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La replica

Caso Taoufik Kaoukabi, la Questura di Bergamo nega la ricostruzione del 33enne marocchino

A Repubblica, il giovane fuggito dalla guerra aveva detto di essersi visto negare lo status di profugo. Ma la versione di via Noli è diversa

Caso Taoufik Kaoukabi, la Questura di Bergamo nega la ricostruzione del 33enne marocchino
Attualità Bergamo, 20 Maggio 2022 ore 19:19

La Questura di Bergamo, attraverso una nota ufficiale diffusa nel pomeriggio di oggi, venerdì 20 maggio, nega che ci siano state delle "discriminazioni" nei confronti di Taoufik Kaoukabi, 33enne marocchino specializzando in Chirurgia oftalmica e scappato a Bergamo da Kharkiv insieme alla moglie ucraina Yana.

A La Repubblica, Kaoukabi aveva raccontato di non essere riuscito a ottenere il permesso di soggiorno temporaneo perché non cittadino ucraino. E ciò nonostante vivesse da tempo in Ucraina, sia sposato con una ragazza ucraina e fugga anche lui dalla guerra. Nello specifico, il 33enne aveva spiegato al quotidiano di non essere in possesso né della cittadinanza ucraina né di un permesso di soggiorno a lungo termine ucraino poiché ancora studente. Per questo motivo, giunto a Bergamo (dove vive e lavora la sorella) con la moglie, a lei la Questura ha concesso il permesso di soggiorno temporaneo e, dunque, lo status di profuga di guerra, a lui invece no.

«Nei Paesi civili, chi fugge dalla guerra dovrebbe essere accolto - aveva dichiarato Kaoukabi a La Repubblica -. Ma a Bergamo ho vissuto un secondo incubo, sulla mia pelle ho constatato che non c'è accoglienza per tutti». Una vicenda che ha avuto una forte eco a livello nazionale, tanto che ieri era approdata addirittura in Parlamento: la dem, nonché presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo, Laura Boldrini ha infatti presentato un'interrogazione al ministro dell'Interno Luciana Lamorgese per «conoscere quali motivazioni hanno portato la Questura di Bergamo a non concedere il permesso temporaneo di soggiorno a Taoufik Kaoukabi».

Da via Noli, però, negano che le cose siano andate come raccontate dal 33enne. «La notizia è destituita di ogni fondamento - si legge nella nota diramata dalla Questura di Bergamo -. L’ufficio Immigrazione, in data 19 aprile, ha infatti acquisito la richiesta di appuntamento di entrambi i coniugi. Nei giorni successivi i poliziotti hanno tentato invano di contattare il cittadino marocchino all’utenza telefonica indicata nella domanda e risultata inidonea al suo reperimento perché errata. Solo in data 12 maggio gli operatori dell’ufficio riuscivano nell’intento, dopo aver rintracciato una diversa utenza telefonica a questi riconducibile. Il 13 maggio u.s. è stato pertanto accolto presso l’Ufficio Immigrazione della Questura dove è stata acquisita la documentazione per il rilascio del permesso di soggiorno per protezione temporanea di entrambi i coniugi, attualmente in corso di trattazione secondo le ordinarie procedure».

Insomma, due versioni diametralmente opposte. La speranza, in ogni caso, è Kaoukabi possa ottenere il permesso di soggiorno temporaneo e continuare così il suo percorso di studi anche a Bergamo e lontano da Kharkiv, città che era ormai diventata la sua casa.

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