Allarme rosso

Nelle Rsa bergamasche un tasso di mortalità superiore del 300% rispetto alla media

Cinquecento decessi da metà febbraio a oggi contro i circa 120 degli anni scorsi nello stesso periodo. L'8 per cento degli ospiti totali sono deceduti

Nelle Rsa bergamasche un tasso di mortalità superiore del 300% rispetto alla media
26 Marzo 2020 ore 12:51

L’allarme “statistico”, se così possiamo definirlo, è stato lanciato ieri (25 marzo) da Paola Pedrini, segretario generale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) Lombardia: «La situazione nelle Rsa è veramente tragica. Solo nella provincia di Bergamo si sono verificati cinquecento decessi nelle ultime settimane, tutti correlabili alla Covid-19. Ci sono stati contagi perché non è stata fatta una chiusura precoce dei servizi e il virus si è diffuso, arrivando gente dall’esterno in visita agli anziani. Gli ospiti delle Rsa sono pazienti più fragili e quindi a rischio».

A parere della dottoressa, «è criminale l’idea di usare queste strutture per collocare le persone ancora positive al virus, anche se vi fossero disponibili aree separate». Regione Lombardia, infatti, sin dall’inizio di marzo ha previsto la possibilità di utilizzare le Rsa come ricoveri per pazienti Covid in condizioni non gravissime o in ripresa. Un’ipotesi resasi necessaria per l’enorme pressione a cui sono sottoposti i presidi ospedalieri in queste settimane e che anche in Bergamasca è stata trasformata in azione concreta, sebbene soltanto in casi di estrema necessità.

Resta però la questione delle morti nelle case di riposo bergamasche. Il dato fornito di cinquecento decessi è elevatissimo, pari, come ha sottolineato il Corriere Bergamo, all’8 per cento circa degli ospiti delle strutture socio-sanitarie della provincia. Sono infatti 65 le Rsa in Bergamasca, per un totale di 6.048 posti letto. Di questi decessi, purtroppo, si sa poco o nulla. In pochissimi casi sono stati fatti i tamponi ed essendo purtroppo molto anziani e fragili gli ospiti di queste strutture, spesso è capitato che il lasso temporale tra i primi sintomi e il decesso fosse molto ravvicinato. Il caso di cui più si è parlato è stato quello della Rsa di Zogno, dove si sono contati una trentina di decessi in pochi giorni. Ma, sempre secondo il Corriere, il problema è assia più generalizzato, visto che il dato di cinquecento decessi da metà febbraio a oggi rappresenta un tasso di mortalità superiore addirittura del trecento per cento rispetto a quello “normale” degli anni scorsi, quando la media era di 120 decessi nello stesso arco temporale.

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