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l'accusa delle femministe

Domingo al Donizetti: «Nessuno vuole processarlo, ma non passi per vittima»

Così il movimento NonUnaDiMeno commenta la scelta della Fondazione Donizetti e del direttore artistico Francesco Micheli di tirare dritto per l'organizzazione del Donizetti Opera

Domingo al Donizetti: «Nessuno vuole processarlo, ma non passi per vittima»
Cronaca Bergamo, 14 Ottobre 2020 ore 10:22

«Nessuno vuole processare Domingo a Bergamo ma che qualcuno voglia farlo passare per vittima non è accettabile. Il contesto culturale è ancora legato a logiche patriarcali». Così il movimento NonUnaDiMeno commenta la scelta della Fondazione Donizetti e del direttore artistico Francesco Micheli di proseguire sulla scia di quanto stabilito per il Donizetti Opera. Placido Domingo, quindi, nonostante l’appello lanciato proprio a Micheli dalle femministe, il 19 novembre si esibirà come da programma sul palco del Teatro Donizetti nel “Belisario”.

Il collettivo aveva chiesto di rivedere il programma della kermesse alla luce delle accuse di molestie mosse al tenore lo scorso anno, che però ad oggi non hanno portato ad alcuna evoluzione giudiziaria; per questa ragione gli organizzatori, tra cui anche Palazzo Frizzoni, hanno scelto di andare avanti secondo i piani. Inoltre, Francesco Micheli, pur dicendosi disponibile ad un confronto con le attiviste, aveva difeso questa scelta specificando, come riporta Corriere Bergamo, che le inchieste sulle accuse si fossero concluse senza evidenze. Tuttavia, nei documenti del sindacato degli artisti della lirica e dell’Opera di Los Angeles, di cui il tenore spagnolo era direttore fino a un anno fa, le accuse sono definite credibili.

Secondo NonUnaDiMeno la decisione di far cantare Domingo deve essere l’occasione per cogliere il segno di quanto le scelte, di qualunque natura esse siano, non possano prescindere dalla responsabilità dei messaggi che portano con sé. Le femministe concludono poi con una considerazione in merito all’eco che la vicenda ha avuto tra le mura di Palazzo Frizzoni. «Le risposte sono state fornite quasi esclusivamente da donne. I maschi non hanno ritenuto necessario prendere parola, se non per dichiarare la mancanza di un riscontro probatorio di tipo giuridico. Ogni maschio di fronte agli abusi e alla violenza è responsabile, anche, soprattutto dei propri silenzi».