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Giornata in memoria delle vittime Covid, il monito del presidente Fico: «Facciamo tesoro degli errori»

La terza carica dello Stato ha sottolineato la necessità di rafforzare il sistema sanitario e renderlo accessibile a tutti. Svelata l'opera d'arte di Giuseppe Penone

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Più di ogni altra è stata un’immagine a rappresentare il dramma vissuto a Bergamo durante la prima ondata del Covid, quella dei camion militari che lasciavano la città lungo via Borgo Palazzo per trasportare le bare con i corpi delle vittime in attesa della cremazione. Un’immagine scattata il 18 marzo del 2020 e rievocata, a distanza di due anni, dal presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, presente a Bergamo in occasione della seconda Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. «Nessuno, in Italia e nel mondo – ha sottolineato Fico -, potrà mai dimenticare quella dolorosa sequenza, che rese tutti consapevoli della gravità e della violenza dell’emergenza che il nostro Paese stava attraversando».

«Dobbiamo fare tesoro degli insegnamenti e degli errori, e quindi rafforzare il sistema sanitario nazionale, ammodernandolo e garantendone effettivamente la natura universale – ha aggiunto -. È urgente potenziare il sistema ospedaliero, aumentando il numero di posti letto in rapporto agli abitanti, e occorre completarlo con una rete di assistenza di prossimità attraverso la medicina territoriale e le cure domiciliari. L’obiettivo deve essere, in coerenza con la Costituzione, quello di assicurare un accesso effettivo di tutta la popolazione, in ogni parte del territorio nazionale, alle cure sanitarie e sociosanitarie».

Nella nostra provincia, in base ai rilevamenti dell’Istat, furono 7.250 i bergamaschi che persero la vita a causa del virus. Solo 4 mila, però, sono le vittime “ufficiali”; uno scarto legato alla prolungata carenza di tamponi. La ricorrenza odierna, inoltre, cade in un momento particolare: da aprile cesserà lo stato di emergenza legato al Covid, la campagna vaccinale ha raggiunto percentuali elevatissime, ma la curva dei contagi negli ultimi giorni ha rialzato la testa, spinta anche dalla nuova sottovariante Omicron BA.2. «“Ne siamo quasi fuori”, ci siamo detti più volte in questi due anni ogni volta riponendo in queste parole la nostra speranza di riguadagnare, finalmente, la libertà di comportamenti che abbiamo dovuto sacrificare a causa della pandemia – ha ricordato il vicesindaco Sergio Gandi, presente alla commemorazione in vece del sindaco Giorgio Gori, positivo al virus - e ogni volta era certamente più vero, che ne fossimo “quasi fuori”, grazie innanzitutto ai vaccini. E tuttavia non è ancora del tutto e definitivamente vero, come ci dicono i dati degli ultimi giorni, e dobbiamo dunque rimandare il momento del sollievo e mantenere vive le cautele».

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Prima della cerimonia nel Bosco della Memoria, il memoriale realizzato alla Trucca, la terza carica dello Stato, il vicesindaco Gandi, l’assessore regionale Claudia Maria Terzi e il presidente della Provincia Pasquale Gandolfi, accompagnati da rappresentanti delle istituzioni e delle autorità cittadine e regionali, hanno deposto una corona di fiori alla lapide dedicata alle vittime nel cimitero Monumentale, all’esterno della chiesa di Ognissanti, e assistito nella cattedrale di Sant’Alessandro alla prima esecuzione assoluta del brano “Lumen Christi”, scritto dal compositore Torsten Rasch e dedicato alla città.

Dal palco allestito alla Trucca si è ricordato il lavoro del personale sanitario impegnato negli ospedali e sul territorio (morirono oltre 460 operatori sanitari), la solitudine degli ospiti delle Rsa, i tanti anziani morti in solitudine («la nostra memoria e le nostre radici», li ricorda l’assessore Terzi), la capacità dei bergamaschi di reagire alle difficoltà, la generosità dei bergamaschi, l’allestimento in tempi record dell’ospedale in Fiera, gli alti e bassi della curva dei contagi, le ordinanze e le chiusure, il disagio dei ragazzi costretti in casa e in didattica a distanza.

«Un anno fa il presidente Draghi prese in questo luogo un impegno solenne con tutti gli italiani – ha aggiunto Sergio Gandi, riprendendo il discorso preparato dal primo cittadino -. Quello che le persone fragili sarebbero state protette. Quell’impegno è stato mantenuto. L’impegno profuso nella campagna vaccinale, accompagnato dall’adesione responsabile della grande maggioranza dei cittadini, ha fatto sì che i nostri genitori, i nostri nonni, potessero finalmente sentirsi al riparo, non più spaventati come si erano a lungo sentiti nel 2020».

Durante la commemorazione è stato rivolto un pensiero anche alla guerra in Ucraina, ai soldati caduti in battaglia, ai civili uccisi dai militari russi. «Covid e guerra finiscono così per mescolarsi nei nostri pensieri – ha continuato il vicesindaco -. La nuova emergenza tende a mettere quasi in secondo piano i temi sanitari che per due anni hanno monopolizzato le prime pagine dei giornali. Speriamo che la diplomazia apra rapidamente la strada ad un cessate il fuoco, e che deposte le armi sia possibile ricostruire un processo di pace duratura. Oggi ricordiamo e onoriamo le vittime di un nemico senza volto. Nel farlo ci è difficile non pensare ad altre vittime, soldati e civili altrettanto innocenti, falciati in queste ore dalle armi di un nemico che invece ha un volto e una precisa responsabilità di fronte alla storia. A loro va il nostro abbraccio, ai loro cari, con il medesimo affetto che abbiamo riservato ai nostri morti».

«Siamo vicini al popolo e alle istituzioni ucraine – ha rimarcato Roberto Fico - in mente dobbiamo avere l’idea di una costruzione perenne di pace. Da poco ho chiesto la convocazione di un G7 straordinario e la presidente del Bundestag e per la prima volta c’è un documento che parla della condanna dell’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina ma parla anche di poter organizzare una conferenza di pace internazionale. Anche le azioni che l’Europa sta mettendo in campo devono avere come obiettivo ultimo la pace».

A margine della commemorazione è stata anche svelata l’opera d’arte realizzata dal maestro Giuseppe Penone, uno dei più importanti scultori italiani contemporanei.

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L’opera, chiamata, “Indistinti confini”, comprende una grande scultura in marmo bianco di Carrara intitolata “Anatomia” cinta da una corona naturale di 80 betulle dell’Himalaya, la cui corteccia bianca dialoga col colore del marmo. L’installazione è stata donata al Comune di Bergamo dalla Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti onlus. «Tra l’altro – ha concluso il vicesindaco Gandi - la Marchesa Sacchetti ha ritenuto che i fatti degli ultimi giorni sollecitassero una speciale attenzione anche nei confronti delle vittime della guerra. E ha voluto fare dunque un’altra donazione, anche questa molto generosa, dedicata alla cura dei profughi che stanno arrivando nella nostra città. Le siamo quindi doppiamente grati».

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