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Dove eravamo rimasti?

La chiesetta agli ex Riuniti non sarà mai una moschea, ma i musulmani non mollano

Tra poche settimane il verdetto d'Appello. L'Associazione islamica, dopo la vittoria su Regione in primo grado, insiste. Ma gli ortodossi...

La chiesetta agli ex Riuniti non sarà mai una moschea, ma i musulmani non mollano
Attualità Bergamo, 26 Febbraio 2022 ore 09:22

di Andrea Rossetti

«Ai bergamaschi queste cose non interessano. Dovete scrivere solo di Putin, della guerra. Noi preghiamo molto per scongiurare il peggio, dovreste fare lo stesso». Raggiunto telefonicamente, padre Gheorghe Velescu, guida spirituale degli ortodossi a Bergamo, non ha molta voglia di parlare. La questione che, a suo parere, ai bergamaschi non interessa è quella legata al destino della chiesetta agli ex Riuniti. Quella che il 25 ottobre 2018 è stata acquistata all’asta dall’Associazione Musulmani di Bergamo e che da tre anni è al centro di una battaglia legale tra l’Associazione e Regione, la quale, dopo averla messa in vendita attraverso l’Asst Papa Giovanni XXIII, non ha voluto cederla ai regolari aggiudicatari (anche secondo la sentenza di primo grado del Tribunale di Bergamo), ovvero i musulmani.

In tutto questo, padre Velescu non ha mai battuto ciglio: in quel luogo guidava la sua comunità prima dell’ottobre 2018 e in quel luogo è rimasto anche dopo, nonostante Regione abbia inviato diffide e minacce di sfratto. «Irregolari? Noi non siamo irregolari - ribatte il leader spirituale ortodossa -. Nessuno è venuto a cacciarci. So che c’è in ballo una cosa legale. Come i musulmani, anche noi viviamo nell’incertezza, ma intanto siamo qua e qua restiamo».

L’assessore Giacomo Angeloni, cioè il rappresentante del Comune di Bergamo che in questi anni si è occupato di gestire i rapporti con le varie comunità religiose della città, è invece di tutt’altra opinione: «Padre Velescu può dire quel che vuole, ma la loro presenza lì è irregolare. Non lo dico io, ma la stessa Regione. E questo al di là della causa pendente sull’immobile. Come Comune abbiamo proposto svariate alternative a padre Velescu e in un caso pareva vicino anche un accordo per il trasferimento della comunità ortodossa in un altro luogo di culto, ma proprio all’ultimo padre Velescu ha fatto retromarcia. Da allora i rapporti si sono raffreddati».

In tutto ciò, tra poche settimane dovrebbe finalmente arrivare il giudizio d’Appello relativo alla causa che l’Associazione Musulmani ha intentato nei confronti di Regione. Dopo la vittoria dell’asta per l’aggiudicazione della chiesetta, infatti, il Pirellone, forse sull’onda delle polemiche e del malcontento di alcuni per il fatto che un luogo della tradizione cattolica della città fosse finito in mano alla comunità islamica, decise di reagire pareggiando l’offerta dell’Associazione e facendo valere il diritto di prelazione. In sostanza, Regione decise di riacquistare da se stessa (l’Asst Papa Giovanni è un ente controllato da Regione) il bene che aveva messo in vendita. Una situazione paradossale.

Nell’ottobre 2020, il giudice Laura Brambilla del Tribunale di Bergamo sancì che la ragione stava tutta dalla parte dei musulmani. A suo parere, Regione non solo non aveva rispettato i tempi previsti dalla legge per far valere il proprio diritto di prelazione, ma aveva addirittura messo in atto una condotta discriminatoria nei confronti dell’Associazione: le dichiarazioni rilasciate nell’autunno 2018 dal governatore Attilio Fontana e da altri esponenti della Giunta, infatti, evidenziavano come l’unico obiettivo di Regione fosse quello di evitare il passaggio della chiesetta nelle mani dei musulmani. Nelle udienze di Appello (a cui ha fatto ricorso proprio Regione), gli avvocati del Pirellone hanno invece sottolineato come, in realtà, non ci sia stato alcun intento discriminatorio nella condotta di Regione, ma solo l’intento di tutelare un bene storico, artistico e culturale.

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