Le 18 e 12 di mercoledì primo luglio. La coda di auto lungo via Paleocapa arriva fino all’incrocio con via Paglia. Senza soluzione di continuità, anche se i tempi dei semafori sono stati modificati. Per percorrere quel tratto di strada di trecento metri ci vogliono quindici minuti. Metro e stop, metro e stop. E lo stesso calvario tocca a chi rientra in città dal senso opposto. La colonna arriva ben oltre largo Tironi, in via Carducci.
È il combinato disposto di due “sciagure” per la viabilità cittadina: le nuove corsie preferenziali della e-Brt e i lavori al ponte ferroviario di via San Bernardino. Le prime hanno ridotto le carreggiate disponibili al traffico ordinario provocando imbuti e improperi; il secondo, vabbè, lasciamo stare. E siamo solo a luglio. Potete immaginare cosa accadrà a settembre, quando ricominceranno le scuole e le attività lavorative torneranno a regime.
Sui social network infiamma la protesta. Intanto in Consiglio comunale sono state scintille. L’opposizione guidata da Andrea Pezzotta ha presentato un ordine del giorno zeppo di preoccupazioni. «I nuovi bus elettrici – ha detto – stanno già causando lunghe code fra le vie Paleocapa, San Giorgio, Simoncini, Bonomelli e largo Tironi» ancor prima di cominciare a funzionare. Il centrodestra suggerisce di impiegare subito la polizia locale per indirizzare traffico e imbottigliamenti. E si domanda, retoricamente, se fosse così opportuno creare corsie preferenziali in centro città visto che «il 27 per cento del percorso dell’e-Brt sarà comunque su corsie promiscue».
La minoranza ha chiesto le dimissioni dell’assessore alla Mobilità Marco Berlanda. La sindaca di Bergamo Elena Carnevali invece gli ha confermato la fiducia. Anche perché, a dire il vero, i due quell’opera se la sono ritrovata sul groppone. Decisa dai loro predecessori. Anche se non si sono mai opposti.
A volerla nel 2017 era stato il “Tavolo 2030”, consesso composto da Camera di commercio, Confindustria, Università, Comune, Provincia, Diocesi, associazioni di impresa e sindacati che ha il compito di «elaborare le strategie per il futuro economico, sociale e infrastrutturale della Bergamasca».
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A chiedere il finanziamento per il nuovo collegamento “ecologico” (che poi di ecologico ha ben poco visti gli anni di code, la Roggia Colleonesca sepolta e la ciclabile cancellata) è stata la Camera di commercio attraverso il Pnrr. Insomma, sono stati gli organismi economici a volere una nuova linea Bergamo-Dalmine-Verdellino su gomma. Quando in realtà, già nei primi Anni Duemila, la Provincia aveva elaborato uno studio che puntava a una metropolitana leggera, su ferro e sul sedime ferroviario già esistente.
Ma tant’è, l’allora presidente della Camera Carlo Mazzoleni ha detto a L’Eco che «il progetto e-Brt è assolutamente valido e dimostrerà presto tutto il suo valore portando benefici alla città e ai comuni collegati». Francamente era difficile dicesse il contrario. Solo che l’idea, fin dall’inizio, era parsa quel tantino azzardata. Basata su corsie preferenziali, in una città dove se getti per aria uno spillo non tocca terra (…)