L'atroce omicidio

Davide Fontana ha ucciso Carol Maltesi perché «non poteva accettare di vivere senza di lei»

Nell'ordinanza di convalida del fermo, il gip svela quello che si ritiene essere il movente. Il 43enne descritto come privo «di ogni senso di umana compassione»

Davide Fontana ha ucciso Carol Maltesi perché «non poteva accettare di vivere senza di lei»
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«La colpiva alla testa col martello, le toglieva barbaramente la vita, durante un gioco erotico che avevano concordato, approfittando della evidentemente incondizionata fiducia che la giovane riponeva in lui»: con queste parole il gip di Brescia Angela Corvi, ieri (31 marzo), ha descritto il terribile omicidio di Carol Maltesi, attrice porno (in arte Charlotte Angie) di 26 anni, convalidando il fermo di Davide Fontana, 43 anni, che ha confessato l'omicidio.

Davide Fontana

Il movente dell'omicidio

Nelle diciannove pagine dell'ordinanza cautelare, il giudice spiega i motivi per cui Fontana deve rimanere in carcere, ne traccia un primo e sommario "profilo psicologico" e individua quello che, in seguito agli interrogatori avvenuti tra la sera del 28 marzo e oggi, è stato individuato come il probabile movente dell'efferato omicidio. A quanto pare, la 26enne aveva espresso il desiderio di lasciare Rescaldina (Milano), dove viveva e dove era vicina di casa di Fontana, per vivere tra Praga, città dove stava iniziando un percorso sempre più serio nel mondo del porno, e Verona, dove vive suo figlio di 6 anni insieme al padre. Fontana, secondo gli inquirenti, non sopportava l'idea di perdere Carol.

Il gip scrive che il 43enne «non poteva accettare di vivere senza la ragazza, che per lui era tutto». E così, in quel giorno di gennaio (il 10 o l'11, ha raccontato il reoconfesso), mentre i due stavano girando un filmato hard amatoriale, Fontana «aveva pensato che l'avrebbe persa» e ha scatenato la sua furia omicida.

«C'è il rischio che commetta altri delitti»

Sempre secondo il giudice, sono «evidenti e macroscopiche» le esigenze cautelari, avendo Fontana mostrato «totale assenza di umana compassione». Confermata dunque la permanenza in carcere dell'uomo, data anche «l’elevata probabilità che commetta in futuro altri delitti». Difficile non comprendere le motivazioni del gip, vista l'atrocità del delitto. Ricordiamo, infatti, che Fontana, dopo aver preso a martellate la giovane e averla finita (stando almeno al suo racconto) tagliandole la gola con un coltello.

Successivamente, «per oltre due mesi - ha spiegato il giudice - l'indagato escogitava, preparava ed attuava una complessa strategia per occultare l'orrendo delitto commesso, fare sparire il corpo e così definitivamente sottrarsi da qualsiasi responsabilità: si procurava gli arnesi per fare a pezzi il cadavere, un congelatore per conservarlo senza destare sospetti, affittava una casa isolata per fare sparire ogni traccia della ragazza, compiva una serie di sopralluoghi funzionali ai suoi scopi, si fingeva Carol al cellulare e compiva ogni possibile azione per simulare la sua esistenza in vita». Non essendo riuscito a bruciare il cadavere (come avrebbe voluto), alla fine, il 20 marzo, Fontana aveva messo quel che restava della 26enne in dei sacchi della spazzatura, ha guidata l'auto della vittima fino a Paline di Borno, al confine tra la Valcamonica e la Val di Scalve, e ha abbandonato lì i sacchi, poi ritrovati da un passante.

Carol Maltesi

La storia di Fontana e Maltesi

Gli interrogatori hanno permesso agli inquirenti anche di ricostruire la figura e la storia di Fontana. Il 43enne lavora in banca, ma da tempo portava avanti anche una forte passione per la fotografia e il cibo, tanto da aver aperto un sito e un abbastanza seguito profilo Instagram ("Uomo alla coque") interamente dedicato a questi due hobby. Conobbe Carol nell'autunno del 2020 e, poco dopo, iniziò con lei una relazione che lo portò a lasciare la moglie. La storia tra i due non durò molto, ma rimasero molto legati, tant'è che lui decise di andare a vivere proprio vicino a Carol, a Rescaldina. Era lui ad accompagnare la 26enne ai casting nel mondo del porno, agli eventi, a filmare e a partecipare ai filmati hard che la giovane postava poi online. Diceva di farle «da agente». E sebbene accettasse che lei frequentasse altri uomini («Non ero geloso»), a lui «bastava solo lei».

Il gip lo descrive come «follemente innamorato». E se, da un lato, accettava il lavoro e le frequentazioni sessuali di Carol con altre persone, Fontana non poteva accettare il fatto che lei avesse deciso di andarsene da Rescaldina, da quel "loro mondo" che lui aveva fatto in modo di creare. Un uomo all'apparenza tranquillo si è rivelato un killer spietato, che ha agito con «indomita ferocia, bestiale violenza e totale mancanza di ogni senso di umana compassione». Come scrive il gip, il 43enne ha agito in «assenza di qualsiasi scrupolo morale e nella piena consapevolezza e volontà dei propri atti».

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