Tribunale del Riesame

Profanazione della tomba di Pamela Genini, respinta la richiesta di dissequestro di Dolci

L'uomo, unico indagato, chiedeva di riavere telefoni, coltello e foto della ragazza. Secondo la Procura, era «ossessionato» dalla 29enne

Profanazione della tomba di Pamela Genini, respinta la richiesta di dissequestro di Dolci

Il Tribunale del Riesame ha detto no. Respinta la richiesta di dissequestro avanzata da Eleonora Prandi e Isabella Colombo, legali di Francesco Dolci, l’uomo indagato per la profanazione della tomba di Pamela Genini, uccisa lo scorso ottobre dall’ex compagno Gianluca Soncin e il cui cadavere è stato trovato decapitato lo scorso 23 marzo nel cimitero di Strozza durante il trasferimento del feretro dal loculo temporaneo – dove era stata sepolta a ottobre 2025 – nella tomba di famiglia.

Gli oggetti che le autorità hanno sottratto all’uomo per eseguire approfondimenti d’indagine sono due telefoni cellulari, un coltello, del mastice, della malta, delle foto di Pamela e alcuni scontrini.

Pamela Genini

I video “contro” Dolci

Come spiega il Corriere Bergamo, si tratta solo dell’ultimo atto (per ora) dello scontro in atto tra accusa e difesa, iniziato in aula la scorsa settimana. Il 27 maggio, in occasione della prima udienza del Riesame, le legali di Dolci si erano soffermate sui video che hanno ripreso l’uomo, il 22 e il 23 marzo, al cimitero di Strozza. Nelle immagini si vede il 41enne di Sant’Omobono avvicinarsi al loculo e chinarsi.

Secondo la Procura, stava osservando le parti che aveva precedentemente rimosso e il silicone che aveva poi messo nell’atto della profanazione, avvenuta mesi prima (forse a novembre). Secondo le legali, invece, Dolci andava lì solo per pregare. Tant’è che fotografò quei segni strani.

Il movente? L’ossessione di Dolci

Le avvocate hanno anche sottolineato come più volte il loro assistito abbia chiesto agli inquirenti di seguire una presunta “pista economica” legata alle frequentazioni di Pamela. Il pm ha risposta che, in tal senso, sono state fatte indagini accurate, ma nulla è venuto a galla. Dagli approfondimenti eseguiti e dalle testimonianze raccolte tra le amiche della vittima, invece, è stata evidenziata la presunta «ossessione» di Dolci nei confronti della 29enne. E proprio questo sarebbe il movente. Nessun complotto nei confronti del 41enne dunque, a dispetto di quanto l’uomo afferma da mesi.

Gli altri atti d’indagine e le motivazioni

Un secondo elemento di scontro emerso in aula è stato quello circa le tempistiche con cui Dolci è stato iscritto al registro degli indagati. La data ufficiale è quella del 5 maggio e quindi, secondo le legali, alcuni elementi d’indagine raccolti nei giorni precedenti dagli inquirenti e ora usati contro il loro assistito non sarebbero validi, perché non era presenta alcun avvocato. Secondo l’accusa, invece, è stato lo stesso Dolci a fornire quegli elementi nelle innumerevoli volte che s’è presentato di sua spontanea volontà ai carabinieri per esporre ricostruzioni, mostrare foto e rilasciare dichiarazioni, cosa fatta anche pubblicamente in diversi interventi televisivi.

Per ora il Riesame s’è pronunciato solo sull’istanza di dissequestro, respingendola. Le motivazioni verranno depositate entro trenta giorni.