Aveva solo 36 anni

Il toccante ricordo di Emiliano scritto dall’infermiere che ha provato a salvargli la vita

Il fotografo di Casnigo è stato ucciso dal virus l'8 aprile, dopo circa quattro settimane di lotta. Al San Gerardo di Monza, dove era ricoverato, si occupava di lui un giovane operatore sanitario, che ha scritto su Facebook

Il toccante ricordo di Emiliano scritto dall’infermiere che ha provato a salvargli la vita
Val Seriana, 10 Aprile 2020 ore 10:35

Aveva soltanto 36 anni, Emiliano Perani. Era giovane e in salute, eppure il virus se l’è portato via, lasciandogli in dote il triste primato di essere una delle vittime più giovani della Lombardia in questa drammatica emergenza. Dopo l’iniziale ricovero all’ospedale di Piario, dato l’aggravarsi delle sue condizione è stato trasferito al San Gerardo di Monza, dove è purtroppo morto mercoledì 8 aprile in seguito a una lotta durata circa quattro settimane.

Tutta la comunità di Casnigo, dove viveva e di dove era originario, e più in generale tutta la Val Seriana, faticano a capacitarsi di questo ennesimo lutto, ancora più inspiegabile degli altri data la giovane età di Emiliano. Le sue foto, i suoi lavori grafici, raccontano di un ragazzo attivo, creativo, e anche i suoi amici lo ricordano con commozione e affetto, tanto da aver lanciato una petizione per chiedere al Comune di intitolare a lui il campetto da basket al parco giochi del paese, dato che Emiliano era un grande appassionato della palla a spicchi.

Ma il 36enne ha lasciato un ricordo indelebile anche in chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo al meglio e che è stato invece al suo fianco nei giorni bui che hanno anticipato il suo addio. Sulla pagina Facebook di Perani, infatti, tra i tanti commenti è comparso anche quello, toccante, di Francesco Priolo, infermiere del San Gerardo di Monza, che ha voluto dire addio anche sui social a un ragazzo andato via troppo presto.

«Ciao Emi, io e te non ci siamo mai conosciuti. Anzi, io ho conosciuto te. Ti conosco da quattro settimane e sono stato con te ogni giorno per dodici ore. Ogni mattina mi avvicinavo e oltre a darti il buongiorno ti ripetevo sempre la solita frase: “Forza Emi, reagisci, non vorrai mica darla vinta a lui!”. Tu non rispondevi ma capivo che stavi lottando con tutto te stesso e l’hai fatto fino alla fine… Oggi, quando ti ho salutato con le lacrime che scendevano attraverso la mascherina, ho pensato che se ne vanno sempre i migliori e tu eri uno di questi. Fai buon viaggio Emi, ti porterò per sempre dentro di me».

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