Ancora 48 ore

Intesa, manca poco: anche i grandi azionisti bergamaschi Ubi hanno accettato l’offerta

La Consob, in seguito alle condotte non corrette dell'istituto bergamasco-bresciano, ha spostato la scadenza del periodo di adesione al 30 luglio. Intanto, però, il fondo Silchester (8,5%) e quel che resta del patto Car (19%) hanno annunciato l'adesione all'Opas. Ca' de Sass vicinissima a quota 66,67%

Intesa, manca poco: anche i grandi azionisti bergamaschi Ubi hanno accettato l’offerta
28 Luglio 2020 ore 07:00

di Andrea Rossetti

Ci sono a disposizione 48 ore in più, ma i giochi sono ormai fatti, almeno stando alle ultime notizie. La Opas di Intesa su Ubi avrebbe dovuto concludersi oggi, martedì 28 luglio, invece la Consob, in seguito alle condotte non regolari tenute da Ubi nei confronti dei propri clienti a riguardo dell’operazione, ha deciso di prorogare di due giorni il periodo di adesione, che dunque si concluderà giovedì 30 luglio. Ma, come dicevamo, i giochi sembrano ormai fatti: nelle ultime ore, anche il fondo Silchester e soprattutto i grandi azionisti facenti parte del patto Car (Comitato azionisti di riferimento) hanno annunciato di aderire all’offerta di Intesa, che alla chiusura della Borsa di ieri vantava già il 43,48 per cento delle adesioni.

Per aver la certezza del raggiungimento almeno del 66,67 per cento del capitale azionario di Ubi, necessario per convocare l’Assemblea straordinaria e, dunque, prendere il controllo dell’istituto bergamasco-bresciano, Intesa dovrà attendere il pomeriggio/sera del 30 luglio. La Consob, infatti, dopo aver obbligato Ubi a pubblicare un comunicato inerente al “Valore del titolo Ubi Banca in base all’offerta di Intesa Sanpaolo” e ad aggiornare la tabella pubblicata sul suo sito per dare un’informazione completa e veritiera agli azionisti, ha prorogato d’ufficio il termine del periodo di adesione. Questo perché la pubblicazione del comunicato stampa di Ubi è «avvenuta – scrive l’Autorità – in prossimità della conclusione del periodo di adesione (28 luglio 2020) e che, pertanto, appare necessario consentire agli azionisti di Ubi Banca di disporre di un’informativa completa e corretta per un adeguato periodo di tempo». Una decisione che, spiegano da Intesa, è «motivata dai comportamenti tenuti da Ubi nei confronti dei suoi azionisti cui non ha rappresentato con chiarezza tutti gli elementi più rilevanti della nostra offerta».

L’ad di Ubi Victor Massiah (a sinistra) con l’ad di Intesa, Carlo Messina (a destra)

Nelle ore immediatamente successive a questa rilevante comunicazione (che ha dato dunque ragione sia a Intesa, sia alle associazioni di consumatori che avevano presentato degli esposti alla Consob per denunciare il comportamento non propriamente corretto di Ubi nei confronti dei propri azionisti, soprattutto piccoli, circa l’operazione), sono arrivate altre due notizie importanti, che rendono praticamente certa la “vittoria” di Ca’ de Sass. Prima, fonti finanziarie accreditate hanno annunciato che Silchester, fondo d’investimenti che detiene circa l’8,5 per cento delle azioni di Ubi, avrebbe rotto gli indugi e si sarebbe deciso ad aderire all’Opas; poi, nella tarda serata, l’ennesimo colpo di scena, con le grandi famiglie (per lo più bergamasche) del patto Car che hanno rotto il lungo silenzio di questi mesi e hanno annunciato ufficialmente, attraverso una nota, anche la loro adesione.

Lontanissimi i giorni in cui, lo stesso Car, definiva «ostile e inaccettabile» l’operazione proposta da Intesa. Un cambio di rotta, quello deciso dalle famiglie bergamasche Bosatelli, Bombassei, Radici, Andreoletti e Pilenga e dalla bresciana Gussalli Beretta, dettato (almeno secondo la nota diffusa) dal «parziale riconoscimento del valore economico di Ubi Banca» arrivato con il rilancio in contanti di Intesa, ma «soprattutto dopo aver ricevuto ampie rassicurazioni riguardo alla tutela e valorizzazione del personale di Ubi, alle aspettative del territorio, anche attraverso la continuità degli enti finalizzati localmente ad attività di solidarietà sociale, con disponibilità ad incrementare le erogazioni attuali, alla continuità nello sviluppo dei progetti in corso con attenzione ai valori della banca, al rapporto di collaborazione con gli imprenditori azionisti». Possibile, ma è anche vero che questi azionisti erano rimasti ormai i soli in trincea al fianco della presidente Letizia Moratti e dell’ad Victor Massiah a lottare contro l’Opas di Intesa. Perché dal loro 19 per cento complessivo (quota detenuta dal Car), già si erano sfilate le fondazioni Crc e Banca del Monte di Lombardia (5,9 e 3,9 per cento), ma pure Cattolica Assicurazioni (1 per cento). Poi era arrivata l’adesione all’offerta dei bresciani del Sindacato Azionisti (8 per cento) e la «libertà di scelta» dei bergamaschi rimasti nel Patto dei Mille (1,6 per cento). Insomma, il muro del no, a partire dal 17 luglio, è iniziato a crollare mattoncino dopo mattoncino, fino ad arrivare a oggi. Per la certezza assoluta della vittoria su tutta la linea di Intesa bisogna attendere ancora alcune ore, ma i fatti (e le note stampa) parlano da sole.

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