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Accoglienza dei migranti, soldi in ritardo dallo Stato e coop bergamasche in crisi

Diakonia (Caritas), Ruah, Pugno Aperto e Rinnovamento attendono i pagamenti: dieci milioni di euro rendicontati ma non ancora percepiti

Accoglienza dei migranti, soldi in ritardo dallo Stato e coop bergamasche in crisi
Attualità Bergamo, 24 Luglio 2021 ore 10:27

Da un anno e otto mesi aspettano i pagamenti dello Stato. È la difficile situazione in cui si trovano a operare le cooperative bergamasche che hanno aderito al servizio di accoglienza dei richiedenti asilo sul nostro territorio.

Secondo quanto riferisce il Corriere Bergamo, all’appello mancano 10 milioni di euro tondi tondi. Fondi non percepiti, ma già rendicontati. Ovvero anticipati dalle cooperative per l’assistenza ai migranti e ancora non saldati da parte dello Stato.

Si tratta dei celebri 35 euro al giorno per migrante di cui si dibatté molto tempo fa e che dal 2019 sono stati trasformati in rette diverse che vanno dai 18 ai 26 euro. La Prefettura, a maggio e giugno di quest’anno, ha pagato il 50 per cento di quanto concordato nelle gare d’appalto. Ma per il periodo d’accoglienza relativo ad agosto, settembre, ottobre e novembre 2019. Tutto il resto ancora latita. Tanto che diverse cooperative ora rischiano il dissesto finanziario, con conseguenze facilmente immaginabili per i 500 migranti ancora assisti in Bergamasca.

In attesa dei fondi ci sono l’associazione temporanea di imprese Diakonia, la cooperativa Ruah, il Pugno Aperto, Rinnovamento. Al momento i motivi del ritardo non sono chiari. Il prefetto di Bergamo ha detto al Corriere che «è un periodo in cui i pagamenti si fanno solo dopo un’attenta e scrupolosa verifica, anche in relazione all’inchiesta penale, e solo dopo aver ricevuto la documentazione che le cooperative devono presentare in modo puntuale». Il riferimento è all’inchiesta penale aperta dalla magistratura nell’estate 2020 su un presunto sistema truffaldino sull’accoglienza in cui la cooperativa Rinnovamento è stata condannata in primo grado e ha visto il suo servizio revocato.

«Quella è un’altra storia» ha precisato sempre al Corriere il direttore della Caritas don Roberto Trussardi, sottolineando come quella vicenda risalisse a un periodo antecedente, il 2017-2018. Trussardi si è detto convinto che il lavoro fatto vada saldato. Anche perché sul nostro territorio ci sono ancora centinaia di migranti in condizioni disperate, da accogliere e assistere.

Nel frattempo, il prefetto Ricci ha reso noto che una serie di pagamenti già verificati dagli uffici competenti «sono pronti a partire».