Dolore e zona rossa

Tra le macerie del dopo-Coronavirus, non resti senza risposta una domanda: si poteva evitare tutto questo?

Ci sarebbero stati comunque morti, avremmo comunque pianto dei nostri amici o dei nostri cari, ma non ci saremmo abituati ai cortei funebri dell'Esercito

Tra le macerie del dopo-Coronavirus, non resti senza risposta una domanda: si poteva evitare tutto questo?
31 Marzo 2020 ore 12:25

di Andrea Rossetti (foto di Livio Fornoni: “Livio e Bero nella città deserta”)

Cosa resterà, dopo? Macerie. Umane, sociali, economiche. Il domani fa sempre paura, ma oggi un po’ di più. La luce in fondo al tunnel fatichiamo a vederla e, quand’anche iniziassimo a percepirla con maggior luminosità, certo non cancellerebbe il dolore che ci portiamo dentro. Ma è normale, purtroppo. Si esce sempre cambiati da ciò che travolge e stravolge. Tra queste macerie, però, resterà pure una domanda: si poteva evitare tutto questo?

Alla natura, purtroppo, è difficile porre dei limiti. Non conosce confini e noi non siamo altro che suoi elementi. Eppure è sempre più forte la percezione che si sarebbe potuto evitare che la tragedia diventasse dramma. Che alla paura e ai timori si aggiungessero dolore e rabbia. La non decisione di una zona rossa in Val Seriana è e resta la scheggia che, probabilmente, mai riusciremo a togliere dalla ferita. Ormai non siamo più gli unici a saperlo. Televisioni, giornali, siti nazionali: non è più affare di Bergamo soltanto. Di Alzano, Nembro, di questa terra divenuta un lazzaretto vergognoso dove anche il saluto dignitoso a chi si ne va è stato tolto.

Ci hanno raccontato che, in questa emergenza senza precedenti, sono sempre stati seguiti i suggerimenti degli esperti, degli scienziati. Be’, non è vero: ormai lo sanno tutti che il 2 marzo, a poco più di una settimana dallo scoppio di questa bomba, l’Istituto superiore di sanità, in una nota tecnica, raccomandava l’isolamento immediato e la chiusura, con la creazione di una zona rossa, delle aree di Nembro, Alzano e Orzinuovi (nel bresciano). Risposte: zero. Tre giorni dopo, sempre l’Iss arricchì (come riporta TPI) questa nota tecnica con altre informazioni. Risposte: ancora zero. Né dal Governo né da Regione. Perché anche Regione, come hanno dimostrato Emilia-Romagna e Lazio, avrebbe potuto imporre una zona rossa, sebbene da Palazzo Lombardia abbiano sempre detto che era il Governo a dover decidere. Uno scaricabarile evidente, di cui però, purtroppo, solo i protagonisti conosco la reale portata. Noi possiamo valutarne soltanto le tragiche conseguenze.

La zona rossa avrebbe cambiato qualcosa? Col senno del poi, è facile parlare. È facile dire che sì, i danni sarebbero probabilmente stati limitati, il contagio contenuto. Ci sarebbero stati comunque morti, avremmo comunque pianto dei nostri amici o dei nostri cari, ma non ci saremmo abituati ai cortei funebri dell’Esercito. Avremmo comunque dovuto fare i conti con delle macerie, ma non così grandi e pesanti. Quel che chiediamo è che, quando tutto sarà finito, non si aggiunga a quelle già esistenti anche la maceria del senso di responsabilità. Tutti stiamo pagando il prezzo di errori, nostri e di altri. Un prezzo elevatissimo. Ed è giusto che chi decise di non decidere paghi il suo, di prezzo. Basta una risposta semplice a una domanda semplice: si poteva evitare tutto questo?

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