Fascicolo conoscitivo

Test sierologici della Regione: la Procura indaga sull’affidamento diretto alla Diasorin

Per ora non ci sono né indagati né ipotesi di reato, ma gli inquirenti vogliono andare a fondo della questione sollevata dalla Technogenetics. Il consigliere regionale bergamasco Carretta: «Ennesima botta alla credibilità della Giunta Fontana»

Test sierologici della Regione: la Procura indaga sull’affidamento diretto alla Diasorin
12 Maggio 2020 ore 16:55

Non ci sono indagati e neppure un’ipotesi di reato per ora, ma la Procura di Milano vuole comunque vederci chiaro sulla scelta di Regione Lombardia di assegnare con affidamento diretto alla società Diasorin la sperimentazione dei test sierologici, in collaborazione con l’Irccs dell’ospedale San Matteo di Pavia. Una inchiesta, resa nota dall’Ansa martedì 12 maggio, scaturita dall’esposto presentato dalla Technogenetics, società concorrente della Diasorin, la stessa che aveva anche fatto ricorso al Tar, la cui decisione sul merito della vicenda è attesa per domani dopo che, a inizio aprile, i giudici hanno ammesso di vedere dei profili anticoncorrenziali in quanto avvenuto.

Una notizia che, mediaticamente, non aiuta di certo la Regione, ormai da giorni al centro delle polemiche per come sta gestendo la questione test sierologici. Proprio nella giornata di oggi è stata approvata la delibera che finalmente liberalizza la loro effettuazione, concedendo anche ai laboratori privati di utilizzare kit diversi da quelli della Diasorin, i quali però, nel frattempo, sono stati utilizzati dal 23 aprile scorso dalla Regione per effettuare gli oltre 33mila test regionali finora eseguiti.

La Technogentics, prima che iniziasse questa sperimentazione, aveva chiesto l’intervento di Consob, Anac, Autorithy della Concorrenza e Tar per bloccare il tutto. Secondo la società con sede a Lodi, l’affidamento diretto alla Diasorin rappresenta un indebito aiuto di Stato a un soggetto privato. Stando alle stime della Technogenetic, la commercializzazione dei test potrebbe produrre profitti per almeno un miliardo di euro in due mesi solo in Italia: chiudere il mercato regionale alle altre società che hanno creato test certificati CE rappresenterebbe quindi una decisione illecita. La procedura più corretta avrebbe dovuto essere quella del bando di gara.

Ora la Procura (dopo che il 13 maggio sarà il Tar a pronunciarsi) andrà a fondo della questione con questo fascicolo conoscitivo, valutando se ci sono stati o meno degli illeciti. Va però detto che la decisione della Regione ha causato anche tensioni politiche e mediatiche: singoli comuni e imprenditori si sono infatti opposti al Pirellone, insistendo per potersi rivolgere ad altre realtà per poter effettuare anche loro, su cittadini e lavoratori dipendenti, test di sieroprevalenza privati. Dopo le tante insistenze, la scorsa settimana la Giunta Fontana s’è finalmente detta disponibile ad aprire il “mercato” dei test, ma la delibera è arrivata soltanto oggi, 12 maggio.

Sono arrivate, ovviamente, anche le critiche delle opposizioni in Consiglio regionale: Niccolò Carretta (Lombardi Civici Europeisti), membro della Commissione Sanità, ha affermato che «la notizia sul fascicolo conoscitivo della Procura di Milano è l’ennesima botta alla credibilità della Giunta lombarda. Spero che la fiducia nelle Istituzioni e il morale dei cittadini reggano mentre chi di dovere metterà luce anche su questa situazione; settimane fa avevo chiesto di aprire al mercato, ma il mio appello è rimasto inascoltato e oggi la situazione è questa…». Sulla stessa linea anche il pentastellato Massimo De Rosa: «Purtroppo non siamo sorpresi. L’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Milano è la logica conseguenza del modo in cui Regione Lombardia ha gestito la questione test sierologici, fin dall’inizio. Da cittadino lombardo non posso che esprimere il più profondo rammarico per quella che, nel migliore dei casi, sarà l’incompetenza mostrata dai vertici regionali nel gestire la vicenda. Un’incapacità di amministrare la sanità pubblica, le cui conseguenze finiranno ancora una volta per essere pagate dai cittadini e dalle imprese lombarde».

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