Finalmente!

In arrivo le regole per i test sierologici privati, ma il cortocircuito è dietro l’angolo

Date le elevatissime richiesta (Habilita ha già oltre settemila prenotazioni), la Giunta alla fine approverà le regole per questi esami epidemiologici. Il problema sarà poi il destino dei positivi: dovranno essere tutti sottoposti a tamponi, ma se ne fanno pochi

In arrivo le regole per i test sierologici privati, ma il cortocircuito è dietro l’angolo
12 Maggio 2020 ore 11:18

di Andrea Rossetti

Con circa una settimana di ritardo rispetto agli annunci (ma ai ritardi, qui in Lombardia, ci siamo ormai tristemente abituati), oggi, 12 maggio, la Giunta regionale dovrebbe approvare la delibera che liberalizza e regola l’effettuazione di test sierologici anche da parte dei laboratori privati. Lo ha annunciato l’assessore al Welfare Giulio Gallera, precisando in ogni caso che gli esami in questione non hanno alcun tipo di valenza diagnostica ma soltanto epidemiologica.

Settemila prenotazioni da Habilita. Resta il fatto che sono tantissime le persone che, avendo capito l’impossibilità (o quasi) di sottoporsi a un tampone, unico metodo scientificamente certo per capire se si è contagiosi o meno, vogliono sottoporsi al test sierologico per saperne un po’ di più sul proprio stato di salute. Habilita, ad esempio, da mercoledì 6 maggio ha ricevute già oltre settemila prenotazioni e dopo essere stata costretta a bloccare il via in sei dei suoi laboratori in Bergamasca, ha ora iniziato a fissare gli appuntamenti, dato che da Regione è arrivata la comunicazione dell’imminente approvazione della delibera.

I dati dei test sierologici della Regione. Non appena ci sarà l’ok, è presumibile che anche tantissime aziende e Comuni si muoveranno per organizzare test su dipendenti e popolazione locale. Un’azione che, a metà aprile, pareva voler attuare Regione con l’annuncio dei ventimila test sierologici al giorno dal 23 dello stesso mese. In realtà, in due settimane (dal 23 aprile appunto al 7 maggio) ne sono stati fatti appena 33.313 in Lombardia, di cui 7.982 soggetti in quarantena fiduciaria e mai sottoposti a tampone e 25.331 operatori sanitari. La percentuale di positività alla presenza degli anticorpi nei primi è molto alta, 50,6 per cento, ma c’era da aspettarselo dato che i test sono stati effettuati solo su una piccola parte di persone che si supponeva fosse effettivamente entrata in contatto col virus; circa il personale sanitario, invece, “solo” il 13,9 per cento è risultato positivo. In Bergamasca, per entrambe le categorie testate, la percentuale sale: il 59 per cento dei soggetti in quarantena fiduciaria e il 24,1 per cento degli operatori sanitari sottoposti a test sono risultati positivi.

Il cortocircuito. Ora che tutti potranno fare i test è probabile che queste percentuali caleranno, ma scatterà un altro problema: che fare con chi risulta positivo alla presenza di anticorpi? Questa positività, infatti, non dice se il soggetto è ancora contagioso. In altre parole, serve il tampone. Stando alle nuove linee guida sanitarie approvate la scorsa settimana da Regione Lombardia, ora anche i medici di base possono prescrivere il tampone, che dovrà essere attuato in «tempistiche brevi». Peccato che la capacità di processazione di questi esami diagnostici, in Lombardia (così come in altre Regioni), sia ancora bassa data la scarsità di reagenti per analizzarli. In altre parole, chi si sottoporrà a un test e risultasse positivo, dovrà stare in quarantena obbligatoria almeno fino all’esito del tampone, che però non si sa quando e se gli verrà fatto. Un cortocircuito dal quale uscire, in questo momento, appare complicatissimo. Chissà come farà la Regione…

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