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Inchiesta sull’ospedale di Alzano: il dg e l’ex direttore sanitario, per i pm, hanno mentito

La motivazione è alla base dell'acquisizione da parte della Guardia di Finanza di materiale informatico negli uffici regionali relativo all'indagine condotta dalla Procura di Bergamo. Le persone in questione sono Locati e Cosentina

Inchiesta sull’ospedale di Alzano: il dg e l’ex direttore sanitario, per i pm, hanno mentito
Val Seriana, 23 Ottobre 2020 ore 18:43

Nella lista degli indagati dalla Procura di Bergamo sulla gestione del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo lo scorso 23 febbraio vi sono anche Francesco Locati e Roberto Cosentina, rispettivamente direttore generale ed ex direttore sanitario (ora in pensione) dell’Asst Bergamo Est, in quanto avrebbero dichiarato il falso in atti pubblici. In particolare avrebbero detto che, quando il pronto soccorso fu chiuso e riaperto nel giro di poche ore, erano state adottate tutte le misure previste dalle norme per la sanificazione dei locali.

Una circostanza che però per i magistrati si sarebbe rivelata falsa, vista l’incompleta sanificazione del pronto soccorso e degli altri reparti del presidio. Il direttore generale Locati, inoltre, secondo quanto riportato da L’Eco di Bergamo, avrebbe attestato il falso anche in relazione al numero di tamponi effettuati su pazienti e operatori.

Motivazioni che sono alla base dell’acquisizione da parte della Guardia di Finanza di documenti e materiale presente su computer e telefoni di funzionari e dirigenti regionali necessari al proseguo delle indagini, che puntano a far luce anche in merito alla mancata istituzione della zona rossa in Val Seriana. Oltre a Locati e Cosentina, nel registro degli indagati sono finiti anche Luigi Cajazzoex direttore generale Welfare lombardo (rimosso per lasciare spazio a Marco Trivelli), il suo vice Marco Salmoiraghi (carica che ricopre tuttora), la dirigente dell’Unità organizzativa Polo ospedaliero del Welfare lombardo Aida Andreassi.

Nel merito, il direttore generale Francesco Locati è intervenuto dichiarando di essere «a disposizione dell’autorità giudiziaria, certo della correttezza del mio operato. Ribadisco e rimarco la completa veridicità delle informazioni date, come risulta agli atti ufficiali dell’Asst Bergamo Est e come l’autorità inquirente potrà accertare anche in relazione alle recenti acquisizioni».

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