Uno per ogni regione orobica

Tour della Bergamasca in 9 musei

Tour della Bergamasca in 9 musei
29 Dicembre 2016 ore 09:30

L’inverno ci piace, perché l’atmosfera ovattata che lo contraddistingue è molto intima e ci regala calde sensazioni che sanno di casa e di famiglia, dove la cioccolata con la panna diffonde i suoi aromi, tra una coperta e l’altra, oppure impera la pizza d’asporto il sabato o la domenica sera, prima della visione di un film. E per i pomeriggi di tutti i lunghi weekend dove andare per trascorrere il tempo con i nostri bimbi, i nostri innamorati e i nostri più cari amici? Al multisala, a fare vasche al centro commerciale o rintanati in un bar in Città Alta per i più tradizionalisti; in montagna a sciare e ciaspolare o in piscina o meglio ancora tra il caldo ed il freddo di una spa.

E vicino a casa? A pochi passi da noi non c’è nulla che valga la pena di visitare in maniera accurata e diremmo anche altamente didattica per i nostri bimbi? Centri storici, chiese e basiliche, ma soprattutto un patrimonio permanente: i nostri musei. Ce ne sono talmente tanti disseminati in città e provincia che non si sa da che parte iniziare, quindi ne abbiamo scelto uno per ogni area geografica che contraddistingue il nostro territorio, da ovest a est, fino alla pianura.

 

Val San Martino, Caprino Bergamasco
Museo di Storia Naturale Don Bernardino Gavazzeni

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I reperti del museo sono stati raccolti da un sacerdote che era anche insegnante di scienze presso il Collegio di Celana, dove sono tuttora esposti e utilizzati quale supporto didattico per gli allievi. Mobili, teche, vetrine e didascalie sono ancora quelle originali ottocentesche e ciò regala un sapore d’antico a tutto il corposo allestimento. La collezione si compone di fossili, minerali, erbari, uccelli e mammiferi esotici, rapaci, anfibi e un grande orso imbalsamato, abbattuto nel lecchese nel 1886. Vi sono anche strumenti scientifici che costituivano il gabinetto di fisica, un globo celeste e un canguro dall’Australia.

 

Isola, Sotto il Monte Giovanni XXIII
Casa Natale di Papa Giovanni e Ca’ Maitino

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La casa natale di Sotto il Monte vide nascere il futuro Papa il 25 novembre 1881, quartogenito di 13 figli di una modesta famiglia contadina. Le semplici stanze hanno mantenuto la loro dignitosa e austera povertà e su tutte spicca quella dei genitori, in cui ancora si conserva il quadro della Vergine posto sopra la testiera del letto. Nelle altre, dette “delle sorelle”, diverse teche conservano alcuni indumenti appartenuti al Papa, oltre a piccoli suppellettili e documenti di vario tipo. Dalla parte opposta del paese si trova invece Cà Maitino, che fu la residenza estiva di Angelo Giuseppe Roncalli nel periodo compreso tra il 1925 e il 1958, anno in cui venne eletto Papa. L’edificio venne costruito all’inizio del XV secolo da Martino Roncalli, capostipite della famiglia giunto a Sotto il Monte dalla Valle Imagna, ma in seguito, grazie all’opera del segretario del papa Mons. Loris Capovilla, è stata trasformata in un importante luogo di esposizione, ove sono conservati numerosi oggetti appartenuti al Pontefice e che ricolmano abbondantemente teche e vetrine disposte su due piani contigui.

 

Valle Imagna, Almenno San Bartolomeo
Museo del Falegname

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Originato da un paziente lavoro di ricerca di utensili, macchinari e documenti inerenti l’antico lavoro del falegname, fu inaugurato nel 1987 dal suo ideatore e curatore, l’imprenditore bergamasco Tino Sana, ed oggi è l’unica realtà museale in Europa che offre la più completa testimonianza della cultura legata alla lavorazione del legno. Occupa un’area di 3200 metri quadrati suddivisa su tre piani, utili per esporre i quasi 400 reperti che coprono gli ultimi cinque secoli della nostra storia artigiana. Le sezioni sono diverse e rispondono a diverse esigenze didattiche: le botteghe artigiane, gli ambienti da lavoro e della vita quotidiana, gli attrezzi ed i macchinari, le carrozze, le biciclette, i burattini.

 

Val Brembana, Camerata Cornello
Museo dei Tasso e della Storia Postale

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Posta a ridosso dell’antichissima via Mercatorum, la frazione del Cornello (da cornel, quindi rupe, sperone o dente roccioso) ha dato i natali ai mastri postali della famiglia Tasso, che fondò una società di corrieri postali da cui hanno avuto origine le moderne poste e i moderni corrieri espressi. Il museo si divide tra due edifici prospicienti la piazza centrale del paesino montano: in uno vi sono l’albero genealogico della famiglia e una mappa che indica sedi e spostamenti a staffetta dei corrieri, la modalità di comunicazione nei vari paesi europei oltre a modellini di stazioni di posta fino all’Ottocento; l’altro invece espone testi antichi, volumi, materiali, documenti oltre alla bollatrice a mano della corrispondenza utilizzata negli uffici postali del Regno d’Italia tra il 1877 e il 1890, un gruppo telegrafico Morse del 1873 e la riproduzione del primo apparecchio trasmettitore con antenna del 1895, utilizzato da Guglielmo Marconi per i suoi esperimenti.

