Che confusione!

La Regione fa marcia indietro sui test e punta sui tamponi (ci riusciranno davvero?)

Dopo aver a lungo spinto sui prelievi del sangue, il Pirellone annuncia una nuova strategia per l'esame nasofaringeo: potranno prescriverlo anche i medici di base e andrà fatto entro 48 ore. Ma se mancano i reagenti come possono farlo? E i positivi, poi, li lasceranno a casa loro?

La Regione fa marcia indietro sui test e punta sui tamponi (ci riusciranno davvero?)
09 Maggio 2020 ore 12:04

di Andrea Rossetti

Diventa sempre più complicato capire quale sia la strategia sanitaria di Regione Lombardia per questa fase 2. A metà aprile, erano stati gli stessi vertici regionali a indicare nei test sierologici, sebbene con tutti i loro ormai ben noti limiti diagnostici, una possibile soluzione per mappare il virus e tentare di “dividere” i soggetti positivi da quelli negativi. Peccato che il piano si sia rivelato un vero flop, in termini numerici: i ventimila test al giorno promessi si sono trasformati in poco più di 33mila in due settimane.

Il dietrofront della Regione. Nel frattempo, però, numerosissimi laboratori privati si sono mossi di conseguenza, procurandosi test sierologici certificati CE e mettendosi al servizio di Comuni, aziende e privati cittadini per poter aumentare così la capacità di effettuazione delle analisi, sebbene a pagamento ovviamente. Dopo inspiegabili resistenze (di cui abbiamo scritto QUI) e il blocco a tutti i test che non fossero quello della Diasorin, in settimana la Regione sembrava aver deciso finalmente di “liberalizzare” il mercato dei test. La delibera annunciata, però, al momento non c’è. La Regione ha invece approvato un provvedimento che punta a rafforzare in modo importante il sistema di effettuazione dei tamponi.

Gallera: «Non capisco la corsa al test». Un cambio di strategia che l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, ha così spiegato in un’intervista rilasciata l’8 maggio a Radio Lombardia: «I test sierologici non hanno alcun valore diagnostico. Non servono a dire se io o lei abbiamo il Covid oggi. Quindi faccio fatica a capire le motivazioni di questa corsa al test, se non da un punto di vista molto irrazionale ed emotivo. Sia l’Iss che il ministero della Salute dicono che poi serve la conferma di un tampone e così sarà previsto anche dalla nostra delibera. Chiunque si imbarca in un processo come questo, se positivo, dovrà stare in isolamento fino a quando non verrà fatto un tampone. Facciamo l’esempio (non così lontano dalla realtà) che tutti i lombardi facciano il test sierologico, presi dall’ansia di capire se sono positivi o no. Su 10 milioni di persone, calcolando un 10 per cento di lombardi che si dice abbia fatto il Covid, avremo un milione di persone che dovranno fare il tampone. Per fare un milione di tamponi, considerando anche le tante persone che continuano ad ammalarsi e le tante che vanno in pronto soccorso per vari motivi, probabilmente ci metteremmo un anno».

Giulio Gallera

Adesso più tamponi e in poco tempo. In sostanza, dopo essere stata proprio la Regione a indicare nei test sierologici la strada maestra da seguire, ora fa marcia indietro, definendoli (scientificamente parlando, in modo corretto) inutili dal punto di vista diagnostico. Ma la grande richiesta di test nella popolazione è stata fomentata proprio dalle parole del Pirellone, che forse ora si è reso conto di essersi infilato in un cul-de-sac: se fai tanti test, servono pure tanti tamponi. Da qui la nuova strategia: “abbandonare”, almeno mediaticamente, i test e spingere sui tamponi. Come? Permettendo di farli anche alle persone che non vengono ricoverate in ospedale, addirittura a domicilio attraverso le Usca (che però sono ancora poche, sul territorio). Da lunedì 11 maggio, infatti, i tamponi potranno essere prescritti anche dai medici di base, i quali avviseranno l’Ats. A quel punto, la persona se si può muovere farà il tampone in uno dei laboratori che gli indicherà l’Ats, se invece è impossibilitato a muoversi verrà raggiunto a casa dalle Usca. Stando al provvedimento regionale, l’Ats dovrà predisporre l’effettuazione del tampone entro 48 ore dalla prescrizione.

Strategia attuabile davvero? Premesso che la speranza di tutti è che il sistema predisposto funzioni davvero, i dubbi sono tanti. Come ha dimostrato uno studio della Fondazione Gimbe, infatti, la Lombardia, sebbene sia la Regione più colpita dal Coronavirus, non è nel podio delle Regioni che effettuano più tamponi, anzi. E la spiegazione è sempre la stessa: i laboratori per farli ci sono, ma non ci sono i reagenti per processarli. L’acquisto di questi ultimi è di competenza regionale e in Lombardia se ne occupa l’ente pubblico Aria, che ha confermato a Il Post le difficoltà di acquisto elevatissime dei reagenti, sebbene le cose siano un filo migliorate rispetto a marzo e inizio aprile. Il Veneto è messo meglio per due motivi: perché ha comprato tantissimi reagenti prima che scoppiasse la crisi e, soprattutto, perché a Padova ha un laboratorio in grado di produrli, cosa che non sembra possibile fare invece in Lombardia.

E i positivi dove li mettiamo? Insomma, la strategia del “tampone per tutti” pare francamente poco attuabile. Ma anche supponendo che sia possibile renderla realtà, subentrerebbe un problema ulteriore: l’isolamento dei pazienti positivi che non necessitano un ricovero. Uno dei principali problemi della fase emergenziale che ci siamo da poco lasciati alle spalle, infatti, è stato il fatto che spesso i nuclei familiari, o più genericamente le abitazioni, sono diventate dei punti di trasmissione del virus. La soluzione potrebbe essere quella della creazione dei cosiddetti “Covid-hotel”, già seguita anche in Bergamasca per alleggerire la pressione degli ospedali. Ora queste strutture potrebbero invece semplicemente ospitare pazienti positivi che non necessitano di cure. Ma visti i numeri ipotizzati, non basterebbero certo due o tre alberghi. E per ogni struttura servirebbe un accordo tra ente pubblico e proprietà privata. Cosa non impossibile, ma che prevede tempi medio-lunghi. Col risultato che si aggiungerà ritardo a ritardo. E a noi non resterà che andare avanti come abbiamo sempre fatto in queste settimane: facendo affidamento soltanto su noi stessi, stando attenti, usando mascherine e sperando che Dio ce la mandi buona.

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