La notte più lunga che ci sia

Santa Lucia, viaggio per immagini

Santa Lucia, viaggio per immagini
12 Dicembre 2019 ore 05:00

Questa è la settimana più lunga dell’anno per noi e per i nostri bimbi, perché la notte tra il 12 e il 13 dicembre arriverà la santa più attesa da tutti i bergamaschi, colei che a bordo dell’asinello provvederà a depositare su tavoli e madie di mamme, papà, zii e nonni dolci e balocchi di ogni genere. In passato si è già parlato della chiesa meta del pellegrinaggio domenicale di molte famiglie e del perché della sua sottotitolazione, così come dei passaggi che le monache domenicane fecero nei secoli, lasciando proprio il quartiere tuttora denominato “Santa Lucia” per portarsi nel cuore della Bergamo Bassa, dapprima nella parte sud-occidentale del Borgo San Leonardo, in San Lazzaro, poi a Palazzo Frizzoni (prima chiesa e monastero delle SS. Lucia ed Agata) e infine in Via XX Settembre.

 

 

Lucia era una giovane nobile siciliana, che nonostante fosse destinata a nozze combinate aveva scelto di consacrarsi a Cristo, donando tutti i suoi beni ai poveri: queste azioni scatenarono l’ira del suo promesso sposo, che la denunciò al console di Siracusa; da qui l’inizio del suo doloroso martirio, dimostratosi da subito vano nonostante i tentativi di infierire sulla giovane vergine: inizialmente venne indotta alla prostituzione, poi si tentò di usarle violenza, in seguito la si pose su una pila infuocata e infine la si imprigionò per condannarla alla decapitazione. Fu tutto inutile! Tanto che, nel venire condotta al martirio, l’intervento dello Spirito Santo e degli angeli appesantirono il suo corpo a tal punto che anche carri e coppie di buoi non lo poterono trainare fino al patibolo. Avvenne un po’ come per Santa Caterina, per intenderci, o anche Rocco o Sebastiano, che avendo subito più martiri sono stati poi eretti a “idoli” cristiani: il sopportare ingiurie e al contempo il perseverare nella fede, poteva fornire un buon esempio da seguire per tutti i cristiani, un monito, soprattutto a quelli appartenenti alle fasce più deboli, e da qui ne scaturì la loro fortuna iconografica.

 

 

Lucia non è quindi da meno, anche perché il suo martirio, quello ufficiale, risulta tra i più terribili: le vennero cavati a mente viva i bulbi oculari, che secondo alcuni lei stessa provvide a “reinserirsi” o a infilare sullo stiletto o sullo spiedino, che simpaticamente appare quale il suo immediato rimando iconografico. In realtà non sappiamo esattamente come venne condotta alla morte, ma di certo l’ultima versione è quella più plausibile e più attinente al significato del suo nome, che rimanda alla luce e al fatto che dopo il 13 dicembre le giornate comincino già ad allungarsi e a proiettarci speranzosi verso la prossima primavera. E proprio per questo motivo la santa è invocata in caso di oftalmia ed è stata eletta quale protettrice degli elettricisti e degli oculisti.

I dipinti più belli, che ce l’hanno consegnata nelle fasi finali della sua agiografia, recano la firma dei pittori veneziani Lorenzo Lotto (Lucia dinnanzi il giudice,1532, Pinacoteca comunale, Jesi), Leandro Bassano (Martirio, 1590-1600, Chiesa San Giorgio Maggiore, Venezia) e Giovanni Battista Tiepolo (Ultima comunione, 1748-1750, Chiesa dei Santi Apostoli, Venezia). Ma anche Bergamo offre molte opere d’arte dedicate alla santa cara ai bimbi e, nell’attesa che la sua venuta si materializzi – tra giochi, dolci e balocchi -, rincorriamola allora da una chiesa all’altra secondo un itinerario ragionato, optando per affreschi e dipinti, per vedere come riconoscerla tra tanti altri martiri. Partendo da Colle Aperto la prima tappa tocca il Seminario Vescovile, che conserva un’opera di Fabio Ronzelli (Lucia incoronata da un angelo con Sant’Antonio abate e San Bartolomeo, 1628). Proseguendo per il cuore di Bergamo Alta si entra nelle chiese di San Pancrazio e del Duomo, dove troviamo rispettivamente Marcantonio Cesareo del 1648 (Madonna e Santi, 1628) e un anonimo lombardo del XVII secolo (Madonna e Santi).

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In considerazione dei lavori in corso per il nuovo polo museale diocesano di Piazza Duomo, serve ricordare lo scomparto di polittico su fondo oro del XV secolo realizzato dalla bottega dei pittori seriani Marinoni Bernardo o Antonio. Scendendo al piano da via Porta Dipinta, immancabile l’ingresso sia nella Chiesa di Sant’Andrea che di San Michele al Pozzo Bianco: nel primo caso merita attenzione il dipinto di Cesareo (Santa Lucia, San Romualdo e Apollonia, 1684), nel secondo la discesa nella cripta longobarda dove subito a sinistra un affresco del XV secolo attribuito a Bartolomeo Cabrini ci consegna la triade delle sante Lucia, Apollonia e Caterina (per altri Margherita). Sul crocicchio di Pignolo, all’interno della Parrocchiale di Sant’Alessandro della Croce, padre e figlio Talpino offrono Lucia tra i santi ritratti nelle sacre conversazioni Madonna e Santi, dove Enea appare sempre insuperabile a dispetto del figlio Francesco che data l’opera 1628.

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Nella chiesa affettuosamente dedicatale, in realtà in titolata Beata Vergine dello Spasimo, sono conservati dipinti dei secoli XVII e XVIII di ambito bergamasco, mentre spostandoci nel quartiere più moderno di Santa Lucia, troviamo la santa ritratta in due affreschi posti all’interno della Chiesa del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, meglio nota come Tempio votivo (Santa Lucia condotta al martirio, di ambito bergamasco del secolo XVI, e una più generica Santa Lucia di ambito bergamasco del secolo XVI). Infine, portandosi verso Astino e proseguendo per Sombreno, la Chiesa della Natività della Beata Vergine Maria espone un Gaetano Peverada del XVIII secolo. Curiosità: in questo tour di opere, purtroppo non ci resta che appurare che l’asinello non compare mai…

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