 

Val Seriana, Alzano Lombardo
Museo d’arte sacra San Martino e sagrestie della Basilica

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Sono un ottimo connubio e imprescindibili l’uno dalle altre, anche perché i turisti in visita puntano alle sagrestie, ma una volta giunti non possono esimersi dal continuare il percorso nel museo che ne è la loro naturale prosecuzione. È stato il parroco don Alberto Facchinetti a promuoverlo nel 1995, grazie anche al corposo restauro che ha interessato le tre sacrestie fantoniane, tra il 1992 ed il 1994. I tre piani espositivi, per un totale di quattordici vani interamente allestiti, raccontano gli eventi salienti che hanno caratterizzato l’edificazione della basilica alzanese, mentre alle pareti si susseguono dipinti di autori locali e veneziani, tra cui spiccano Palma il Vecchio, Tintoretto e Giovani Raggi. Si passa poi all’arredo liturgico e ai paramenti sacri, fino a giungere a un intero piano che in pratica è un largo inciso dedicato alle due botteghe protagoniste della storia dell’arte settecentesca bergamasca, i Fantoni e i Caniana, rispettivamente scultori ed ebanisti-architetti.

Ma sono sicuramente le tre sacrestie a rapire il visitatore, che, se non avvisato, non si aspetta certo il tripudio di legni, stucchi e arredi che rivestono i grandi locali: nella prima campeggiano sei armadi lignei sul cui alto fastigio si alternano le statue dei Padri della Chiesa, di patroni e di santi legati alla devozione locale, insieme ad angeli e allegorie della Morte; la seconda rievoca in maniera cruenta e dettagliata le pene inflitte ai principali martiri della Chiesa; la terza è più sobria e spicca per gli inserti in madreperla opera quasi sicuramente di Caterina Caniana.

 

Val Cavallina, Lovere
Accademia di Belle Arti Tadini

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La storia di questa pinacoteca ricorda un poco quella cittadina del conte Giacomo Carrara, dato che anche qui si parla di conti, i Tadini per l’appunto, con la differenza che in questo caso il museo è plurimo, perché nelle sue ventotto sale spazia dalla pittura alla musica, dall’archeologia alle armature, dalle sculture ai disegni, dalle incisioni ai fossili, dalle porcellane più raffinate (Meissen, Sevres, Napoli) ai libri. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che interessa notevolmente, dato che i testi conservati nella biblioteca privata del conte, cresciuto nel clima dell’Illuminismo lombardo, trattano di letteratura, filosofia, storia, scienze e sono visibili ma non consultabili, se non dietro motivata richiesta alla direzione. Tra i capolavori pittorici da non perdere si annoverano opere di Bellini, Vivarini, Bordon, Ceruti e Hayez oltre a bozzetti e sculture di Canova, tra cui la stele consacrata alla memoria di Faustino Tadini, lo sfortunato figlio del conte Luigi, posta nel silenzio della cappella di famiglia, visitabile nel percorso museale.

 

Val Calepio, Sarnico
Museo Civico Gianni Bellini

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La pinacoteca in Palazzo Gervasoni è stata inaugurata nel 2002 grazie al lascito della collezione personale di don Gianni Bellini, composta di circa 150 opere databili tra il Cinquecento e il Settecento. La suddivisione per sale su tre piani corre lungo un asse che predilige le singole scuole pittoriche regionali (lombarda, veneta, emiliana, toscana, romana, napoletana) oltre a sezioni specificatamente dedicate a significative opere sacre e profane, mentre ai generi minori (paesaggi, battaglie, nature morte, etc.) è dedicato quasi tutto il secondo piano. Su tutti primeggiano le opere di Montalto, di Palma il Giovane e del ticinese Bernardo Luca Sanz. Vi sono esposti anche mobili d’epoca, statue e diversi crocefissi.

 

Hinterland, Dalmine
Museo del Presepe

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La passione per l’arte dell’intaglio e della scultura del legno portò don Giacomo Piazzoli a fondare il museo nel 1974, che oggi vanta oltre 900 opere differenti per epoca, provenienza geografica, dimensione e materiale, ma non tutte esposte sui soli 2mila metri quadri disponibili. Il secolo d’oro per il presepio è stato il Settecento e il museo lo omaggia con bellissimi esemplari napoletani, ma di rilievo sono anche quelli siciliani, calabresi, pugliesi, sardi e liguri, senza dimenticare naturalmente quelli bergamaschi, forse i più semplici, ma che tramandano una genuina devozione popolare tipica delle nostre genti. Dell’Europa sono i presepi polacchi e spagnoli, ma ognuno dei quattro altri continenti è ben rappresentato e ogni cultura ruota attorno al tema della natività, che ancora una volta allieta e unisce.

 

Pianura, Treviglio
Museo Verticale

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ll museo è ospitato nel campanile di Treviglio, torre civica risalente al Duecento-Trecento, che mantiene decorazioni affrescate al piano terra. L’allestimento è di quelli di ultima generazione, multimediale-interattivo, è ha il duplice compito di narrare la storia della città e di valorizzare l’architettura del Campanile, attraverso installazioni che ne illustrano le funzioni specifiche. I livelli della torre sono sette e raccontano l’ex cappella trecentesca (piano terra), la storia della città in sedici pannelli (primo piano), il saccheggio del 1509 e il Miracolo del 1522 (secondo piano), la storia della basilica e del polittico dei pittori Zenale e Butinone (terzo piano), le funzioni del campanile (quarto piano), l’antico meccanismo seicentesco dell’orologio (quinto piano) e il belvedere (sesto piano), da cui si può ammirare il panorama sulla città e sul territorio.

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