delitto di yara

La Cassazione accoglie il ricorso della difesa di Bossetti: ci sarà la revisione del processo?

La Suprema Corte ha accolto la richiesta dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, che chiedevano la possibilità di visionare i reperti raccolti durante le indagini

La Cassazione accoglie il ricorso della difesa di Bossetti: ci sarà la revisione del processo?
Cronaca Ponte San Pietro e Isola, 13 Gennaio 2021 ore 15:23

Colpo di scena nell’ambito del delitto di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra uccisa il 26 novembre del 2010. La Suprema Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi presentati dagli avvocati difensori dell’uomo condannato per l’omicidio, Massimo Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, presentati contro i provvedimenti della Corte d’Assise di Bergamo che negavano la possibilità di visionare ed esaminare i reperti raccolti durante le indagini. Campioni e reperti che come sottolinea l’avvocato Salvagni in un post su Facebook non erano mai stati «visti dalla difesa durante le varie fasi processuali».

Massimo Bossetti è stato condannato in via definitiva nel 2018 per l’omicidio della ragazzina, trovata in un campo di Chignolo d’Isola a tre mesi dalla scomparsa. Accedendo ai reperti, e soprattutto ai 54 campioni di dna (sui quali la Corte d’Assise di Brescia non aveva concesso la perizia genetica), la difesa spera di trovare nuovi elementi per chiedere una revisione del processo.

È proprio sulle tracce genetiche che si concentra l’attenzione degli avvocati difensori. «Ogni richiesta di approfondimento peritale avanzato per far luce su quel dna evidentemente farlocco è sempre stata respinta – commenta Salvagni -, di fatto rendendo impossibile ogni difesa a Massimo Bossetti». Come riportato dall’agenzia Adnkronos, ora si tornerà a Bergamo, dove altri giudici dovranno nuovamente pronunciarsi sulla possibilità che la difesa possa accedere ai reperti su cui è stata decisa la condanna del muratore di Mapello, che si trova detenuto nel carcere milanese di Bollate.

«Finalmente, sarà possibile accedere a questi misteriosi reperti e portare alla luce quello che è, a mio giudizio, uno dei più gravi errori giudiziari della storia italiana – si conclude il messaggio scritto dall’avvocato su Facebook -. Un grazie al team di professionisti che affianca me ed il collega Paolo e che continua a lavorare in silenzio ma senza demordere, per amore della verità e della giustizia! Forza Massimo, lentamente ma ci avviciniamo alla verità».

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