Un disastro...

Squadra in ritiro, situazione paradossale: c’è bisogno di un “castigo” per vincere la fragilità?

Una situazione simile era difficilmente pronosticabile. Non tanto per risultati e classifica, ma per atteggiamento. Ok le difficoltà, ma i problemi di testa preoccupano

Squadra in ritiro, situazione paradossale: c’è bisogno di un “castigo” per vincere la fragilità?
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L’Atalanta da questa mattina (3 novembre) va in ritiro fino a domenica, giorno della partita con il Monza. Lo ha annunciato Cristiano Giuntoli, direttore sportivo dell’Atalanta, a nome della società dopo il pesante ko con il Parma e specificando che è stato deciso di comune accordo con l’allenatore, Maurizio Sarri.

Lo stesso tecnico, dopo aver parlato di fragilità e di un momento in cui la squadra quasi si squaglia di fronte alle prime difficoltà, ha detto che saranno giorni in cui ci sarà tempo per stare insieme, confrontarsi e capire come uscire da questa situazione.

Detto che questa posizione della società e del suo allenatore dimostrano che c’è unità d’intenti e che la volontà dell’Atalanta è continuare questo corso tecnico, il tema è un altro: davvero giocatori di Serie A che fino a pochi mesi fa stavano in Champions League sono fragili e hanno bisogno di stare in clausura a Zingonia per superare il momento? La valutazione tecnica e tattica è una cosa, ma qui siamo nel campo del paradossale, perché si vedono cose che hanno poche spiegazioni logiche.

Col Parma, l’Atalanta ha fatto una prima parte di gara in cui sono mancati precisione e cinismo. La fame. La garra. Poi è arrivato il primo episodio, Fabbian segna e tu sparisci. Non è possibile, né accettabile.

Al netto di quello che sarà con Kairat e Monza, la situazione è profondamente preoccupante non per questioni di moduli o qualità dei singoli, ma per la sensazione chiara e diffusa che la squadra, a oggi, non sia per nulla una squadra. Almeno nella versione più ampia del termine.