Un mese fa, su queste pagine, sottolineavamo l’assordante silenzio di coloro che avevano voluto la e-Brt. Quelli (tanti) che sedevano attorno al cosiddetto Tavolo Bergamo 2030 in cui nacque il progetto, poi rispolverato con l’arrivo del Pnrr.
Anche Confindustria partecipava al citato consesso e ora il nuovo presidente Matteo Zanetti, in un’intervista a L’Eco, ha rotto quel silenzio. Lo ha fatto con dichiarazioni chiare, votate al pragmatismo.
«Il progetto è stato concepito su presupposti diversi da quelli attuali – ha detto Zanetti -. Sono stati introdotti, magari con un po’ di ritardo, alcuni correttivi: è l’e-Brt che deve adeguarsi alla città». E ancora: «Serve uno studio non ideologico dei flussi in entrata e in uscita dal capoluogo». Ma soprattutto: «Forse la progettazione andava fatta meglio».
Comprensibilmente, nessun mea culpa, ma neppure la ricerca di alibi o una cieca difesa a oltranza. Semmai la sincera presa d’atto di quella che è la situazione. Tornare indietro non si può, adesso si faccia il possibile per rendere sopportabili le cose. Allo stesso tempo, l’ammissione – tra le righe, ma neppure troppo – che qualcosa non ha funzionato, che degli errori sono stati commessi.
Non è poco, soprattutto se si considera che queste sono le prime, vere dichiarazioni a mezzo stampa di Zanetti da quando è stato eletto a capo degli industriali con sede al Kilometro Rosso. E sembrano voler riportare la chiesa al centro del villaggio, ovvero Confindustria al centro della vita non solo economica, ma anche politica della città.
Nell’intervista, Zanetti tocca diversi altri punti, mettendo bene in chiaro quali sono le posizioni (che poi siano condivisibili o meno è un altro discorso) di una delle associazioni più importanti del nostro territorio su diversi temi. (…)