La sentenza del Tar

Quando la lotta al consumo di suolo diventa una "scusa": il caso di Valbrembo

Il Tribunale amministrativo di Brescia ha dato ragione a due aziende che si erano opposte al Pgt del Comune del 2016

Quando la lotta al consumo di suolo diventa una "scusa": il caso di Valbrembo
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La lotta contro il consumo di suolo è stata protagonista di numerose vicende negli ultimi anni, anche se spesso si è trasformata in motivi di contenzioso tra pubblico e privato. È il caso del ricorso portato avanti da due imprese di Valbrembo, la Valbremboerrebi Srl e l'azienda agricola Baj Giulia, rappresentate dall'avvocato Antonio Gravallese, contro il locale Comune.

La sentenza registrata il 12 marzo, pochi giorni fa, emessa dal Tar regionale del distaccamento di Brescia, dà ragione ai due privati rispetto alle modifiche al Pgt (Piano di governo del territorio) fatte dal Comune, risalenti al dicembre 2016, che sottoponevano il terreno agricolo di via Murialdo, di cui le due imprese erano rispettivamente proprietaria e affittuaria, a un regime di «inedificabilità assoluta», motivando la decisione come un provvedimento contro il consumo di suolo.

Il Tar ha ritenuto la modifica in contrasto con la normativa regionale, spiegando inoltre che impediva alle imprese agricole di effettuare sui loro terreni i provvedimenti necessari alla loro conduzione. Inoltre, il giudice ha rilevato come «l'obiettivo di riduzione del consumo di suolo, richiamato a motivazione della reiezione dell’osservazione presentata dai ricorrenti, oltre che più in generale delle misure restrittive adottate per l’edificazione in zona agricola e in particolare dell’introduzione dei presidi rurali, non è supportato da adeguata istruttoria e non trova giustificazione né fondamento in una necessaria approfondita analisi sullo stato effettivo di consumo del suolo e nella conseguente individuazione delle azioni necessarie per il suo contenimento».

Soddisfatto l'avvocato Gravallese, che ha commentato: «La sentenza dimostra come spesso le imposte limitazioni edificatorie sono del tutto ingiustificate con l’apodittico richiamo al consumo del suolo, concetto spesso abusato a contrario, nonché animate soltanto da ragioni politiche, quelle stesse che, laddove esasperate, si dimostrano dannose per le effettive esigenze dei territori».

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