«Folli le decisioni di Saleh»

Comitato musulmani: «Bergamo non sia complice di un omicidio»

Comitato musulmani: «Bergamo non sia complice di un omicidio»
26 Settembre 2016 ore 11:27

La moschea di via Cenisio è di nuovo a disposizione della comunità islamica bergamasca. Più o meno. Nel pomeriggio di giovedì 22 settembre, infatti, il pm Lucia Trigilio ha tolto i sigilli all’edificio che era stato posto sotto sequestro dopo la protesta scoppiata lo scorso 22 luglio e conclusasi con l’incendio che ha distrutto parte degli interni della moschea. Proprio quell’incendio non permette la riapertura immediata del centro, visto che ora si dovranno fare le riparazioni del caso, ma il presidente del Centro culturale, Mohamed Saleh, ha dichiarato di voler far tornare a pregare i fedeli in via Cenisio per la fine di ottobre. Sarebbe un passo avanti fondamentale, visto che è da febbraio che le porte della moschea son chiuse. Colpa degli scontri interni, ormai noti, alla stessa comunità islamica. Il problema vero è che quegli scontri sono ancora oggi presenti.

Mentre Saleh e il folto gruppo dei fedeli facenti parte della comunità del Centro culturale di via Cenisio pregano attualmente in una sala comunale a Loreto, resta sempre un’incognita il futuro legato ai membri del Comitato musulmani di Bergamo, ovvero i numerosi islamici che contestano la presidenza di Saleh. Questi, attualmente, si ritrovano a pregare a Valtesse, dopo una breve permanenza a Redona. Il loro desiderio, però, è di poter tornare il prima possibile in via Cenisio, ipotesi al momento non percorribile. Il rischio che il Comune vuole evitare di correre, infatti, è che si creino nuovi scontri tra le due “fazioni” islamiche. Questa consapevolezza ha spinto il Comitato musulmani a diffondere un comunicato in cui espone nuovamente le proprie ragioni, chiede risposte alle autorità cittadine e chiede addirittura un intervento da parte della Curia di Bergamo. I toni sono molto duri e non invitano certo a una distensione degli animi.

 

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«Con grande felicità apprendiamo la notizia del dissequestro della nostra moschea di Via Cenisio dopo i fatti del 22 Luglio 2016. Questo significa che a breve torneremo finalmente a pregare nella nostra moschea, luogo di cui l’intera comunità ha enorme nostalgia dato che non ci mette piede dal lontano 17 Febbraio 2016, ovvero quando il “fratello” M. Saleh, presidente autonominato del centro che si paventa idolo della libertà, della civiltà e della democrazia (con una visione molto distorta del loro significato evidentemente), ne ha chiuso i lucchetti costringendo centinaia di persone a pregare per strada al freddo.

La storia ormai è nota quasi a tutti, ma è soprattutto nota a coloro che ci hanno promesso di intervenire in questa situazione molto delicata. È dal 16 Agosto di fatto che attendiamo una risposta da parte del dottor Girolamo Fabiano, questore di Bergamo, dal quale abbiamo avuto dichiarazioni verbali di intenzione di voler risolvere la situazione, e dal nuovo prefetto di Bergamo, Onorevole Costantino della quale abbiamo molta fiducia dopo le sue prime dichiarazioni a mezzo stampa riguardo all’argomento.

Ad entrambe le cariche infatti abbiamo inviato in tale data una risposta dei fedeli ad una bozza di regolamento interno includendovi alcune nostre proposte riguardanti le possibili modalità di gestione della moschea, senza dover danneggiare nessuna delle due parti in conflitto. Non solo, ma siamo stati anche disponibili ad una eventuale volontà di gestione temporanea della moschea direttamente da parte delle autorità.

Ci chiediamo se la comunità cristiana accetterebbe mai che all’ingresso della chiesa del proprio quartiere ci sia una persona che decida se un fedele venuto per la messa domenicale possa entrare o meno, e se è in possesso della tessera o meno. E ci chiediamo se siano questi gli insegnamenti di Gesù o le direttive del Papa nei confronti della comunità cristiana. E allora perchè questo silenzio contro questa ingiustizia? Perchè la Chiesa non interviene fermamente prendendo una posizione? Tutti sanno che è una pura follia quella del signor M. Saleh, talmente folle da sembrare un incubo. Sarebbe un evento unico nel suo genere in Italia, ma siamo contenti che lo sia, perché la comunità musulmana di Bergamo chiede aiuto alla comunità cristiana cittadina contro un’idea folle e deplorevole di privatizzazione del culto. Lo stesso aiuto che il profeta Pace su di Lui chiese secoli fa al re cristiano dell’ Abissinia (Etiopia).

Non è possibile che a circa un mese dalla riapertura della moschea nessuno si sia espresso, ignorando gli interessi ed i diritti di centinaia (se non migliaia) di cittadini di fede musulmana, pur dichiarando più volte di voler intervenire. Siamo dunque a chiedere, a breve periodo, una chiara presa di posizione delle autorità e della città di Bergamo in merito alle proprie intenzioni di intervento per poter garantire il diritto dei cittadini alla fruizione del proprio luogo di culto. Altrimenti ci si chiede se sia tempo di cominciare a esprimere le nostre condoglianze per la morte della prima e unica moschea della città di Bergamo per mano di uno dei suoi figli, il che segnerebbe una grave e profonda ferita nel cuore della città che ambisce all’integrazione e alla multiculturalità; e chiediamo alle autorità e al mondo cristiano di non essere complici in questo omicidio».

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