Presto la decisione

Università: dopo il no all'Accademia Gdf (ma si tratta ancora), Italcementi offre la sua ex sede

Anche Italtrans propone un terreno dietro via San Bernardino per un'edificazione ex novo. Ma il Seminario potrebbe essere una soluzione ideale

Università: dopo il no all'Accademia Gdf (ma si tratta ancora), Italcementi offre la sua ex sede
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di Paolo Aresi

Ha detto bene il sindaco Giorgio Gori: l’Accademia della Guardia di finanza, in via Statuto, è un luogo strategico per la città. La mancanza di un accordo fra la nostra università e il proprietario, il fondo Investire Sgr (di proprietà del gruppo banca Finnat) rischia di generare un buco nero in un quartiere che sta ritrovando vitalità e una sua dimensione precisa, dopo il trasferimento della stessa Accademia nell’ex Ospedale Maggiore.

La notizia è di una settimana fa e già in questi giorni all’università hanno bussato diversi altri soggetti, proponendo nuove sedi possibili, in alternativa all’Accademia. Al di là del segreto delle nuove trattative, esistono delle voci, piuttosto insistenti. Si parla della sede - oggi inutilizzata - dell’Italcementi, tra via Camozzi e via Madonna della Neve: sarebbe un luogo dalle caratteristiche certamente appetibili; si parla dell’offerta dell’area dietro il Gres di via San Bernardino per una costruzione nuova. Altre alternative sono la ex Ismes di viale Giulio Cesare, l’ex albergo Una e centro commerciale di via Borgo Palazzo, l’area dietro la Siad fra via San Bernardino e via Spino. Ma, soprattutto, da diverse fonti arriva la notizia che una parte dell’università possa traslocare nel Seminario, oggi, in gran parte (circa nove decimi), vuoto: sarebbe la soluzione ideale per università, diocesi e città. Almeno in attesa che ritornino le vocazioni religiose.

Lo stop dell’Università

Ma torniamo alla vicenda clamorosa del mancato accordo tra università e Sgr: il consiglio di amministrazione dell’università ha bocciato la richiesta di Sgr per l’immobile di via Statuto che, da ottobre, sarà lasciato libero dalla Guardia di Finanza. Ha detto il rettore, Remo Morzenti Pellegrini: «A febbraio 2020 avevamo praticamente concluso la trattativa per una lunga locazione nell’edificio della Guardia di Finanza. A noi andava bene. Poi a metà marzo scorso la proprietà si è dichiarata disponibile alla cessione dell’immobile. Noi ci siamo detti d’accordo, ci siamo trovati con Investire Sgr per trattare e si era arrivati a un certo ordine di grandezza. Io avevo già inserito in calendario la riunione del Consiglio di amministrazione dell’università in data 29 aprile per la ratifica dell’accordo. Ma, quando è arrivata la richiesta ufficiale, abbiamo scoperto che era del quaranta per cento superiore alla cifra ipotizzata. A quel punto, il Consiglio di amministrazione, su mia proposta, ha bocciato l’offerta definendola “insostenibile, incongrua, inaccettabile”».

Morzenti parla di amarezza, di “penalizzazione” di una parte della città. Il rettore tuttavia fa presente che l’ateneo non si ferma, che ci sono diversi cantieri aperti o in via di apertura per offrire nuove prospettive all’università.

I cantieri aperti

Spiega: «L’università aveva un credito di due miliardi di lire all’anno, stabilito al tempo della statizzazione, verso il 1990, sia verso la Provincia, sia verso il Comune. Si era deciso di sanarlo attraverso la cessione del palazzo di via Salvecchio, da parte del Comune, e del complesso di via Fratelli Calvi da parte della Provincia. In via Salvecchio già si trovavano rettorato e diverse aule, in via Fratelli Calvi entreremo con tutte le segreterie per gli studenti. Il progetto esecutivo è quasi pronto, i lavori inizieranno appena gli uffici della Regione si sposteranno, fra pochi mesi. Sono a buon punto i lavori che quasi raddoppiano il campus di Dalmine e anche quelli di restauro del chiostro piccolo di Sant’Agostino e di restauro delle facciate». Resta inoltre valido l’accordo per la vendita all’ateneo bergamasco della caserma Montelungo (con l’attigua Colleoni) per una spesa di 40 milioni di euro (edifici ristrutturati, chiavi in mano).

La città è preoccupata

Tuttavia, la rinuncia all’Accademia preoccupa la città. Si profila una situazione critica perché le possibilità sono due, essenzialmente: l’edificio resta abbandonato a se stesso e quindi diventa un “buco nero” (un’area di ventiquattro mila metri quadrati) abitato dai topi nel quartiere di Santa Lucia; oppure viene abbattuto per farne un insediamento di edilizia privata. Il problema è che questa alternativa appare francamente fragile per gli alti costi in questione e perché nel quartiere diversi immobili di recente edificazione sono pressoché invenduti.

Per questo, Giorgio Gori e la sua giunta hanno auspicato una ripresa delle trattative fra università e Investire Sgr. Non solo, ma ha fatto capire di essere pronto a intervenire per favorire l’accordo.

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