L'importanza delle catene esterne

Anche la Coppa Italia conferma: per la Dea è il gioco delle coppie a risultare decisivo

Ci sono principi di gioco e concetti che, indipendentemente dall'avversario, l'Atalanta propone sempre e con ottimi risultati

Anche la Coppa Italia conferma: per la Dea è il gioco delle coppie a risultare decisivo
Atalanta 05 Febbraio 2021 ore 09:30

di Fabio Gennari

No, non stiamo parlando della celebre trasmissione condotta per diverse stagioni da Marco Predolin e andata in onda tra il 1985 e il 1992 sulle reti Mediaset. Quando c’è di mezzo l’Atalanta il gioco delle coppie riguarda le catene esterne del gioco di Gasperini, con difensori centrali, ali e centrocampisti centrali che si muovono quasi in simbiosi senza mai tradire difficoltà né in difesa né in attacco.

La catena di destra è quella che ha regalato maggiori spunti di riflessione. Toloi, nella sfida contro il Napoli di Coppa Italia, fin dai primi minuti ha lavorato in copertura su Insigne solo quando il possesso era del Napoli, mentre in fase di costruzione nerazzurra il suo posto sul centro destra della difesa veniva preso da de Roon. È ormai una consuetudine: il compito del numero 15 olandese è quello di sostenere la fase di copertura ma, allo stesso tempo, innescare la costruzione dal basso appoggiandosi o all’esterno (Maehle a Napoli, oppure Hateboer) o alla punta.

Da questo punto di vista, a Napoli è stato molto prezioso il lavoro di Muriel, che è partito nella posizione normalmente occupata da Ilicic senza tradire nessuna difficoltà tattica e trovando anche il modo di mettere Pessina (praticamente “falso nueve” di giornata) solo davanti a Ospina. Con un pizzico in meno di egoismo, al 37′ il numero 9 colombiano avrebbe potuto fare altrettanto con Gosens che gli aveva chiesto l’uno-due.

Proprio a proposito di Gosens, ecco l’altra coppia da applausi che i tifosi della Dea possono ammirare. Il tedesco e Djimsiti sono sempre uno a copertura dell’altro. Quando è Freuler ad abbassarsi per prendere palla, Gosens si allarga, ma a differenza di Hateboer (o di Maehle) la sua capacità di tagliare il campo andando anche sul piede “debole” (ovvero il destro) crea grandi pericoli per gli avversari. Con Pessina che funge da fulcro centrale sempre pronto ad appoggiare ai compagni, il gioco è fatto.

In gare come quella di domenica scorsa contro la Lazio, l’assenza contemporanea di Hateboer e Gosens crea un problema evidente per chi, come la Dea, poggia le sue convinzioni e certezze tattiche su pilastri che ormai sono decisivi nel gioco nerazzurro. Per questo è molto importante che i nuovi arrivi lavorino sodo a Zingonia per imparare tutti i movimenti, così che il gioco delle coppie nerazzurro funzioni sempre e comunque.

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