La scissione della comunità islamica

Il punto sulle indagini della Digos riguardanti l’incendio di via Cenisio

Il punto sulle indagini della Digos riguardanti l’incendio di via Cenisio
20 Settembre 2016 ore 06:00

È passato quasi un mese dal 22 luglio, quando in via Cenisio si è toccato l’apice dello scontro tra i membri del Centro culturale islamico e il neonato Comitato musulmani di Bergamo. Davanti alla moschea chiusa oramai da fine febbraio, infatti, quel giorno si riunì un folto gruppo di fedeli per protestare contro la presidenza del centro di Mohamed Saleh. Nulla di nuovo, episodi purtroppo diventati abituali in via Cenisio negli ultimi mesi. Quel pomeriggio, però, un gruppo di persone andò oltre, scassinando le serrature del centro di preghiera e occupandolo finché, diverse ore dopo, all’interno dell’edificio scoppiò un incendio causato da un cortocircuito (così dice la relazione dei Vigili del Fuoco). La Procura ha aperto un fascicolo d’indagine sull’episodio e, a distanza di quasi 60 giorni da allora, la Digos che si trovava presente sul posto ha depositato i risultati delle investigazioni. Sono 49 i nomi finiti nel registro degli indagati con l’accusa di violazione di domicilio e danneggiamento.

 

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Il coinvolgimento del Comitato musulmani. Ad occuparsi di questa prima fase di indagini è stata la Digos poiché gli agenti sul posto hanno fotografato e ripreso tutto. Il difficile è stato abbinare un nome a ogni volto presente in foto e filmati, ma alla fine ciò è avvenuto e ora il fascicolo è arrivato sulla scrivania del pm Lucia Trigilio. A rischiare sono soltanto le persone che hanno fatto irruzione nel centro di via Cenisio, poiché l’azione si configura, legalmente, come la violazione di una proprietà privata. Chi invece è rimasto all’esterno dell’edificio non è incorso in alcun reato. Saleh, nelle ore immediatamente successive ai fatti, puntò il dito contro i membri del Comitato musulmani, a suo parere colpevoli di aver fomentato l’azione “ribelle”. Ma questi ultimi presero le distanze dall’occupazione dell’edificio attraverso un comunicato stampa. Ora, a distanza di due mesi, si scopre però che tra i 49 indagati ci sono anche due membri del Comitato. A rivelarlo è il Corriere della Sera Bergamo, che sottolinea come i due soggetti non siano membri di spicco dell’associazione, ovvero né il presidente Idir Ouchikh, che quel giorno c’era ma rimase fuori dalla moschea, né il segretario Youssef Ait Abbou, che non si trovava nemmeno lì, ma sarebbero comunque nomi di persone con un ruolo ufficiale all’interno del Comitato. E tra i denunciati ci sarebbe anche uno dei tre figli di Imad El Joulani, cioè l’ex presidente del Centro di via Cenisio in contrasto con l’attuale presidente Mohamed Saleh.

 

via cenisio

 

Il futuro e le due moschee. La notizia del coinvolgimento di almeno due membri del Comitato “nell’assalto” alla moschea di luglio rischia di complicare i rapporti tra l’associazione presieduta da Ouchikh e vicina a El Joulani e il Comune, che sta facendo di tutto per trovare un luogo di preghiera per il Comitato. Al momento, fino al 20 settembre, il gruppo di fedeli si può riunire presso l’auditorium del Centro risorse educative di Valtesse, ma poi servirà un nuovo posto. E questo perché è troppo rischioso “riunire” il Comitato musulmani ai fedeli del Centro culturale, che invece pregano in una sala comunale di Loreto. Il problema vero, però, si presenterà quando saranno tolti i sigilli in via Cenisio. Allora, infatti, saremo punto e a capo visto che Saleh non ha la minima intenzione di fare retromarcia sulle decisioni che hanno scatenato la scissione, ovvero la redazione del nuovo regolamento che prevede l’identificazione attraverso badge di tutti i fedeli che hanno accesso alla moschea e la black list di persone non ammesse al Centro di via Cenisio. Condizioni che i membri del Comitato non intendono accettare. A meno che…. A meno che, come ha detto El Joulani nei giorni scorsi proprio al Corriere, Saleh non restituisca i soldi che diversi fedeli oggi membri del Comitato hanno investito nel centro di preghiera di via Cenisio. Alla fine, dunque, una questione di fede potrebbe risolversi con un mero scambio di denaro.

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