Si mettessero d'accordo

La paradossale vicenda del "bastone distanziatore" alla polizia locale di Bergamo

Il Banco tecnico dice «sì, ma...». Il Ministero invece «no». E l'inghippo blocca il Comune per quattro anni. Gandi: «Questa è la situazione, altro che propaganda»

La paradossale vicenda del "bastone distanziatore" alla polizia locale di Bergamo
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di Wainer Preda

Una vicenda burocratica al limite del paradossale ha impedito finora alla polizia locale di Bergamo di adottare il bastone distanziatore. Lo ha spiegato questa mattina, 1 giugno, ai giornalisti l'assessore comunale alla Sicurezza Sergio Gandi.

Tutto comincia all'inizio del secondo mandato dall'amministrazione Gori. L'assessore, vista la situazione difficile nella zona di piazzale Marconi e della stazione ferroviaria, dopo numerose altre iniziative, pensa di aumentare anche le dotazioni della polizia locale.

Dopo il via libera del Consiglio comunale chiede, in virtù della legge regionale in atto, la possibilità che fra le dotazioni ci sia anche il bastone distanziatore. Si tratta di un'asta di plastica o gomma, ripiegabile, lunga una quarantina di centimetri nella sua massima estensione e dotata di un meccanismo di bloccaggio, che gli agenti potrebbero utilizzare per difendersi dalle aggressioni durante i servizi.

Si chiama "Ghost". Non è uno sfollagente, come quelli utilizzati da Polizia di Stato e Carabinieri. Bensì un bastone difensivo da frapporre fra l'agente e l'aggressore in caso di evenienza. Insomma uno strumento di autotutela che oltretutto l'Amministrazione intende rendere disponibile solo ad agenti scelti e adeguatamente addestrati. Lo stesso adottato dalla polizia locale di Brescia.

Una richiesta lunga quattro anni

Parte la richiesta. Le procedure prevedono che la dotazione passi l'esame del cosiddetto "Banco di prova" di Gardone Valtrompia. Si tratta di un organismo terzo e indipendente che ha il compito di validare le effettive dotazioni di sicurezza delle polizie.

Ebbene, l'ente, fa tutte le verifiche e le analisi del caso. E invece di dare una risposta certa - come si attendeva il Comune, visto che nella vicina Brescia il Ghost era stato adottato - se ne esce con un giudizio sibillino. «La dotazione è conforme alla legge regionale per la difesa personale degli agenti - rivela l'assessore leggendo le carte -, ma nel caso fosse utilizzata in maniera impropria, c'è un cinque per cento di possibilità che possa provocare lesioni più o meno gravi al torso, se applicata una certa velocità», è il responso arrivato circa tre anni dopo la presentazione della richiesta.

Insomma, fra sì e no, la risposta è "snì". «Sono rimasto basito - dice Gandi, che oltretutto di mestiere fa l'avvocato -. Era un parere incomprensibile». Invece di una soluzione, la risposta aggiunge incertezza.

Per cercare di sbrogliare la matassa, il Comune decide di procedere in maniera istituzionale. Di concerto con le forze dell'Ordine e la prefettura, domanda al prefetto di chiedere lumi al ministero dell'Interno. «Il prefetto, che ringrazio - continua Gandi -, si rende disponibile a inviare la nostra richiesta agli Interni».

Passano altri 10 mesi, tempi tecnici per analizzare la questione. Il 20 maggio scorso il prefetto manda la sintesi della risposta ministeriale al Comune. «Il Ministero dà parere negativo. Non è possibile dotare la polizia locale del bastone distanziatore Ghost, perché non è escluso che possa essere utilizzato in maniera offensiva». Arrivederci e grazie.

«Sì, ma..» dal Banco tecnico, «no» dal Ministero

Ora, il Banco di prova dice «sì, ma...». Il Ministero dice «no». Come si risolve? «Se avrò la fortuna di parlarne con il ministro Piantedosi, proverò a farglielo presente - dice Gandi -. Certo noi ci abbiamo provato per anni ad aumentare la dotazione difensiva della polizia locale. Ma c'è una discrasia fra la legge regionale e gli orientamenti nazionali del Ministero in materia, e fra le diverse polizie locali, che blocca tutto».

«Come si spieghi non lo so - continua il vicesindaco -. Servirebbe però una norma nazionale chiara, valida per tutto il territorio italiano. E' ovvio che in una simile incertezza, nessuno poteva forzare la mano e assumersi responsabilità legali parecchio complesse. Noi abbiamo fatto il possibile. Oltre non possiamo andare, né noi né altri, senza l'intervento legislativo o normativo. Questa è la reale situazione per le dotazioni della polizia locale. Le cose vanno conosciute, al di là della facile propaganda da campagna elettorale», conclude l'assessore.

Commenti
Maurizio

La soluzione è semplice, togliere tutte le dotazioni alla poliiza locale, anche l'arma e scrivere al ministero dell'interno che da oggi in poi la sicurezza la fanno loro con i super poliziotti statali e noi siamo più felici e torniamo a fare i vigili urbani. Ma ci vogliono le palle per farlo e ne vedo poche...

Matteo

Ma basta piagnistei per elettorali. Prima di tutto fa strabuzzare gli occhi che l'ente terzo ci abbia messo tre anni per rispondere. In questi tre anni cosa ha fatto l'amministrazione? Ha dormito? Un amministratore sveglio avrebbe prima sollecitato, poi si sarebbe cercato un altro certificatore, ma non dopo tre anni, dopo sei mesi, dopo un anno al massimo! Se una impresa privata fosse gestita con questi tempi sarebbe fallita. In ogni caso la sintesi è che la giunta di Brescia è stata capace di farlo autorizzare, e da tempo, voi no, non siete stati capaci. Basta piagnistei.

Luca

Ma il ministro degli interni non è di fratelli d'Italia?

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