta inserita nello skyline cittadini. Una Galleria iconografica della Mura.

 

Cannoniere di San Giovanni e San Michele

Le due cannoniere potrebbero condividere una funzione didattico-museale, con pannelli su cui descrivere le caratteristiche tecniche, le modalità di manovra e le attrezzature utili al loro funzionamento; inoltre interessante sarebbe indicare e illustrare come la guarnigione vivesse al suo interno e nelle vicine casermette, in quali condizioni igienico-sanitarie, il tipo di abbigliamento indossato, le modalità di rifocillamento e di riposo, le turnazioni, i tempi e i criteri seguiti per l’addestramento, fino a scandirne tempi e ritmi della giornata.

 

Porta Sant’Alessandro

La funzione di porta potrebbe duplicarsi assumendo le vesti di ingresso al nostro polmone verde, il Parco dei Colli di Bergamo, illustrato e valorizzato nei suoi percorsi anche grazie alla maglia capillare dei suoi percorsi d’acqua con i riferimenti dei tratti ancora leggibili degli antichi acquedotti, fondamentali per lo sviluppo del sito di Bergamo e per la sua evoluzione.

 

Forte San Marco e Porta del Soccorso

Il Forte di San Marco è un’importantissima porzione della cinta bastionata, in pratica la nuova Cittadella veneziana. Purtroppo oggi è difficilmente leggibile a causa del suo smantellamento e della vendita porzionata a privati, che vi hanno edificato residenze e pertinenze varie. Anche il reticolo viario è stato inglobato in questa importante operazione immobiliare, quindi diviene difficile leggere le singole parti del distretto militare cinquecentesco, così come svelare la presenza della quinta porta del sistema difensivo veneziano ovvero la Porta del Soccorso (nella foto). Ma la via Sotto le mura di Sant’Alessandro e la scaletta che porta all’orto botanico, se valorizzate, potrebbero contribuire alla conoscenza della sua esistenza e funzione, peraltro mai espletata.

 

Porta San Lorenzo

La sua ubicazione all’imbocco della valle Brembana è stata fondamentale per connettere i domini della Serenissima al Nord Europa, che proprio da questa porta e lungo la più importante delle vie mercantili bergamasco-veneziane, la Priula dal nome del suo promotore Alvise Priuli, videro transitare sui nostri territori le più variegate mercanzie: legnami, panni lana, stoffe, sete, tele, corazze, armi bianche, pelli, spezie, oggetti preziosi, arazzi. Al suo interno si potrebbero rintracciare le rotte, i mezzi e i tempi impiegati per la loro copertura, pianificando una mappa in cui evidenziare la provenienza e la destinazione delle diverse merci introdotte in città e nel territorio.

 

Castello di San Vigilio

Il suo recente recupero ci ha restituito tutto l’apparato interno dell’edificio, che a pieno titolo è il castello di Bergamo, poi adattato anche a palazzo del Castellano, figura che affiancava in alcune mansioni i Rettori veneziani. Da sempre luogo privilegiato per un osservatore attento al territorio della città, perché non destinarlo a moderna sede operativa e Centro Studi dell’intero Sistema Fortificato Veneziano?

 

Polveriera

L’unica polveriera veneziana comunale potrebbe trasformarsi in un ulteriore supporto museale, con una mostra permanente che snoccioli i numeri della fortezza ovvero materiali, costi e forza lavoro utilizzata per la sua edificazione e le demolizioni operate per la sua difesa. Vediamoli:

Tempi di realizzazione:
– 1561, estate: inizio dei lavori
– 1561, autunno: tracciato il circuito della fortezza che misurava 5417 metri
-1565, dicembre: realizzato il tratto settentrionale che andava dalla Porta di Sant’Alessandro al baluardo di San Lorenzo
-1574: ultimati gli 11 baluardi e le 5 piattaforme
-1590: lavori si poterono dire ultimati, con 5 porte, 32 garitte, 100 bocche di cannone, 2 polveriere,
-1620: fine dei lavori, dopo perfezionamenti e rifinire dal punto di vista strettamente militare e della logistica
Altezza originaria: tra gli 8,7 e i 20,88 metri.
Materiali utilizzati: masselli bugnati in arenaria, malta da impasto di calce e sabbia, arenaria grigia e gialla, laterizio, legname, marmo bianco rosato di Zandobbio.
Persone impiegate: 4258: 3760 guastatori (manovali addetti alle demolizioni), 263 spezzamonti per scavi e preparazione delle pietre, 147 muratori, 45 falegnami, 35 soprastanti (responsabili della gestione dei cantieri) e 8 proti incaricati di progettare e dirigere i lavori.
Case demolite (una stima): Borgo Canale 80, Borgo Santo Stefano il Paesetto, S. Domenico 40, Vie Pelabrocco/Pignolo 57, Borgo San Lorenzo 80. Al 1571, erano 549 le case rimaste e 213 quelle distrutte. Nel 1581 erano 445 le rimaste e 317 le distrutte (tra dimore gentilizie e case popolane).
Chiese e conventi demoliti: Sant’Alessandro con la canonica, San Giacomo, San Lorenzo, SS. Stefano e Domenico, chiesa e convento domenicano.
Verde distrutto: terreni da coltivo, orti, giardini, siepi.
Costo finale dell’opera: 1,5 milioni di ducati ovvero 15 volte la stima iniziale (che era 100mila ducati), che rapportato ad oggi equivale a 155 milioni di euro, dato che il ducato veneziano era una moneta d’oro del peso di 3,44 grammi a 24 carati: moltiplicato per 1.500.000 risultano 5.160.000 di grammi d’oro e, considerata la quotazione attuale dell’oro di 30 euro al grammo, il gioco è fatto!

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