«Ol paìs del Sul», il paese del sole. Dossena, con i suoi 986 metri di altitudine, ha la fortuna di essere baciato dai raggi del sole anche negli inverni più rigidi. Ma non è per questo motivo che, negli ultimi anni, ha fatto tanto parlare di sé: lo hanno fatto per lui le diverse attrazioni dal forte impatto turistico, come il ponte tibetano, il parco speleologico e “Il Becco”, la passerella a picco sulla Val Parina, da cui si gode di una meravigliosa vista.
È notizia di pochi giorni fa l’arrivo di un nuovo finanziamento da 1,6 milioni di euro da parte di Gse per riportare a nuova vita l’ex albergo Mirasole. Con gli occhi tutti puntati sugli investimenti, eppure, sembrerebbe esserci un «divario» tra le scelte dell’amministrazione e la realtà di paese, dove i villeggianti sono stati rimpiazzati dal turismo mordi e fuggi e la manutenzione del paese risulta «trascurata».
«Il turismo è cambiato»
È quanto racconta un lettore in una lettera aperta inviata al nostro giornale. «Dossena conta oggi 872 abitanti – si legge -. Negli ultimi anni si è messo in mostra proponendo attrazioni turistiche di forte impatto, ormai celebri nel panorama regionale e nazionale, realizzate grazie all’impegno dell’attuale amministrazione comunale».
«Negli anni, tuttavia, il turismo di montagna è profondamente cambiato e lo spopolamento dei residenti ha continuato a crescere. Negli anni Ottanta e Novanta, pur offrendo servizi essenziali, Dossena vedeva triplicare la propria popolazione durante il periodo estivo grazie a un turismo stanziale basato sulle seconde case, risorsa fondamentale per mantenere viva l’economia del paese».
«Come molte altre realtà delle valli bergamasche, Dossena ha visto progressivamente chiudere botteghe storiche e punti di riferimento quotidiani: alimentari, idraulici, elettricisti, mercerie, bar, pizzerie e alberghi. Si tratta di mutamenti sociali ed economici complessi, ma ciò che stupisce è il divario rispetto alle scelte dell’amministrazione».
«L’abbandono del quotidiano»
Il «paradosso degli investimenti», come lo definisce il lettore. Che ha favorito invece un «turismo “mordi e fuggi”», con grandi risorse investite in «attrazioni spettacolari capaci di generare un indotto economico limitato a pochi, a fronte di un modello turistico fugace». C’è un altro punto su cui si fa leva nella lettera: «L’abbandono del quotidiano. La normale manutenzione e la cura del paese risultano fortemente trascurate».
Passeggiando tra le vie del paese, è qui che il lettore fa notare le principali criticità: «Strade disseminate di buche pericolose, erba incolta che cresce a dismisura lungo i margini della carreggiata, marciapiedi diroccati e al limite della percorribilità, l’unico parco giochi per bambini dotato di strutture risalenti ad almeno trent’anni fa la cui sicurezza e integrità appaiono discutibili, l’assenza totale di un campetto polivalente, costringendo i bambini a vagare con un pallone alla ricerca di uno spazio sicuro in cui giocare».
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«Il paese delle contraddizioni»
«È difficile comprendere come si possano finanziare grandi opere per un turismo di nicchia e, allo stesso tempo, mostrare incuria verso ciò che costituisce la base per una vita comunitaria dignitosa e vivibile. Sarebbe auspicabile comprendere queste contraddizioni, interrogarsi sul perché un borgo così affascinante non venga curato nei dettagli di tutti i giorni. Capire perché non si decida di investire nella bellezza delle piccole cose, anziché inseguire avventure sporadiche, fini a se stesse e riservate a pochi».
«Ogni casa va costruita dalle fondamenta e completata con un bel tetto: da queste parti lo sanno bene. È inutile puntare su una copertura prestigiosa se poi le fondamenta poggiano sulla fragilità; presto o tardi, il crollo diventa inevitabile». Paese del sole o «paese delle contraddizioni»?